Reati fallimentari: la controversa durata delle pene accessorie previste per il bancarottiere fraudolento

In Diritto penale commerciale
Approfondimento a cura del Dott. Giovanni Sodano

L’articolo 216 del R.D. 16 marzo ’42 n.267 prevede per le ipotesi di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale un trattamento sanzionatorio estremamente severo, comminando la pena della reclusione tra i tre e i dieci anni, che, limitatamente all’ipotesi di cui al terzo comma, si riduce da uno a cinque, fermo restando l’eventuale applicazione della circostanza aggravante di cui all’art. 219, cui conseguirebbe un ulteriore esponenziale inasprimento della sanzione irrogata.

In forza del rinvio previsto dall’articolo 223, la medesima disciplina trova applicazione anche in relazione alle fattispecie di bancarotta fraudolenta societaria, creando, attesa la diversa carica offensiva rispetto alle figura criminosa prevista dall’art. 216, un’evidente ed irragionevole uniformità di trattamento.

Accanto alla pena della reclusione, la legge fallimentare prevede che il bancarottiere sia altresì condannato alla sanzione accessoria dell’inabilitazione dall’esercizio di un’impresa commerciale e dell’interdizione dall’esercizio degli uffici direttivi presso qualsiasi impresa per la durata di dieci anni in caso di bancarotta fraudolenta, o fino a due anni laddove si tratti della più lieve ipotesi di bancarotta semplice. Sul punto va sottolineato come, stante l’apparente chiarezza del tenore letterale delle disposizioni in esame, tra gli operatori del settore non vi sia affatto uniformità di vedute circa l’applicabilità o meno alle ipotesi di bancarotta fraudolenta dell’art. 37 del Codice penale, che, com’è noto, consente al giudice di attribuire alle pene accessorie temporanee, ove la legge non disponga alcunché in merito, una durata pari a quella inflitta per la pena principale[1].

Secondo l’opinione di taluni[2], il Legislatore del ’42 si è limitato a stabilire esclusivamente la durata massima delle pene accessorie previste per il bancarottiere, per cui non vi vede ragione alcuna che osti all’applicazione dell’art. 37 c.p. al caso di specie. Questa soluzione sembrerebbe, tenuto conto della notevole pervasività della tipologia di sanzioni accessorie previste, la soluzione senza dubbio più consona al dettato costituzionale ed in special modo al finalismo rieducativo cui nel nostro ordinamento deve tendere la pena. In secondo luogo, si sottolinea, altresì, come una diversa conclusione finirebbe coll’avallare una manifesta violazione del principio di uguaglianza, giacché la durata delle sanzioni accessorie da comminarsi per le prime due ipotesi disciplinate dall’art. 216 verrebbe ad essere la medesima anche per quella di cui al terzo comma, stante la diversa cornice edittale prevista per la pena principale.

Diversamente, secondo un orientamento più recente[3], la formula utilizzata dal Legislatore per indicare la durata delle pene accessorie da irrogarsi nei confronti del bancarottiere fraudolento non sembrerebbe lasciare spazio alcuno alla regola di cui all’art. 37 c.p., come di fatto può evincersi

altresì dal tenore letterale dell’ultimo comma dell’art. 217 che prevede espressamente la possibilità di quantificare il trattamento sanzionatorio de quo ‹‹fino a due anni››.

Il dibattito tra le due diverse opzioni ricostruttive è giunto sino all’attenzione della Corte Costituzionale, pronunciatasi sulla questione con la sentenza n. 134 del 2012 con la quale ha dichiarato la questione inammissibile in virtù della manifesta impraticabilità di una sentenza additiva, tenuto conto della non vincolatività della specifica addizione richiesta.

Tuttavia, la Corte ha comunque auspicato che il Legislatore intervenga quanto prima per fare chiarezza su un punto che continua a costituire oggetto di dibattito in giurisprudenza, come testimoniato da una recente pronuncia della Suprema Corte[4], che, pur senza prendere espressamente posizione in proposito, pare aver accolto i dettami dell’orientamento più rigoroso in materia. evidenziando come non la previsione di una sanzione accessoria in misura fissa non leda alcuna prerogativa costituzionalmente rilevante.

Tuttavia, a nostro modesto avviso, questa conclusione ci sembra tutt’altro che condivisibile dal momento che, malgrado la scelta apprezzabile di rispettare fedelmente la littera legis, permangono quei dubbi di costituzionalità cui si accennava sopra e che possono essere superati solo in sede di riforma o attraverso un intervento incisivo della Corte Costituzionale.

Da questo punto di vista, avveduta dottrina[5] ha messo in evidenza come la caducazione dell’art. 216.4 l. Fall. non determinerebbe alcun vuoto normativo, attesa l’applicabilità dell’art. 32 bis c.p. che pure prevede l’interdizione dall’esercizio di uffici direttivi presso qualunque impresa da quantificarsi in base ai criteri di cui all’art. 37 c.p. Tuttavia, com’è noto la disposizione non prevede alcunché in ordine al divieto di esercizio di un’attività imprenditoriale, per cui, in caso di dichiarazione di illegittimità dell’art. 216 comma 4, potrebbe tutt’al più applicarsi l’art. 30 c.p. che prevede l’interdizione dall’esercizio di un’arte o una professione.

[1] Per una sintesi delle posizioni a riguardo PIETRO CHIARAVIGLIO, Quale la durata delle pene

accessorie per il bancarottiere fraudolento?”, nota a Cass. pen., sez. V, 19 Agosto 2014, in Dir. pen.

cont., 2014.

[2] Cfr. sul punto, Cass. pen., sez. V, 20.10.1981 n. 10266, rv. 150989; Cass. pen., sez. V, 26.11.1986

  1. 2205, rv. 175171; Cass. pen., sez. V, 22.01.2010 n. 9672, rv. 246891; Cass. pen., sez. V,

02.03.2010 n. 13579, rv. 246712; Cass. pen., sez. V, 31.03.2010 n. 23720, rv. 247507; Cass. pen., sez.

V, 16.02.2012 n. 23606, rv. 252960.

[3] Cfr. sul punto Cass. pen., sez. V, 30.05.2012 n. 30341, rv. 253318; Cass. pen., sez. V, 20.09.2012

  1. 42731, rv. 254736; Cass. pen., sez. V, 31.01.2013 n. 11257, rv. 254641; Cass. pen., sez. V,

18.10.2013 n. 51526, rv. 258665; Cass. pen., sez. V, 18.10.2013 n. 628, rv. 257947; Cass. pen., sez.

V, 10.06.2014 n.41035, rv. 260495.

[4] Cass. pen., sez. V, ud. 19.9.2014 (dep. 9.12.2014), n. 51095, Pres. Savani, Rel. Positano

[5] PIETRO CHIARAVIGLIO, Quale la durata delle pene accessorie per il bancarottiere fraudolento?”,

nota a Cass. pen., sez. V, 19 Agosto 2014, cit., p. 3.

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