PIGNORAMENTO titoli azionari: requisiti di validità

In Processo esecutivo
Cassazione civile, sezione prima, sentenza n.1588 del 20/01/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Dario Rombolà

Deve essere ritenuto inefficace, nei riguardi dell’emittente e dei terzi, il pignoramento che non sia compiuto sul titolo azionario e quindi in violazione del principio generale di incorporazione.

Con sentenza n.1588 del 20/01/2017, la Cassazione civile, sezione prima, affronta una complessa questione che intreccia tra di loro plurime problematiche.

In particolare l’intervento della suprema Corte porta chiarezza sui presupposti formali che consentono di ritenere valido un pignoramento avverso azioni societarie.

Il giudizio in questione nasceva dalla volontà di un socio di accertare il proprio legittimo possesso di titoli azionari. Vi è da premettere che lo status di socio era stato acquisito in forza di titoli azionari ottenuti grazie a una serie continua di girate. Dopo tale preliminare accertamento, si richiedeva che la società venisse condannata ad annotare il suo possesso nel libro dei soci per esercitare diritti corrispondenti alle azioni detenute.

Le domande venivano respinte dal Tribunale di primo grado. Esso, infatti, osservava che la girata a favore dell’attore era avvenuta da parte di un girante privo di diritto alcuno. E questo in quanto le azioni del girante erano state ottenute a loro volta da un socio che aveva subito un procedimento esecutivo: tali azioni erano state pignorate e sostituite con altre intestate agli aggiudicatari in sede esecutiva, con regolare annotazione nel libro dei soci. Al momento della girata (iniziale ed originaria), dunque, i titoli del girante non avevano incorporato alcun diritto di partecipazione: un simile diritto era stato già trasferito agli aggiudicatari con iscrizione della partecipazione nel libro soci con conseguente emissione di nuove azioni.

Proposto gravame in corte di Appello questo veniva rigettato.

Le argomentazioni della corte di Appello erano le medesime di quelle del Tribunale di primo grado. La corte di Appello precisava come i titoli in detenzione del girante erano stati pacificamente sostituiti con quelli richiesti in sede esecutiva in sostituzione dei titoli del girante originario che aveva subito il pignoramento.

Per tale ragione, ad avviso della corte d’Appello, la mancanza del rapporto societario sottostante, ovvero della qualità di socio, poteva ben essere opposta al possessore del titolo.

Avverso tale decisione veniva proposto ricorso per Cassazione, articolato in sei motivi, che la suprema Corte decideva di accogliere.

La controversia imponeva di stabilire previamente se fosse efficace e valido il pignoramento delle azioni. Infatti il pignoramento era alla base della duplicazione dei titoli in favore degli aggiudicatari e della conseguente mancanza di legittimazione della girata.

L’argomentazione che sorreggeva le pronunce di merito era affidato alla considerazione che la seconda girata “non aveva reso opponibile alla società il trasferimento con l’annotazione (..) sul libro dei soci” (R.D.L. n. 239 del 1942, art. 2, comma 2). Il secondo girante, pertanto, al momento della ulteriore sua girata a favore dell’attore, non poteva esser considerato come “possessore del diritto” incorporato nei titoli: vi era già stata l’annotazione del pignoramento nel libro dei soci e quel pignoramento gli era opponibile. Conseguentemente l’attore non aveva acquisito alcun diritto nei confronti della società in quanto, per il pignoramento, i titoli detenuti dal girante erano stati a loro volta efficacemente sostituiti con quelli richiesti in sede esecutiva.

Questa ricostruzione non ha convinto la suprema Corte.

Dall’art. 1997 c.c., si evince che il pignoramento sul diritto menzionato in titolo di credito (al pari del pegno, del sequestro e di ogni altro vincolo) non ha effetto se non si attua “sul titolo”.

Quanto alla nominatività dei titoli azionari, il regime giuridico generale trova riscontro nella legislazione speciale, posto che il R.D. n. 239 del 1942, art. 3, comma 3 che dispone, in tema di vincoli reali sulle azioni, come “i pignoramenti, sequestri ed altre opposizioni debbono essere eseguiti sul titolo”.

Entrambe le norme costituiscono un riflesso del principio generale di incorporazione, in forza del quale, attesa la connessione esistente tra il documento e il diritto in esso incorporato, non è dato sottoporre a vincolo (giudiziale o convenzionale) un diritto cartolare se non attuando il vincolo sulla cosa materiale in cui il diritto è incorporato.

Consegue che la sentenza impugnata è da considerare errata: non vi era stato un efficace pignoramento dei titoli azionari in data anteriore alla serie di girate, opponibile al primo giratario.

Essendo mancata sia l’apprensione (lo spossessamento) sia l’annotazione sul titolo, il pignoramento non poteva considerarsi efficacemente costituito, e dunque la stessa duplicazione dei titoli, che presupponeva un vincolo valido ed efficace, non avrebbe potuto essere effettuata.

Gli acquirenti, per quanto in sede di vendita forzosa, non potevano esser considerati, nei rapporti con la società, come legittimi possessori. Essi potevano essere considerati come meri detentori per cui non legittimati a pretendere il rilascio di certificati sostitutivi. Da ciò ne conseguiva la regolarità del trasferimento mediante serie continua di girate e il necessario compimento delle formalità previste dalla legge (artt. 2021-2023 c.c.). Quindi la società avrebbe dovuto compiere l’iscrizione nel libro dei soci: la trascrizione, infatti, non è affidata a un potere discrezionale della società, la quale è tenuta a dar corso ai relativi adempimenti una volta verificata la conformità a diritto del trasferimento dei titoli.

La Cassazione, dunque, accertata la illegittimità del pegno sui titoli e la conseguente regolarità dei trasferimenti dei titoli azionari attraverso una serie continue di girate, ha accolto i motivi esposti nel ricorso e rimesso la questione alla Corte di Appello.

 

 

 

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