PRECETTO: illegittima la notifica prima della scadenza del termine ad adempiere indicato nell’ordinanza di assegnazione

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezione terza, sentenza n.2724 del 02/02/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Marco Noceta

“Poiché l’ordinanza di assegnazione di crediti, resa ai sensi dell’art. 553 c.p.c., acquista efficacia di titolo esecutivo nei confronti del terzo assegnato solo dal momento in cui sia portata a conoscenza di questi o dal momento successivo a tale conoscenza che sia specificamente indicato nell’ordinanza stessa, è illegittima l’intimazione, col precetto notificato prima di tale momento, del pagamento di spese o competenze o compensi diversi ed ulteriori rispetto a quanto indicato nell’ordinanza”.

Questo il principio di diritto affermato dalla Suprema Corte di Cassazione, sezione terza, con sentenza n. 2724/2017, in ordine alla esecutività dell’ordinanza di assegnazione ex art. 553 c.p.c.

Nel caso in esame, a seguito di un procedimento di espropriazione presso terzi dinanzi il Tribunale di Roma, il creditore procedente notificava al terzo debitore l’ordinanza di assegnazione, comprensiva delle somme vantate e dei compensi legali, unitamente all’atto di precetto.

Ciò, evidentemente, con aggravio di ulteriori somme nei confronti del terzo pignorato, ed in violazione del termine dilatorio previsto per l’adempimento spontaneo del medesimo, fissato dal Giudice in giorni venti dalla notifica dell’ordinanza.

Ritenendo non satisfattivi gli importi ricevuti, il creditore intentava una nuova procedura esecutiva nei confronti dell’istituto di credito pignorato, all’esito della quale il G.E., ritenendo fondata l’opposizione ex art. 615 c.p.c., sospendeva l’esecuzione e rimetteva le parti davanti il Giudice di Pace, competente per valore.

Quest’ultimo accoglieva l’opposizione della Banca, sulla base dell’illegittimità del precetto in mancanza di idoneo titolo esecutivo, e, all’esito del gravame proposto dal creditore, il Tribunale adito rigettava l’impugnazione, qualificando contraria a correttezza e buona fede la condotta del medesimo, sia per contrasto col termine per adempiere fissato al terzo nella stessa ordinanza azionata, inconciliabile con la facoltà di intimare precetto prima della sua scadenza, sia per la posizione del terzo pignorato, ignaro della sorte del processo esecutivo e altrimenti vittima di un abuso del processo.

Proposto ricorso per Cassazione, la Suprema Corte, con la sentenza citata, ha ribadito l’orientamento già precedentemente esposto secondo cui: “in tema di esecuzione mobiliare presso terzi, l’ordinanza con la quale il giudice dell’esecuzione, ai sensi dell’art. 553 c.p.c., assegna in pagamento al creditore procedente la somma di cui il terzo pignorato si è dichiarato debitore nei confronti del debitore espropriato, costituisce titolo esecutivo nei confronti del terzo ed a favore dell’assegnatario, ma acquista tale efficacia soltanto dal momento in cui sia portata a conoscenza del terzo assegnato o dal momento successivo a tale conoscenza che sia specificamente indicato nell’ordinanza di assegnazione” (Cass. sent. n. 9390/2016).

Partendo da tale premessa, il Supremo Consesso ha quindi ritenuto che, soltanto a partire da tale momento, l’ordinanza di assegnazione acquista efficacia esecutiva, riconoscendo prima della scadenza di tale termine il difetto di esecutività del provvedimento medesimo, con conseguente sospensione anche del potere di agire in executivis in capo al creditore, al quale non spetta la facoltà di richiedere spese o compensi per il precetto notificato nel medesimo intervallo.

Tale ragionamento è diretto a garantire “l’effettività della tutela della facoltà concessa al nuovo debitore, il terzo assegnato, di adempiere spontaneamente, senza aggravio della sua posizione – già peculiare in quanto originariamente estraneo ai rapporti di debito e credito tra i soggetti effettivamente interessati – e dei relativi oneri e spese e così evitando un uso improprio – se non un abuso – del processo esecutivo di moltiplicazione indebita di spese e competenze e compensi – e quindi di locupletazione – a danno di soggetti ignari o incolpevoli.”

In ossequio a quanto esposto, la Corte di Cassazione ha concluso ritenendo che il precetto notificato unitamente all’ordinanza di assegnazione ex art. 553 c.p.c., senza che sia stato preceduto dalla comunicazione del titolo al terzo pignorato, configura un abuso del processo nei confronti di quest’ultimo, da ritenersi non ancora inadempiente, con la conseguente inapplicabilità dell’art. 95 c.p.c. in relazione alle spese per il precetto.

 

 

 

 

 

 

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