PRIVACY: diritto alla riservatezza e contratti collegati

In Privacy
Cassazione civile, sezione terza, sentenza n.1655 del 29/01/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Sabrina Mazzocca

Non è richiesto il consenso al trattamento dei dati personali nellambito dei contratti collegati qualora il trattamento in questione sia necessario per la corretta esecuzione del rapporto contrattuale, in ossequio ai doveri di correttezza e informazione gravanti sulle parti.

La giurisprudenza di legittimità è stata chiamata a pronunciarsi sulla questione del trattamento dei dati personali nell’ambito dei contratti di credito al consumo, a seguito dell’azione di risarcimento proposta da un consumatore nei confronti della società di finanziamento a causa della comunicazione del suo stato di morosità al fornitore del bene e ad un collaboratore del suo studio professionale, indicato come residenza nel contratto di finanziamento.

Nel caso di specie, il Tribunale di Milano aveva respinto la domanda, evidenziando che i dati oggetto di comunicazione non erano qualificabili come sensibili bensì personali ex art. 4 lett. b del Codice della privacy.

In particolare, il Tribunale meneghino ha precisato che è ravvisabile una lesione del diritto alla riservatezza solo qualora i dati siano comunicati a terzi ma, nel caso in esame, da un lato, il fornitore del bene era parte del contratto, dall’altro, era stato lo stesso consumatore ad indicare il suo studio come residenza, comportamento che sottintendeva la legittimazione dei suoi collaboratori a ricevere comunicazioni in sua vece.

La Cassazione si allinea alla decisione del giudice di prime cure, ritenendo infondato il motivo di ricorso basato sulla violazione e falsa applicazione degli artt. 11 e 15 D.Lgs. n.196/93, con cui il ricorrente censura l’errore in cui sarebbe incorso il Tribunale, qualificando come contratti collegati il contratto di finanziamento e quello di vendita del bene.

Difatti, stando a quanto si legge nella motivazione della sentenza, è possibile rinvenire l’addentellato normativo di quanto affermato dalla giurisprudenza di merito nell’art. 121 lett. d) del Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia.

Secondo la definizione del TUB, difatti, è possibile ravvisare un collegamento negoziale ex lege nel caso in cui il finanziatore si avvalga del fornitore del bene o del prestatore del servizio per promuovere o concludere il contratto o nel caso in cui il bene o il servizio siano espressamente individuati nel contratto di credito (circostanze non contestate dal ricorrente).

Una volta affermato il collegamento tra il contratto di finanziamento e quello di vendita del bene e riconosciuta la qualifica di parte del fornitore, è lo stesso Codice della privacy a superare il consenso del titolare al trattamento dei dati personali mediante la previsione di cui all’art. 24 lett. b), ossia nel caso in cui il trattamento sia necessario per eseguire obblighi derivanti da un contratto del quale è parte linteressato o per adempiere, prima della conclusione del contratto, a specifiche richieste dellinteressato.

Si afferma così che, nell’ottica di una leale collaborazione tra le parti, improntata alla buona fede e alla correttezza, non può non venire in rilievo un obbligo informativo (definito più correttamente da un autorevole dottrina – Bianca – “di avviso”), consistente nel dovere di mettere a disposizione degli altri paciscenti le informazioni più rilevanti per l’esecuzione del contratto.

 

 

 

 

 

 

 

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