POLITICA SOCIALE: l’invalidità temporanea secondo il diritto nazionale, seppure di durata incerta, non rientra di per sè nella nozione europea di handicap

In Internazionale
Corte di Giustizia UE, sezione terza, sentenza C-395/15 del 01/12/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Valentina Raniello

Il fatto che l’interessato si trovi, a causa di un infortunio sul lavoro, in una situazione di invalidità temporanea, ai sensi del diritto nazionale, di durata incerta, non implica, di per sé, che la menomazione subita da tale persona possa essere qualificata come << duratura>> ai sensi della definizione di <<handicap>> accolta dalla normativa europea. Ai fini di una tale qualificazione, è necessario che  il giudice del rinvio tenga conto di tutti gli elementi di cui dispone ed, in particolare, della circostanza secondo cui la menomazione non presenti una prospettiva di miglioramento nel breve periodo”.

Questo è quanto affermato dalla Corte di Giustizia UE, Sezione Terza, con sentenza  C-395/15 del 1 dicembre 2016, a seguito di un rinvio pregiudiziale inoltrato dal Tribunale del lavoro n. 33 di Barcellona, Spagna.

Nella fattispecie, il Tribunale spagnolo, una volta esclusa, sulla base di un richiamo ad una consolidata giurisprudenza nazionale, la nullità di un licenziamento perpetrato ai danni di un lavoratore affetto da una invalidità temporanea, dalla durata incerta, ha chiesto, in via pregiudiziale alla Corte di Giustizia, se nel procedimento principale sussistesse una discriminazione alla luce non solo della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, ma anche e soprattutto della nozione di <<handicap >> accolta dalla direttiva 2000/78 sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.

La Corte di Giustizia, ricevuto il rinvio, ha in primo luogo chiarito che in seguito alla ratifica, da parte dell’Unione, con decisione 2010/48, della Convenzione dell’ONU sulla disabilità, questa è divenuta mezzo attraverso il quale interpretare la direttiva 2000/78 e per tale ragione, la nozione di <<handicap>>, accolta da quest’ultima, deve essere riferita ad una menomazione fisica, mentale o psichica duratura che, unitamente ad ostacoli di altra natura può pregiudicare l’effettiva partecipazione dell’interessato alla vita professionale, in condizioni di parità con gli altri lavoratori.

 Ha poi aggiunto che, tuttavia, tanto la Convenzione ONU, quanto la direttiva del 2000, omettendo di definire il concetto di << menomazione duratura>> e di <<handicap>>, e non operando un rinvio al diritto nazionale in tal senso, obbligano ad una interpretazione autonoma ed uniforme della nozione di limitazione << duratura>> della persona, al fine di garantire sia l’uniforme applicazione del diritto dell’Unione che il principio di non discriminazione.

Sarà dunque il giudice del rinvio – ha concluso la Corte – a valutare se la limitazione della capacità dell’interessato abbia o meno carattere <<duraturo>>, basandosi su tutti gli elementi oggettivi complessivi di cui dispone e tenendo conto della circostanza secondo cui la menomazione non presenti, al momento del fatto discriminatorio, margini ben delineati di superamento nel breve periodo o possa protrarsi in modo rilevante.

Una volta escluso, dunque, che, nel caso di specie, la condizione del lavoratore licenziato per una invalidità temporanea ai sensi del diritto nazionale, dalla durata incerta, rientri, di per sé,  nel contesto della direttiva 2000/78, ha dichiarato di non poter accogliere, per incompetenza, il rinvio pregiudiziale relativo all’interpretazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, in quanto l’applicazione della direttiva è rimessa ad una valutazione del giudice del rinvio, facendo venir meno, così, il presupposto dell’ appartenenza della situazione giuridica all’ambito di applicazione del diritto dell’Unione.

 

 

 

 

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