PENALE: Il nuovo principio della Riserva di Codice

In Approfondimenti, Diritto penale commerciale
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Decreto Legislativo N. 21 del 1 marzo 2018 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 68 del 22 marzo 2018
Redatto dal dott. Armando Otone

Con il Decreto Legislativo N. 21 del 1 marzo 2018 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 68 del 22 marzo 2018 il legislatore ha voluto garantire un riordino, seppur parziale, della materia penalistica attraverso l’inserimento nel nostro codice penale di tutte le fattispecie delittuose introdotte e disciplinate da disposizioni di legge in vigore che abbiano a diretto oggetto di tutela beni di rilevanza costituzionale.

Il Decreto, recante “Disposizioni di attuazione del principio di delega della riserva di codice nella materia penale a norma dell’articolo 1, coma 85, lettera q), della legge 23 giugno 2017, n.103” (c.d. “legge Orlando”), oltre ad effettuare un azione di tipo sistematico preservando la centralità del codice penale, risponde all’esigenza di razionalizzare e rendere maggiormente conoscibile e comprensibile la normativa penale con lo scopo di porre un freno alla “eccessiva, caotica e non sempre facilmente intellegibile produzione legislativa di settore”.[1]

Tuttavia, può essere utile fornire al lettore un prospetto sintetico circa le novità introdotte con quest’ultima riforma cercando di soffermarci sulle modifiche più rilevanti in punto di disciplina.

Il Decreto si compone di 9 articoli:

L’art. 1 introduce il nuovo art. 3-bis c.p. rubricato “Principio della riserva di codice”. Secondo tale norma: “Nuove disposizioni che prevedono reati possono essere introdotte nell’ordinamento solo se modificano il codice penale ovvero sono inserite in leggi che disciplinano in modo organico la materia”. Come affermato in precedenza, la norma si propone di garantire una razionalizzazione complessiva della normativa penale assicurando al cittadino la possibilità di trovare le fattispecie idonee a configurare una sua responsabilità penale esclusivamente all’interno del codice penale ovvero, in alternativa, all’interno di Leggi di settore che disciplinano in maniera omogenea una determinata materia (Es. il DPR 309/90 in materia di stupefacenti)

I restanti articoli, a differenza del primo che introduce un principio – non a caso – nella parte generale del codice penale, intervengono sulla parte speciale del sistema penalistico, impegnandosi a confluire all’interno del codice numerose fattispecie di reato già esistenti all’interno dell’ordinamento, cosi come richiesto dal pocanzi menzionato art. 3-bis c.p.

L’art. 2 concerne un settore piuttosto delicato in quanto mira ad integrare la categoria relativa ai “Delitti in materia di tutela della persona”. In particolare, il decreto ha introdotto nel codice penale con l’art. 289-ter c.p. il reato di “Sequestro di persona a scopo di coazione” prevedendo la reclusione da 25 a 30 anni per chi “sequestra una persona o la tiene in suo potere minacciando di ucciderla, di ferirla o di continuare a sequestrarla al fine di costringere un terzo, sia questi uno Stato, una organizzazione internazionale tra più governi, una persona fisica o giuridica (…), a compiere un qualsiasi atto o ad astenersene”. Tutela della norma che appare chiaramente estesa sia a persone giuridiche che fisiche come ad esempio uno Stato. Per fare un esempio concreto, il tragico caso Aldo Moro può essere d’aiuto per comprendere appieno la fattispecie.

Tra i delitti contro la famiglia è stato introdotto l’art. 570-bis c.p. che punisce la “Violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio” riproducendo fedelmente il testo della precedente disposizione di cui all’art. 12-sexies della legge sul divorzio N. 898/2006.

L’art. 2 del D. Lgs. chiude con l’introduzione del reato di doping volto a punire l’“utilizzo o somministrazione di farmaci o di altre sostanze al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti” previsto dall’art. 586-bis c.p. Anch’esso riproduce letteralmente la previgente disciplina contenuta dall’art. 9 della legge N. 376/2000 punendo, in aggiunta, anche la condotta di commercio di sostanze idonee a modificare i risultati dei controlli anti-doping.

Un’importante novità prevista dal recente Decreto consiste inoltre nella creazione all’interno del codice penale del Capo 1-bis, rubricandolo “Dei delitti contro la maternità”.

Al suo interno ritroviamo i nuovi articoli 593-bis c.p. (“Interruzione colposa di gravidanza”) che punisce “Chiunque cagiona ad una donna per colpa un parto prematuro” e l’art. 593-ter (“Interruzione di gravidanza non consensuale”) che condanna “Chiunque cagiona l’interruzione della gravidanza senza il consenso della donna” alla reclusione da quattro ad otto anni.

Ancora, in tema di creazione di nuove rubriche, il recente Decreto si è proposto nel prevedere la nuova Sezione 1-bis dedicata ai “Delitti contro l’uguaglianza”. In tale direzione, a seguito soprattutto nei recenti fatti di cronaca nazionale ed internazionale in tema di terrorismo, si inserisce l’art. 604-bis c.p. che, riproducendo letteralmente la previgente disciplina prevista dall’art. 3 della legge N. 654/1975, punisce le condotte di “propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa”.

Il Decreto prosegue nella sua opera di “riordino” mediante l’art. 3 che introduce modifiche in materia di tutela dell’ambiente. È introdotto l’art. 452-quatordicies c.p. rubricato in “Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”. A seguito delle numerose attività illecite, prettamente di stampo mafioso, che hanno coinvolto il settore dei rifiuti negli ultimi anni, il legislatore ha ritenuto opportuno inserire e sottolineare con chiarezza la gravità di tali operazioni che potrebbero essere punite con la reclusione fino a 8 anni.

In tema di tutela del sistema finanziario, la seguente normativa dedica un intero articolo, precisamente il quarto. Quest’ultimo, oltre a tramutare l’art. 55 D. Lgs. N. 231/2007 nell’art. 493-ter c.p. (“Indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e di pagamento”), ricolloca sotto il nuovo art. 512-bis c.p. il delitto di “Trasferimento fraudolento di valori” abrogando, di conseguenza, l’art. 12-quinquies comma 1 del Decreto legge N. 306/1992.

L’art. 5 invece si propone di apportare modifiche in materia di circostanze aggravanti e attenuanti.

Per quanto attiene la parte generale, il legislatore ha deciso di dedicare un apposito articolo (art. 61-bis c.p.) per contenere la ben nota “circostanza aggravante del reato transnazionale” prevedendo un aumento di pena da un terzo alla metà per tutti quei reati alla cui realizzazione abbia contribuito “un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato”.

Subito dopo, il Decreto razionalizza, all’art. 69-bis c.p. i “Casi di esclusione del giudizio di comparazione tra circostanze”. Si tratta di un particolare caso in cui il reo abbia determinato a compiere un reato un soggetto di cui sia genitore esercente la responsabilità genitoriale, o il fratello o la sorella (…).

Chiudono l’art. 5 due nuove norme: l’art. 270-bis c.p. al cui interno sono state confluite le diverse circostanze in materia di delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico; l’art. 416-bis.1 che ha raggruppato le varie circostanze aggravanti e attenuanti per reati connessi ad attività mafiose prima previste e disciplinate dalla legislazione speciale. Di particolare rilievo, l’art. 7 e 8 del D. L. 13 maggio 1991, N. 152 che prevedevano rispettivamente la circostanza aggravante del “metodo e delle finalità mafiosi” e la circostanza attenuante volta a “premiare il soggetto che spontaneamente collabori con la giustizia”.

Ultima novità concerne la confisca “allargata”. Con la riforma, la principale fonte normativa della confisca allargata è ora l’art. 240-bis c.p. che si propone di individuare i casi, presupposti e modalità per l’applicazione dell’istituto.

Per quanto concerne il problema della successione delle leggi penali nel tempo l’art. 7, abrogando le fattispecie previgenti confluite recentemente nel codice penale, riconosce alle nuove leggi una piena validità giuridica.

Grazie a questa breve analisi si può notare come l’attività compiuta dal Legislatore mediante questo Decreto si sia limitata a trasferire delle fattispecie, istituti e circostanze già presenti nel nostro ordinamento all’interno nostro codice penale, lasciando invariato il loro contenuto.

Sembra chiaro che un intervento di questo tipo avente però ad oggetto tutte le leggi speciali vigenti nell’nostro ordinamento che contengono fattispecie autonome creerebbe un effetto di sovraffollamento e contrario rispetto a quello auspicato dalla norma di analizzata (si pensi ai reati tributari oppure in materia di circolazione stradale). Il legislatore, sul punto, ha voluto giustificare le sue scelte “limitate” adducendo l’organicità e la completezza di tali rami.

A titolo esemplificativo la seguente tabella.

 

______________

[1] Relazione illustrativa p.8 D. Lgs. N°21/2018

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