PRIVACY: in caso di risarcimento danni il Giudice non è vincolato dai provvedimenti già adottati dal Garante privacy

In Privacy
  Cassazione civile, sezione terza, sentenza n.13151 del 25/05/2017 [Leggi provvedimento
Redatto dall’Avv. Antonino Topa

Il provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali, che abbia accertato l’illegittimità della raccolta e della diffusione di determinati dati personali e che non sia stato opposto ai sensi degli artt. 151 e 152 del d.lgs. n. 196 del 2003 (cd. “codice della privacy”), mai può acquistare un’efficacia (equiparabile a quella) di cosa giudicata nel separato giudizio che l’interessato abbia successivamente instaurato, dinanzi all’autorità giudiziaria ordinaria, per ottenere il risarcimento dei danni asseritamente provocatigli dalla lesione del diritto alla riservatezza ed alla protezione di quei dati, atteso che la natura amministrativa dell’organo e del relativo procedimento non pone il Garante in una posizione di terzietà assimilabile a quella assicurata dal giudice nel processo.

La vicenda trae origine da una captazione e diffusione di una telefonata illegittima, il cui testo era stato interamente pubblicato da parte di un giornale sulla propria testata ed in seguito anche sul relativo sito internet, in formato audio. La telefonata conteneva informazioni relative all’orientamento politico dei soggetti coinvolti, perciò dati sensibili ai sensi dell’art. 4 del d.lgs. n. 196/2003 (codice della privacy), per il cui legittimo trattamento è necessario sia il consenso dell’interessato, sia l’autorizzazione preventiva del Garante per la protezione dei dati personali.

Adiva il Garante uno dei due soggetti coinvolti, ottenendo un provvedimento che inibiva la divulgazione dei predetti dati, illegittimamente raccolti e pubblicati.

Successivamente, veniva proposta domanda di risarcimento danni subiti dai soggetti interessati dinanzi i tribunali di merito (Tribunale ed in sede di gravame Corte d’Appello), i quali rigettavano le richieste risarcitorie, sull’assunto dell’insussistenza dei presupposti per configurare una diffamazione a mezzo stampa, in forza di un bilanciamento dei contrapposti interessi tra diritto di cronaca e diritto alla riservatezza e concludevano per la legittimità della pubblicazione.

Il soccombente proponeva ricorso per Cassazione avverso tale sentenza chiedendo che il “giudicato” favorevole, ottenuto dal Garante, potesse estendere la sua efficacia in sede di giudizio civile.

L’iter logico-giuridico seguito dalla Corte, nel rigettare il ricorso principale, si è sviluppato lungo una direttrice unica, che ha tenuto debitamente in considerazione quanto affermato dai giudici dei gradi precedenti ed anzi ne ha riconfermato le statuizioni, in linea con “un orientamento assolutamente consolidato di questa Corte”.

La Cassazione ha escluso, in primis, il carattere diffamatorio della condotta posta in essere dal giornale, in seguito, ha escluso parimenti l’applicazione del principio dell’alternatività delle tutele tra il ricorso al Garante e la richiesta risarcitoria all’autorità giudiziaria ordinaria, richiamando precedenti giurisprudenziali sul punto (Cass. n. 19534/2014; Cass. n. 6775/2016): detto principio, fissato dall’art. 145, II e III co., codice privacy, opererebbe solo in caso in cui le domande si riferissero alle stesse parti ed avessero identico oggetto; nel caso di specie, per converso, la Corte ha rilevato una causa petendi ed un petitum dell’azione risarcitoria sostanzialmente diversi, facendo valere per essa la riserva esclusiva di giurisdizione ordinaria, ai sensi della quale la cognizione della materia risarcitoria sarebbe affidata unicamente all’autorità del giudice ordinario.

La Cassazione ha poi ribadito la natura amministrativa del Garante e del relativo procedimento, la quale non pone l’organo in questione nella stessa posizione di terzietà assicurata del pari dal giudice ordinario nel processo civile. L’Autorità Garante sarebbe soltanto competente infatti all’emanazione di provvedimenti di natura preventiva, volti a far cessare il trattamento illegittimo dei dati sensibili da parte dei trasgressori.

In breve, la Suprema Corte, con la pronuncia in commento, dopo aver escluso l’applicazione del principio dell’alternatività delle tutele tra il ricorso al Garante e la richiesta risarcitoria all’autorità giudiziaria ordinaria, ha ribadito un principio di autonomia ed indipendenza tra i due procedimenti e conseguentemente tra i provvedimenti che ne scaturiscono.

Sebbene si possano riconoscere compiti “paragiurisdizionali” affidati ad un organismo Garante, questi, in difetto di una condizione imprescindibile di sussistenza di un potere propriamente giudiziale, prima fra tutte ove non bastasse, la terzietà dell’organo medesimo, non può statuire di diritto circa le domande risarcitorie. Ove chiamato a statuire sulla legittimità della raccolta e diffusione dei dati, il relativo provvedimento, non opposto ai sensi degli artt. 151 e 152 d.lgs. n. 196/2003, quindi, non potrà mai acquistare efficacia equiparabile a quella di cosa giudicata nel separato giudizio instaurato dall’interessato dinanzi l’autorità giudiziaria ordinaria per ottenere il risarcimento danni.

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