Responsabilità da “contatto sociale qualificato”: la P.A. è tenuta al rispetto degli obblighi di buona fede e correttezza

In Appalti
Cassazione civile, sezione prima, sentenza n. 25644 del 27/10/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Sabrina Mazzocca

La circostanza che un contratto di appalto sia divenuto inefficace e “tamquam non esset” per effetto dell’annullamento illegittimo dell’aggiudicazione da parte dell’organo di controllo espone certamente la P.A. al risarcimento dei danni per le perdite ed i mancati guadagni subiti dal privato aggiudicatario.
Tale responsabilità non è, tuttavia, qualificabile né come aquilana, né come contrattuale in senso proprio, sebbene a questa si avvicini poiché consegue al “contatto qualificato” tra le parti nella fase procedimentale anteriore alla stipula del contratto.

La Cassazione torna sul tema dell’esatta qualificazione della natura della responsabilità in cui incorre la pubblica amministrazione allorquando, a seguito dell’annullamento illegittimo dell’aggiudicazione, il ricorrente agisca in giudizio per ottenere il risarcimento del danno derivante dalla mancata esecuzione dei lavori, eseguiti da un’altra impresa.

La questione non ha una rilevanza meramente teorica, considerate le importanti conseguenze che da tale qualificazione discendono in punto di disciplina sostanziale e processuale (basti pensare all’onere probatorio e alla disciplina della prescrizione).

Difatti, la Corte d’Appello aveva ritenuto che il diritto al risarcimento si fosse prescritto nel termine quinquennale ex art. 2947 c.c., trattandosi di credito risarcitorio da fatto illecito, e non fosse soggetto al temine di prescrizione decennale, come sostenuto dall’appellante.

La Corte di Cassazione, invece, ritiene erroneo tale assunto, escludendo che la responsabilità in cui incorre la P.A. possa essere qualificata come aquilana, sebbene debba escludersi anche la natura propriamente contrattuale.

È più opportuno dunque qualificarla come responsabilità di tipo contrattuale da “contatto qualificato”, direttamente collegata alla violazione dei doveri di buona fede e correttezza – ex artt. 1175 e 1375 c.c. – nella fase procedimentale che precede la stipula del contratto, ingenerando nel privato l’affidamento incolpevole nella legittimità dell’aggiudicazione.

In conclusione, si può affermare che l’avvio della procedura costituisce un “fatto idoneo” ex art. 1173 c.c. dal quale derivano a carico delle parti non obblighi di prestazione quanto reciproci obblighi di buona fede, protezione ed informazione, con la conseguenza che il termine di prescrizione da applicare è quello decennale ex art. 2946 c.c..

Si aggiunge, infine, che la sentenza della Suprema Corte indaga, altresì, gli effetti che si producono sul giudizio volto al risarcimento del danno qualora sia stata presentato un ricorso innanzi al G.A. finalizzato ad ottenere l’annullamento del provvedimento.

Si ritiene che il venir meno della pregiudiziale amministrativa (art. 30 c.p.a.) abbia comportato che il termine di prescrizione non debba decorrere dal passaggio in giudicato della sentenza di annullamento, quanto piuttosto dal giorno in cui si è verificato l’illecito.
Tuttavia, nel caso di specie, poiché la domanda è stata proposta prima della concentrazione della tutela demolitoria e risarcitoria innanzi al giudice amministrativo (e prima della novella normativa), la si ritiene atta a palesare la volontà della parte di reagire all’iniziativa dell’amministrazione e, per tale motivo, idonea a interrompere il termine di prescrizione dell’azione di risarcimento per tutta la durata del processo.

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