PRIVACY: Telecom Italia sanzionata per aver ricontattato gli ex utenti senza il consenso degli stessi

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Redatto dal dott. Marco Raimondi

Il caso in questione ha ad oggetto l’ennesimo provvedimento che il Garante per la protezione dei dati personali ha irrogato nei confronti di Telecom Italia S.p.A. per l’illiceità della campagna promozionale posta in essere.

Già nel 2016, con il provvedimento n. 275, il Garante aveva sanzionato Telecom Italia S.p.A. per la medesima attività. La campagna a cui si fa riferimento è quella denominata “recupero consenso” che aveva l’intento di acquisire il consenso al trattamento dei dati personali per finalità promozionali di coloro che non lo avevano mai reso ovvero che lo avevano revocato. Destinatari della campagna erano tutti gli ex-clienti di Tim S.p.A. che non avevano prestato il consenso all’utilizzo dei propri dati per finalità promozionali.

La campagna “recupero consenso” si è svolta nel 2015 ed ha comportato l’utilizzo dell’intera base di dati dei clienti cd. “cessati e non consensati”, pari a circa 2.000.000 di anagrafiche.

Tramite l’attività istruttoria svolta dall’Autorità, è stato appurato che la società ha effettuato operazioni di trattamento, finalizzate allo svolgimento di attività promozionali, in violazione della disciplina rilevante in materia di protezione dei dati personali e con particolare riferimento alla mancanza di consenso degli interessati. Peraltro, tale campagna ha preso luogo in violazione delle prescrizioni dettate dall’Autorità nei suoi confronti con il provvedimento con il provvedimento del 30 maggio 2007.

Il provvedimento imponeva a Telecom Italia di adottare «le misure necessarie per rendere il trattamento dei dati conforme alle disposizioni vigenti per ciò che concerne, specificamente, la possibilità di effettuare chiamate di carattere pubblicitario, promozionale o commerciale solo nei confronti di soggetti per i quali risulti documentato in modo adeguato il preventivo consenso informato rispetto al contatto telefonico […]».

Telecom Italia, proponendo ricorso avverso la sentenza sopra citata del 2016, presso il Tribunale civile di Milano, ha presentato le proprie memorie difensive che concentrano la loro attenzione sulla diversa interpretazione da attribuire all’attività posta in essere. Gli avvocati della compagnia telefonica leader in Italia, infatti, sostengono che Telecom Italia ha ricontattato gli ex utenti non per pubblicizzare un prodotto o un’offerta ma per accertarsi che, in seguito al trascorrere di un lungo periodo di tempo, gli utenti non avessero cambiato idea e fossero ancora convinti di non voler rendere il consenso al trattamento dei dati personali per finalità commerciali.

A sostegno di ciò gli avvocati hanno riportato i dati finali di tale campagna, che ha visto circa 280.000 clienti contattati “cambiare idea” e prestare il proprio consenso. Affermare, come di fatto fa il provvedimento del Garante, che è sempre e comunque vietata una attività, tramite contatto telefonico, finalizzata alla sola verifica della volontà di un utente di cambiare idea, e manifestare un consenso che precedentemente era stato negato, significa quindi estendere il concetto stesso di attività “promozionale” o “con finalità promozionali” ben oltre il suo ben delineato perimetro normativo”.

La difesa di Telecom Italia conclude precisando che gli utenti contattati non sono stati 2 milioni, come afferma il Garante, ma 400 mila e di questi, 280 mila ha prestato il consenso.

Il Garante controbatte ricordando innanzitutto che il ricorso in opposizione avverso il Provvedimento del Garante n. 275 in data 22 giugno 2016, è stato rigettato dal Tribunale di Milano, sezione prima civile in composizione monocratica, con sentenza n. 5022/2017 del 5 maggio 2017.

Continua affermando che l’attività promozionale o commerciale è stata posta in essere perché le nuove offerte di Telecom, alla cui comunicazione l’utente è invitato a dare il consenso all’inizio della chiamata, sono sin da subito qualificate come “più interessanti rispetto a quando era nostro cliente”, affermazione di evidente contenuto promozionale.

Ma soprattutto, Telecom ha effettuato il trattamento di un dato (l’utenza telefonica) che la volontà dell’utente gli ha espressamente vietato di trattare.

Il principio cardine che Telecom Italia ha violato è che “qualunque trattamento di dati personali, indipendentemente dalla sua natura promozionale o meno, svolto da soggetti privati, deve essere effettuato previa acquisizione di un valido consenso ai sensi dell’art. 23 del Codice ovvero in presenza di una delle condizioni in base alle quali il consenso può non essere acquisito, indicate nel successivo art. 24”.

Punto centrale dell’accusa del Garante è l’affermazione che “l’aver qualificato i soggetti che dovevano essere contattati nell’ambito della campagna “recupero consenso” come “cessati e non consensati” costituisce la prova che Telecom ha svolto dei trattamenti di dati personali nei confronti di interessati che non avevano rilasciato il consenso previsto dall’art. 23 del Codice e verso i quali la società non poteva opporre alcuna delle condizioni in base alla quali il consenso può non essere acquisito, in particolare quella indicata nell’art. 24, comma 1, lett. b), del Codice (trattamenti effettuati per l’esecuzione di un contratto di cui è parte l’interessato)”.

Per le ragioni sopra esposte il Garante per la protezione dei dati personali ha ritenuto opportuno condannare Telecom Italia S.p.A. per la violazione prevista dall’art. 162, comma 2-bis, del Codice, per aver trattato dati personali finalizzati alla realizzazione di contatti telefonici a carattere promozionale, senza aver acquisito dagli interessati il prescritto consenso ai sensi degli artt. 23 e 130 del Codice e per la violazione prevista dall’art. 162, comma 2-ter, del Codice, per non aver dato adempimento alle prescrizioni del Garante con il provvedimento del 30 maggio 2007 (violazione per la quale la società ha provveduto al pagamento della sanzione in misura ridotta).

L’ammontare totale della sanzione corrisponde ad euro 840.000.

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