PERMESSO DI SOGGIORNO: ANCHE L’EXTRACOMUNITARIO CONVIVENTE NE HA DIRITTO

In Approfondimenti
Consiglio di Stato, sezione terza, sentenza n.5040 del 2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Alessandro Carofiglio

Con la Sentenza n.5040 del 2017 il Consiglio di Stato, sezione terza, ha accolto il ricorso di una cittadina extracomunitaria che chiedeva l’annullamento del decreto con cui il Questore della provincia di Brescia respingeva la sua domanda volta all’ottenimento del permesso di soggiorno.

La questura di Brescia riteneva che non vi fossero i presupposti da un punto di vista reddituale per la concessione del suddetto permesso, tesi condivisa anche dal Tar della Lombardia. La ricorrente, invece, sosteneva che non fosse stata considerata la sua stabile convivenza con un cittadino italiano il quale provvedeva al suo sostentamento.

Il Consiglio di Stato ha condiviso le ragioni della ricorrente e, pertanto, ha affermato che la Questura avrebbe dovuto considerare il rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari ex art. 30 co°1 lett. b) del D.lgs. n.286/1998.

Bisogna precisare che la norma prevede la concessione del permesso di soggiorno solo a chi abbia contratto matrimonio.

A detta del Consiglio di Stato, se la norma non venisse applicata anche alle convivenze stabili si andrebbe a violare il principio dell’uguaglianza sostanziale previsto dall’art 3, secondo comma della Costituzione. Il Consiglio di Stato, tra le altre cose, ha sottolineato come sia previsto il diritto di soggiorno nel nostro Paese al convivente , indipendentemente dalla nazionalità, di un cittadino della UE in base all’art 3, co°2 , lett b) del D.lgs. n.30/2007.

La convivenza di fatto è, ormai, riconosciuta dal legislatore all’art. 1 co°36 della legge n.76/2016 di cui dà la seguente definizione: “due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile.”

Anche la Corte Europea ha ritenuto che nella più ampia nozione di “vita privata e familiare” di cui all’art. 8, par. 1 della Convezione Europea dei diritti dell’uomo debbano essere incluse le unioni di fatto.

A tal proposito vi sono state due pronunce della suddetta Corte in cui è stato affermato che un eventuale diniego del permesso di soggiorno, sia per decisione dell’autorità competente o ancor prima per disposizioni legislative dello Stato membro, andrebbe a ledere il diritto alla vita privata e familiare del soggetto richiedente. (Corte Europea dei diritti dell’uomo, 4 dicembre 2012, ric. n. 31956/05, Hamidovic c. Italia e Corte Europea dei diritti dell’uomo, 23 febbraio 2016, ric. n. 6845/13, Pajic c. Croazia).

Il Consiglio di Stato, in conclusione, ha ritenuto che il mancato adeguamento della legislazione in materia di permessi di soggiorno alla legge sulle unioni civili, la n.76 del 2016, non sia causa preclusiva alla concessione del permesso di soggiorno per motivi di familiari al convivente, in quanto presenti principi costituzionali e europei di immediata applicazione, pertanto ha annullato il decreto emesso dal Questore di Brescia.

 

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