PENALE: Autoricilaggio e clausola di non punibilità prevista dall’art. 648-ter c. 4 c.p.

In Diritto penale commerciale
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Redatto dal dott. Gabriele Marasco

Con la sentenza numero 30399 del luglio 2018, la Corte di Cassazione torna a pronunciarsi su un caso di autoriciclaggio, andando così a specificare ulteriormente i contorni di questa fattispecie (aderendo alle posizioni già espresse dalla Suprema Corte sul tema con la sentenza 17235/2018 e da noi qui commentata http://www.forumiuris.it/riciclaggio-non-e-ammissibile-lipotesi-del-concorso-nel-reato-di-auto-riciclaggio-di-un-terzo-estraneo-al-delitto-presupposto/).

In particolare, attraverso la pronuncia in esame,  la Corte di Cassazione si sofferma sul quarto comma dell’art. 648-ter.1. c.p. ai sensi del quale «fuori dei casi di cui ai commi precedenti, non sono punibili le condotte per cui il denaro, i beni o le altre utilità vengono destinate alla mera utilizzazione o al godimento personale».

Gli stessi giudici di legittimità rilevano il dibattito dottrinale sorto all’indomani dell’introduzione nel nostro ordinamento del delitto di autoriciclaggio. Al riguardo si segnalano due tesi contrapposte.

  • Secondo una tesi “restrittiva”, la norma andrebbe interpretata secondo un criterio strettamente letterale, per cui la suddetta clausola di non punibilità non si applica alle condotte descritte nei commi precedenti. L’inciso “fuori dei casi [….]” a livello semantico, null’altro significa che la fattispecie prevista è diversa ed autonoma rispetto a quelle previste nei “commi precedenti“.
  • una seconda tesi “estensiva”,invece, tende ad estendere l’ambito di operatività della suddetta clausola di non punibilità anche a tutte quelle condotte che, seppure rientranti in quelle descritte nel primo comma, abbiano come risultato finale quello della mera utilizzazione o godimento personale dei proventi del reato presupposto.

La Cassazione con la sentenza de qua ha aderito al primo orientamento, affermando il seguente principio di diritto: «la clausola di non punibilità prevista nel comma quarto dell’art. 648 ter 1 cod. pen. a norma della quale “fuori dei casi di cui ai commi precedenti [….]” va intesa ed interpretata nel senso fatto palese dal significato proprio delle suddette parole e cioè che la fattispecie ivi prevista non si applica alle condotte descritte nei commi precedenti. Di conseguenza, l’agente può andare esente da responsabilità penale solo e soltanto se utilizzi o goda dei beni proventi del delitto presupposto in modo diretto e senza che compia su di essi alcuna operazione atta ad ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa».

 

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