PATTO DI PROVA: è legittima la ripetizione nel successivo rapporto di lavoro tra le medesime parti?

In Lavoro e Previdenza
Cassazione civile, sezione lavoro, sentenza n.25368 del 12/12/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Roberta Di Maso

La ripetizione del patto di prova in successivi contratti di lavoro tra le medesime parti è ammissibile se, in base all’apprezzamento del giudice di merito, vi sia la necessità per il datore di lavoro di verificare, oltre alle qualità professionali, anche il comportamento e la personalità del lavoratore in relazione all’adempimento della prestazione, trattandosi di elementi suscettibili di modificarsi nel tempo per molteplici fattori”.

La Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, con sentenza resa il 12 dicembre 2016, n. 25368, è tornata a pronunciarsi sull’ammissibilità della ripetizione del patto di prova in successivi contratti di lavoro stipulati tra le medesime parti, già oggetto di precedenti pronunce giurisprudenziali.

Nel caso in esame, il ricorrente appellava la sentenza con cui il giudice di primo grado aveva respinto il ricorso da questi promosso nei confronti della società presso cui era dipendente, chiedendo, da un lato, che fosse accertata la nullità del patto di prova precedentemente stipulato e, dall’altro, che fosse dichiarata l’illegittimità del licenziamento intimatogli per mancato completamento del suddetto patto, con successiva reintegrazione nel posto di lavoro ex art. 18 l. n. 300/1970.

In primo grado, infatti, si era osservato che, benché fossero intercorsi precedenti rapporti di lavoro tra le parti, il patto di prova non poteva che ritenersi legittimo essendo cambiati tempi, modi e tecniche operative di esecuzione della prestazione lavorativa. Il ricorrente, inoltre, non poteva eccepire la nullità del suddetto patto, ostandovi l’art. 156 comma 3 c.p.c.

I giudici di seconde cure, pertanto, respingevano il gravame lasciando che la questione fosse poi sottoposta al vaglio dei giudici di legittimità.

Con ricorso dinanzi alla Suprema Corte, il ricorrente denunciava la violazione e/o la falsa applicazione dell’art. 2096 c.c. asserendo che, essendo il patto di prova diretto a verificare le capacità professionali e la personalità del lavoratore, esso non poteva ritenersi legittimo in quanto stipulato tra le medesime parti, relativamente al medesimo oggetto ed essendo, l’ultimo rapporto di lavoro, conclusosi pochi mesi prima.

Come evidenziato dai giudici di legittimità nella sentenza in commento, posto che l’istituto dell’assunzione prova di cui all’art. 2096 c.c. nasce per consentire al datore di lavoro di valutare la complessiva idoneità del lavoratore alle mansioni svolte nel contesto aziendale, ovvero la sua affidabilità professionale, il patto di prova può trovare legittima ripetizione in un contratto tra le medesime parti purché ancora funzionale allo scopo (cfr. Cass. 17 luglio 2015, n. 1509).

Va da sé che la ratio dell’istituto è da ricercarsi anche nell’esigenza delle parti ad una valutazione preventiva della reciproca convenienza del rapporto, sebbene ve ne fossero intercorsi altri in precedenza.

Spetta poi al giudice di merito valutare se vi sia una effettiva ragion d’essere del secondo patto di prova, ovvero se sia ragionevolmente necessario sottoporre nuovamente il lavoratore ad una valutazione in prova.

Il motivo risulta, tuttavia, inammissibile anche ai sensi dell’art. 360 comma 1, n. 5 c.p.c. che introduce nell’ordinamento un vizio specifico concernente l’omesso esame di un fatto storico, dei relativi aspetti di carattere processuale legati al “come” e al “quando”, della “decisività” del fatto stesso  e che sia stato oggetto di discussione tra le parti.

Il ricorso di cui trattasi, invece, si era limitato soltanto a richiedere un mero riesame delle circostanze di causa.

Print Friendly, PDF & Email

You may also read!

Breaking News: a Milano il Tribunale dei brevetti

«Se la Brexit farà il suo corso, non ha senso che una delle tre sedi principali del tribunale unificato

Read More...

Cruciverba legale: vediamo quanto ne sai!

Redatto dal dott. Armando Ottone Prova a risolvere il nostro primo cruciverba legale redatto dal dott. Armando Ottone. Vediamo

Read More...

PENALE: Autoricilaggio e clausola di non punibilità prevista dall’art. 648-ter c. 4 c.p.

Redatto dal dott. Gabriele Marasco Con la sentenza numero 30399 del luglio 2018, la Corte di Cassazione torna a

Read More...

Mobile Sliding Menu