Provvedimenti interdittivi e continuità nella governance societaria

In Diritto amministrativo
Consiglio di Stato, sezione terza, sentenza n.441 del 02/02/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Susanna Trino

La circostanza che il socio di maggioranza muova le leve della gestione sociale non esclude ex se che il socio di minoranza non possa avere alcuna influenza, quanto meno di fatto, sulla conduzione dell’impresa, specie se si tratta di una compagine sociale assai ristretta, a base familiare, il cui capitale è detenuto da soli due soci, uno di maggioranza e l’altro di minoranza.

Il Consiglio di Stato, sezione terza, con provvedimento n. 441 del 2 febbraio 2017 si è pronunciato sulla controversia instaurata tra la Prefettura di Verona e una società in liquidazione, la quale aveva impugnato l’informativa antimafia emessa il 9 settembre 2015 dalla Prefettura nei suoi confronti.

Il Consiglio di Stato – riformando la pronuncia emessa dal T.A.R. per il Veneto che dichiarava l’annullamento del provvedimento interdittivo de quo – ha abbracciato la tesi sostenuta dall’Amministrazione.

Infatti, il Consiglio stesso ha evidenziato come la circostanza che – a seguito dell’omicidio del socio di maggioranza della società in questione – la quota societaria fosse stata acquisita dai membri della  famiglia del defunto, non esclude a priori la continuità nella gestione aziendale; continuità che permetterebbe di riverberare sugli attuali soci-amministratori della società il provvedimento interdittivo antimafia emanato dalla Prefettura nei confronti della precedente compagine sociale.

Nel provvedimento del Consiglio di Stato si sottolinea come il profilo dei soci che si sono succeduti nel tempo (tutti appartenenti alle famiglie dei soci originari), la continuità dei rapporti, le frequentazioni (dipendenti che si accompagnano con noti mafiosi locali), nonché la contiguità della famiglia con clan mafiosi, siano tutte circostanze che confermano la gestione di matrice mafiosa della società e, giustificano, pertanto, l’adozione del provvedimento interdittivo da parte della Prefettura di Verona, soprattutto alla luce dell’inquadramento della nuova governance societaria come erede diretta e continuatrice della precedente, riconducibile, peraltro, allo stesso nucleo familiare.

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