PIGNORAMENTO: obblighi del terzo pignorato e proponibilità autonoma dell’azione di risarcimento da parte del creditore procedente

In Processo esecutivo
Cassazione civile, sezione terza, sentenza n. 5037 del 28/02/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Sabrina Mazzocca

Lambito soggettivo della dichiarazione del terzo ai sensi dellart. 547 c.p.c. è delimitato dallampiezza della direzione soggettiva dellatto di pignoramento, quale atto rivolto sia nei confronti del terzo pignorato che del debitore esecutato, in base al titolo esecutivo azionato.

Linstaurazione del giudizio di accertamento dellobbligo del terzo non costituisce una condizione di proponibilità della domanda risarcitoria, rilevando la mancata contestazione al più ex art. 1227 c.c., nellambito dellaccertamento demandato al giudice di merito.

Pertanto, l’azione di responsabilità ex articolo 2043 cc da parte del creditore procedente che assuma di avere subito danni per la dichiarazione falsa o reticente resa dal terzo pignorato nel processo di espropriazione presso terzi può essere esperita con giudizio autonomo e distinto da questo processo.

La pronuncia in commento incentra la propria attenzione, in primis, sull’ampiezza degli obblighi informativi gravanti sul terzo pignorato e, in secundis, sulle condizioni di proponibilità dell’azione di risarcimento danni ex art. 2043 c.c..

La vicenda processuale da cui trae la sua genesi la sentenza della Cassazione che vede coinvolti, oltre al ricorrente, due istituti di credito e il Ministero della pianificazione iracheno, è così riassumibile.

A seguito di un inadempimento contrattuale del Ministry of Planning of Iraq, il Fallimento – subentrato alla ditta individuale del ricorrente – ottiene un’ordinanza di pagamento che permette di promuovere un pignoramento presso terzi (gli istituti di credito citati) che, tuttavia, rendono dichiarazioni negative.

Il Fallimento, tempestivamente, promuove un’azione di accertamento dell’obbligo del terzo ma, nelle more del giudizio, svende il proprio credito ad una società inglese.

La cessionaria agisce per la riscossione del credito presso terzi e riceve un riscontro positivo dalle banche, inducendo così il cedente a promuovere un’azione di risarcimento  ex art. 2043 c.c., al fine di ottenere una somma pari alla differenza tra l’importo del credito e la somma irrisoria ricavata della cessione, poiché i terzi pignorati, omettendo di fornire informazioni circa i rapporti sussistenti con altri soggetti comunque riconducibili allo Stato iracheno, l’avrebbero indotto a cedere il proprio credito.

Vittorioso in primo grado, il ricorrente soccombe, tuttavia, innanzi alla Corte d’Appello di Genova, la quale ritiene che la cessione del credito da parte del Fallimento abbia interrotto il nesso di causalità tra la condotta delle banche e il danno; che gli obblighi informativi del terzo pignorato riguardino esclusivamente il proprio debito con il soggetto indicato come debitore, non essendo tenuto – in quanto portatore di interessi propri – ad offrire una collaborazione ulteriore che si estenda ad indicare altri soggetti riconducibili al debitore; che l’azione di risarcimento danni, riconducibile alla responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c., deve essere necessariamente proposta nel giudizio di accertamento.

La Cassazione mostra di condividere la maggior parte delle conclusioni cui è giunta la Corte d’Appello.

In primis, con riguardo alla “forzata-cessione”, ritiene il comportamento del cedente gravemente colposo, imprudente e non ascrivibile alla responsabilità delle banche, dal momento che non è ravvisabile alcun ragionevole motivo che induca a svendere un credito plurimilionario vantato nei confronti di uno Stato sovrano.

Quanto osservato basta per ritenere applicabile l’art. 1227 c.c. poiché, seppur il comportamento ostativo dei terzi pignorati può aver indotto il ricorrente a cedere il proprio credito, non si può certo ritenere che sia stato determinante del prezzo della cessione.

Per di più, si osserva che il terzo pignorato deve fornire, ai sensi dell’art. 547 c.p.c., indicazioni complete dal punto di vista oggettivo, tali da rendere identificabile l’oggetto della prestazione dovuta al debitore esecutato, mentre, al contrario, nulla del genere è previsto sotto il profilo soggettivo, essendo sufficiente che dichiari i rapporti intrattenuti con il soggetto formalmente sottoposto ad esecuzione.

Ove eventualmente si voglia sostenere l’esistenza di altri soggetti sostanzialmente riconducibili al debitore, dovrà essere cura del creditore procedente individuarli e rivolgere nei loro confronti l’azione esecutiva, non potendosi richiedere che il terzo ponga in essere un comportamento lesivo dei propri interessi, peraltro non giustificato da alcuna previsione positiva.

Quanto detto appare confermato dal disposto dell’art. 534 comma 2 c.p.c., che consente un’indicazione generica delle cose o delle somme dovute, sul presupposto che intervenga in un momento successivo la dichiarazione del terzo.

Infine, per quel che attiene il profilo risarcitorio, la Cassazione richiama l’autorevole precedente delle Sezioni Unite (n. 9407/87) secondo cui, qualora all’esito del giudizio di accertamento ex art. 549 c.p.c., la dichiarazione del terzo risulti “reticente od elusiva, sì da favorire il debitore ed arrecare pregiudizio al creditore istante, a carico di detto terzo deve ritenersi configurabile non la responsabilità processuale aggravata di cui all’art. 96 c.p.c. ma, con riguardo al dovere di collaborazione nell’interesse della giustizia, che al terzo incombe quale ausiliario del giudice, la responsabilità per illecito aquiliano, a norma dell’art. 2043 c.c., in relazione alla lesione del credito altrui”.

Ciò si basa su un dato incontrovertibile: il terzo, nel processo esecutivo, non assume la qualità di parte (che funge da presupposto per l’applicazione dell’art. 96 c.p.c.) e, pur assumendola nel giudizio di accertamento, la sentenza emessa all’esito di quest’ultimo giudizio è priva di rilevanza sostanziale nei rapporti tra creditore, debitore e terzo, essendo rilevante ai soli fini dell’esistenza e dell’entità del credito.

Si afferma così che la domanda di accertamento dell’obbligo del terzo non funge da condizione di proponibilità dell’azione di risarcimento, pur potendo la mancata contestazione della dichiarazione del terzo rilevare ex art. 1227 c.c..

Da ciò consegue la proponibilità autonoma dell’azione di risarcimento ex art. 2043 c.c. nei confronti del terzo.

 

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