PIGNORAMENTO SU CREDITI TRIBUTARI: sull’opposizione è competente il giudice tributario

In Fisco e contabilità, Processo esecutivo
Cassazione civile, sezioni unite, sentenza n.13916 del 05/06/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Maria Marano

Con la sentenza n. 13916/2017 del 5 giugno 2017 le Sezioni Unite sono intervenute sul contrasto giurisprudenziale esistente in merito alla individuazione del giudice – ordinario o tributario – cui è devoluta la cognizione dell’opposizione avverso un atto di pignoramento e della prodromica cartella di pagamento, in forza di crediti tributari, basata sulla dedotta mancata o invalida notificazione della cartella di pagamento recante la pretesa tributaria (o degli altri atti presupposti al pignoramento).

La Suprema Corte ha stabilito che tale opposizione agli atti esecutivi sia ammissibile e vada proposta, ai sensi degli artt. 2, comma 1, secondo periodo, 19 del d.lgs. n. 546 del 1992, 57 del d.P.R. n. 602 del 1973 e 617 cod. proc. civ., davanti al giudice tributario.

Nel caso di specie la società ricorrente impugnava tre pignoramenti presso terzi, asserendo di non aver mai ricevuto alcuna notifica della cartella esattoriale; ergo non vi era stata “conoscenza” della pretesa tributaria.

Il giudice di secondo grado confermava la sentenza emessa dalla Commissione tributaria provinciale di Roma che dichiarava il difetto di giurisdizione sul rilievo che gli avvisi erano stati ritualmente notificati.

Ai fini di una corretta analisi e interpretazione della decisione bisogna evidenziare i precedenti giurisprudenziali in tema di giurisdizione del giudice ordinario o/e tributario. In particolare si sono contrapposti due differenti orientamenti in materia:

  • Secondo il primo orientamento l’opposizione agli atti esecutivi riguardante un atto di pignoramento, che il contribuente assume essere viziato da nullità derivata dall’omessa notificazione degli atti presupposti, si risolve nell’impugnazione del primo atto in cui viene manifestato al contribuente l’intento di procedere alla riscossione di una ben individuata pretesa tributaria: l’opposizione, pertanto, è ammissibile e va proposta davanti al giudice tributario ai sensi degli artt. 2, comma 1, secondo periodo, e 19 , estensivamente interpretato, del d.lgs. n. 546/1992  (Corte di Cassazione, Sezioni Unite, n. 14667 del 2011; Corte di Cassazione, Sezione V, n. 24915 del 2016).

 

  • In base al secondo e più recente orientamento l’opposizione agli atti esecutivi riguardante un atto di pignoramento, che il contribuente assume essere viziato per nullità derivata dall’omessa notificazione degli atti presupposti, è ammissibile e va proposta dinanzi al giudice ordinario, ai sensi dell’art. 57 del d.P.R. n. 602 del 1973 e degli artt. 617 e 9 cod. proc. civ., perché la giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria sussiste quando sia impugnato un atto dell’esecuzione forzata tributaria successivo alla notificazione della cartella di pagamento, nel caso di specie un atto di pignoramento,  restando irrilevante il vizio dedotto (Corte di Cassazione, Sezioni Unite, n. 21690 del 2016 e Corte di Cassazione, n. 8618 del 2015; Corte di Cassazione, Sezione III, n. 24235 e n. 9246 del 2015).

Si osserva che l’orientamento che devolve la giurisdizione al giudice ordinario appare in netto contrasto con l’art. 57 del D.P.R. n. 602 del 1973, nella parte in cui stabilisce che non sono ammesse le opposizioni regolate dall’art. 617 cod. proc. civ. riguardanti la regolarità formale e la notificazione del titolo esecutivo. Non appare convincente neanche ripartire la giurisdizione, in base al petitum formale contenuto nell’impugnazione proposta dal contribuente:

giurisdizione tributaria, ove sia richiesto l’annullamento dell’atto presupposto al pignoramento (cartella ed equipollenti);

giurisdizione ordinaria, ove sia richiesta la dichiarazione di nullità del pignoramento.

“Il petitum sostanziale è unico ed una simile ricostruzione appare artificiosa, obbligando ad una duplice azione davanti a giudici diversi”, ma nella specie sarebbe problematico individuare in concreto l’atto presupposto al pignoramento ove l’atto di pignoramento sia l’unico atto portato a conoscenza del contribuente.

La Suprema Corte fonda  il proprio convincimento  richiamando e seguendo un determinato iter normativo: l’art  2 del d.lgs 546/1992  definisce  l’oggetto della giurisdizione tributaria specificando  al secondo capoverso che “restano escluse da tale giurisdizione le controversie riguardanti gli atti dell’esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento e, ove previsto, dell’avviso di cui all’art.50 del D.P.R 29 settembre 1973 n.602, per le quali continuano ad applicarsi le disposizioni del medesimo d.p.r”.  Pertanto l’art. 2 individua il discrimine tra giurisdizione del giudice ordinario o tributario, nella notificazione della cartella esattoriale, dell’avviso impoesattivo o dell’intimazione di pagamento, prima di tale notificazione la giurisdizione è attribuita al giudice tributario, dopo al giudice ordinario. Da tale ragionamento deriva che l’impugnazione di un atto dell’esecuzione forzata (atto di pignoramento) che il contribuente prospetta invalida perché mancante di notificazione dell’atto prodromico rientra nella disciplina prevista dall’art. 617 c,p.c.  integrando una opposizione nella quale si fa valere una nullità derivata dell’atto espropriativo e che viene devoluta alla giurisdizione del giudice tributario. L’atto di pignoramento non preceduto dalla notifica della cartella di pagamento integra il primo atto in cui si manifesta al contribuente la volontà di procedere alla riscossione di un ben individuato credito tributario e, pertanto, in quanto idoneo a far sorgere l’interesse ad agire, ai sensi dell’art. 100 cod. proc. civ., rientra nell’ambito degli atti impugnabili davanti al giudice tributario in forza dell’art. 19 del d.lgs. n. 546 del 1992 (quale interpretato estensivamente dalla consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione Sezioni Unite n. 9570 e n. 3773 del 2014).

L’ art. 19 D.lgs n. 546/92 prevede un’ipotesi di impugnazione congiunta che consente di impugnare un atto autonomamente impugnabile “non conosciuto” unitamente al successivo “atto notificato”, la mancata notificazione della cartella rende il pignoramento impugnabile unitamente alla cartella dinanzi alla commissione tributaria. Tale previsione normativa risponde ad esigenze di ordine sistematico e tutela il diritto di difesa costituzionalmente garantito.

Pertanto la Corte ha stabilito che si debba riconoscere al contribuente la facoltà di impugnare davanti al giudice tributario la cartella di pagamento (atto presupposto), congiuntamente all’atto di pignoramento presso terzi ( atto successivo) ai sensi dell’articolo 19 d.lgs 546/1992.

L’impugnazione dell’atto di pignoramento è strumentale all’impugnazione della cartella di pagamento onde far valere il difetto di notifica della stessa, quale motivo di nullità della cartella e non quale vizio proprio degli atti di pignoramento, al fine di far valere l’illegittimità della cartella e ottenere il successivo e consequenziale arresto della procedura esecutiva.

 

 

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