PRECETTO: non è nullo se nel titolo esecutivo è stata errata la data di nascita del debitore

In Processo esecutivo
Cassazione civile, sezione terza, sentenza n.3775 del 14/02/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dall’Avv. Claudia Simonetti

“L’inesatta indicazione in sentenza di dati anagrafici di alcuna delle parti, quali il luogo e la data di nascita, costituisce errore materiale, emendabile attraverso la procedura stabilita dagli artt. 287 e 288 cod. proc. civ., qualora l’erronea iscrizione di tali dati non determini incertezze riguardo al contenuto della decisione ed alle parti del rapporto processuale, cui essa si riferisce”.

Questo il principio di diritto affermato dalla Cassazione civile, sezione terza, con sentenza n. 3775/2017 del 14/02/2017.

La vicenda trae origine dal ricorso proposto da un creditore avverso la decisione con cui il Giudice di prime cure, dopo aver riscontrato una discordanza tra il soggetto indicato nel precetto e quello indicato nel titolo esecutivo di cui si minacciava l’esecuzione, dichiarava la nullità del precetto stesso, proprio a causa di detta irregolarità.

In particolare, il ricorrente denunciava, da un lato, l’erroneità della sentenza anche alla luce di una interpretazione sistematica delle norme processuali, che giammai prevedono la nullità di un atto del processo a causa della erronea indicazione della data di nascita di una delle parti, dall’altro, la violazione del principio di tassatività delle nullità processuali, sancito dall’art. 156, comma 1, c.p.c..

Ebbene, la Suprema Corte, chiamata a pronunciarsi sul caso de quo, ha ritenuto fondato il ricorso affermando il principio secondo cui “L’inesatta indicazione in sentenza di dati anagrafici di alcuna delle parti, quali il luogo e la data di nascita, costituisce errore materiale, emendabile attraverso la procedura stabilita dagli artt. 287 e 288 cod. proc. civ., qualora l’erronea iscrizione di tali dati non determini incertezze riguardo al contenuto della decisione ed alle parti del rapporto processuale, cui essa si riferisce”.

I giudici di legittimità hanno ritenuto palesemente errata la sentenza impugnata atteso che il vizio denunciato, proprio perché non comportante alcuna nullità della sentenza (non prevista da alcuna norma e quindi non pronunciabile in base al principio della tassatività delle nullità processuali, sancito dall’art. 156, comma 1, c.p.c., salvo quanto si dirà al par. 2.3), ma una mera irregolarità, peraltro emendabile (ed emendata), non avrebbe mai potuto riverberarsi – invalidandolo – sul precetto.

In tal senso, la Suprema Corte ha infatti evidenziato come l’art. 480, comma 2, c.p.c., preveda gli elementi che il precetto deve necessariamente contenere, a pena di nullità; tra questi figura l’indicazione delle parti.

Tale requisito deve ritenersi insussistente quando detta indicazione sia stata del tutto omessa o sia tale da generare assoluta incertezza al riguardo.

Tuttavia, nella fattispecie de qua, tale requisito non era stato in alcun modo posto in discussione quale vizio proprio del precetto (che infatti identificava con esattezza la debitrice esecutata).

Alla luce di ciò, la Suprema Corte, ritenuta non condivisibile ed anzi palesemente errata la decisione del giudice di prime cure, ha accolto il ricorso e cassato la sentenza impugnata evidenziando come l’erronea data di nascita del debitore nel titolo esecutivo è un errore materiale che non comporta la nullità del precetto, a meno che non sia causa di incertezza sul contenuto della decisione e sulle parti del rapporto processuale.

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