È possibile regolarizzare un abuso edilizio?

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È possibile regolarizzare un abuso edilizio?

L’Italia, più di altri paesi, è stata oggetto di forti speculazioni edilizie che hanno portato alla costruzione contra legem di interi quartieri e fabbricati industriali.

La realizzazione di tali opere e costruzioni, senza le opportune licenze ed autorizzazioni, rappresenta un abuso e può avere differenti implicazioni.

In primis, sul piano strettamente economico, l’abuso è sanzionato con il pagamento di una sanzione amministrativa, molto spesso di importo anche abbastanza ragguardevole. Ma non solo.

Il T.U. dell’edilizia, salvo che l’abuso edilizio non costituisca un reato penalmente più grave e fermo restando le sanzioni amministrative di rimessa in ripristino, sono previste anche sanzioni penali (art.44 dpr 380/01):

  • Inosservanza di norme, prescrizioni e modalità esecutive nonchè dai regolamenti edilizi, dagli strumenti urbanistici e dal permesso di costruire: ammenda fino a 10329 euro;
  • Opere in totale difformità o assenza del permesso di costruire o di prosecuzione degli stessi nonostante l’ordine di sospensione: arresto fino a due anni e l’ammenda da 5.164 a 51.645 euro;
  • Lottizzazione abusiva di terreni a scopo edilizio: arresto fino a due anni e ammenda da 15493 a 51645 euro; la stessa pena si applica anche nel caso di interventi edilizi nelle zone sottoposte a vincolo storico, artistico, archeologico, paesistico, ambientale, effettuata con variazione essenziale, in totale difformità o in assenza del permesso di costruire.

In alcuni casi specifici, (es. costruzione in assenza di permesso edilizio), la conseguenza dell’abuso è la demolizione dell’opera.

In quanto tempo si prescrive un abuso edilizio?

Il reato di abuso edilizio è soggetto a prescrizione, con due distinti termini:

  • 4 anni dal compimento dell’illecito, in assenza di atti interruttivi della prescrizione (sono atti interruttivi tutti gli atti del procedimento penale);
  • 5 anni dal compimento dell’illecito, in caso di intervento di atti interruttivi.

È bene precisare che il reato si considera compiuto nel momento in cui cessa l’attività del costruire, e l’attività criminosa si è protratta fin dall’avvio dei lavori. È da questo momento che decorreranno i termini di prescrizione qualora non sia intervenuta alcuna Autorità.

Da un punto di vista amministrativo, invece, l’abuso edilizio è imprescrittibile: indipendentemente dallo scorrere del tempo, l’opera abusiva potrà subire in ogni momento le sanzioni irrogabili dall’Autorità competente. In particolare, ciò che in concreto può accadere è che venga ordinata la demolizione dell’opera.

Quale strumento offre l’ordinamento italiano per evitare che ciò accada?

Dapprima va precisato che non tutti gli abusi edilizi possono esser sanati. Solo quelli per i quali è possibile dimostrare la doppia conformità dei lavori.

Per doppia conformità si intende che i lavori edili compiuti abusivamente devono risultare conformi a:

  1. la disciplina urbanistica ed edilizia vigente al momento della sua realizzazione. In altre parole, se invece di realizzarla abusivamente avessi, a suo tempo, chiesto al comune il permesso di costruirla, questo mi sarebbe stato rilasciato, trattandosi di intervento conforme alla disciplina nazionale urbanistica ed edilizia nazionale e locale all’epoca vigente.
  2. la disciplina urbanistica ed edilizia vigente al momento della presentazione della domanda di accertamento di conformità. In altre parole, se ora richiedessi al comune il permesso di costruire un’opera identica a quella che a suo tempo ho realizzato abusivamente, questo mi verrebbe rilasciato, trattandosi di intervento conforme alla disciplina nazionale urbanistica ed edilizia nazionale e locale ora vigente.

Per regolarizzarsi, è necessario presentare una richiesta di Permesso di Costruire che ha la peculiarità di dover dimostrare, appunto, la doppia conformità.

Una volta presentata la richiesta di regolarizzazione, il Comune ha 60 giorni di tempo per accettare o meno la richiesta ed esprimere un parere motivato. Nel caso in cui il Comune dovesse ritenere la domanda incompleta, l’ente locale può richiedere gli ulteriori documenti necessari. A quel punto i 60 giorni di tempo decorrerebbero dalla ricezione di tutta la documentazione richiesta.

Trascorsi i 60 giorni, il Comune ha ancora ulteriori 15 giorni di tempo per redigere il provvedimento finale. In caso di mancata risposta, colui che ha presentato il Permesso di Costruire in sanatoria ha il diritto di procedere con la messa in mora del Comune.

Se il Comune fornisce parere negativo alla domanda di regolarizzazione e ordina la demolizione dell’abuso edilizio, quest’ultima deve essere effettuata entro 90 giorni, pena il passaggio di proprietà della costruzione abusiva al Comune e la demolizione della stessa a spese di chi commette l’infrazione.

In caso di parere positivo l’abuso è sanato, ma vanno pagate le sanzioni pecuniarie previste per legge per aver infranto quanto disposto del Testo Unico sull’Edilizia (D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380).

Cosa accade se si eredita un immobile abusivo?

Il reato si considera commesso nel momento in cui viene accertato da parte dell’autorità competente: è, infatti, da quel momento che inizia a decorrere il termine per la prescrizione dello stesso, a meno che non si riesca a dimostrare che la condotta illecita è stata realizzata in un tempo diverso e che quindi il termine prescrizionale è già decorso.

Qualora taluno erediti un immobile e successivamente ne venga accertata l’abusività è da quel momento che inizierà a decorrere il termine di prescrizione del reato con la conseguenza che il proprietario della costruzione ne risponderà penalmente.

L’unico modo per andare esente dalla responsabilità penale è dimostrare che il manufatto è stato realizzato molto tempo addietro e che il termine di prescrizione è già decorso.

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