Il procedimento da sovraindebitamento previsto dalla l. 3/2012  

In Fallimentare
Tribunale di Prato, dott.ssa Maria Novella Legnaioli, decreto del 16/11/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Lorenzo Mariconda

Il decreto in commento, emesso dal Tribunale di Prato il 16 novembre 2016, rappresenta un ottimo spunto per fare chiarezza sulla procedura da sovraindebitamento, introdotta con la l. 3/2012, definita anche come “Legge Salva-Suicidi”.

Tale disposizione, infatti, permette ai consumatori ed agli imprenditori che non sono ammessi alle procedure concorsuali previste dal nostro ordinamento, di formulare un piano di ristrutturazione dei debiti, in modo tale da rendere possibile il pagamento nei limiti di quanto vi sia realmente nella loro disponibilità economica. Addirittura, con l’ultima modifica intervenuta nel 2015, ad alcune condizioni, come ad esempio la collaborazione costante del debitore nel soddisfacimento delle pretese creditorie, l’art. 14- terdecies prevede persino l’esdebitazione, ovvero la liberazione da tutte le passività.

Nel caso di specie, viene, però, in esame un decreto che appartiene ad una procedura alternativa rispetto al piano di ristrutturazione dei debiti, vale a dire la liquidazione dei beni. Infatti, ai sensi dell’art. 14- ter, il debitore può richiedere la liquidazione di tutti i suoi beni, sempre preceduta dalla relazione dell’organismo di composizione della crisi, che attesti la sussistenza dei requisiti di ammissibilità della richiesta.

Il primo presupposto è la non assoggettabilità dell’imprenditore alle procedure concorsuali: nella fattispecie che qui interessa, pur evidenziando il Tribunale che la richiesta provenisse da soggetto sottoposto all’art. 147 l. fall (secondo cui la sentenza di fallimento di una società di persone comporta il fallimento dei soci, anche se non persone fisiche, illimitatamente responsabili), tale evenienza non rappresenterebbe elemento ostativo all’applicazione della legge 3/2012.

Ad esso si aggiunga, come sottolineato dal giudice, che la procedura di liquidazione non deve essere stata utilizzata nei 5 anni precedenti, che sia allegata la relazione relativa alle solvibilità e incapacità del debitore, e che la documentazione prodotta permetta di ricostruire la situazione economica e patrimoniale del debitore.

Verificata la presenza di tali requisiti, nonché dell’assenza di atti in frode ai creditori negli ultimi cinque anni, il giudice dichiara aperta la liquidazione con il presente provvedimento, a cui si applicano le disposizioni di cui all’art. 737 c. p. c., con la possibilità di proporre reclamo al collegio.

Con il decreto in oggetto, ex art. 14- quinquies, viene nominato il liquidatore, che presenterà un programma di liquidazione e avrà l’amministrazione dei beni ad essa appartenenti. Inoltre il giudice dispone che durante la procedura non possano essere avviate o proseguite azioni cautelari, esecutive, né di acquisizione di prelazioni da parte di creditori con titolo anteriore sui beni oggetto della liquidazione; ordina, infine, la trascrizione e pubblicazione del provvedimento.

Ultima particolarità del provvedimento in commento è la precisazione dell’entità dei crediti esclusi dalla liquidazione: essi sono previsti dall’art. 14- ter, co. 6, lett. b) della legge 3/2012, ma qui, in particolare si fa riferimento a quei crediti relativi agli alimenti e al mantenimento del ricorrente e della sua famiglia. Nel caso di specie, sono computati nella misura pari all’attuale stipendio del debitore, da ritenersi comunque inferiore alla soglia Istat relativa al mantenimento di nuclei familiari analoghi a quello di cui ci si occupa.

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