PATTI PARASOCIALI: legittima la clausola antistallo del tipo roulette russa?

In Diritto Societario
Tribunale di Roma, sezione terza, sentenza n.19708 del 19/10/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Benedetta Capone

Il Tribunale di Roma, Terza Sezione Civile, con sentenza n.19708/2017, si pronuncia in tema di patti parasociali con la seguente massima “Non può ravvisarsi all’interno del diritto societario alcuna norma imperativa implicita che vieti o renda illegittima ex ante una clausola antistallo del tipo della roulette russa anche nel caso in cui la parte titolare del potere di determinare il prezzo non sia soggetta ad alcun criterio obiettivo da seguire e ciò a condizione che la clausola non porti, necessariamente ad una determinazione iniqua”.

Nel caso di specie, i processi instaurati da due società e dalla loro partecipata erano stati riuniti in un unico processo proposto dalla successiva iniziativa della società controllata Alfa nei confronti della Società Beta. Quest’ultima aveva acquisito la totalità delle azioni della Società Omega e successivamente aveva accettato l’offerta della Società Alfa, di rilevare la metà delle azioni tramite adeguato supporto finanziario dei soci e agevolazioni finanziarie concesse dalla Società Beta.

Nella domanda introduttiva, la Società Alfa conveniva la Società Beta al fine di accertare la nullità dei patti parasociali stipulati contestualmente all’acquisizione delle azioni e volti ad assicurare un’efficiente governance della Società Omega chiedendo, in particolare, che fosse dichiarata nulla la russian roulette clause e che fossero riconosciuti i relativi effetti risarcitori.

Secondo lo schema descritto dalla clausola, si stabiliva che in caso di mancato rinnovo dei patti e di stalli nelle delibere, la società Beta aveva il diritto di determinare il prezzo della propria partecipazione azionaria del 50% e di invitare nel contempo la Società Alfa o ad acquistare la partecipazione o a cedere la partecipazione al medesimo prezzo stabilito dalla Società Alfa.

Quest’ultima, ricevuta la comunicazione, era obbligata ad accettare la proposta di acquisto o vendita.

Il Tribunale ha ritenuto infondata la conclusione della parte attrice che rilevava la nullità della clausola per una serie di vizi della stessa.

In primo luogo, il Collegio ha rilevato come la clausola perseguisse interessi meritevoli di tutela, e ciò in quanto la funzione è quella di risolvere le situazioni di stallo decisionale attraverso una riallocazione delle partecipazioni.

Il Tribunale ha, altresì, ritenuto infondato anche il motivo che sosteneva la nullità della clausola per vizio dell’oggetto rimesso al mero arbitrio di una delle parti: la circostanza che la clausola demandi al soggetto oblato una duplice facoltà, di acquistare la partecipazione altrui o vendere la propria, consente all’oblato di approfittare di valutazioni erronee per difetto o per eccesso.

Sulla nullità per assenza di equa valorizzazione della partecipazione sociale, il Collegio ha stabilito non potersi predicare l’esistenza di un principio di equa valorizzazione all’ipotesi della russian roulette clause in quanto lo stesso meccanismo su cui si fonda la clausola impedisce di ravvisare una finalità soggettiva volta a produrre un prezzo iniquo.

Per quanto concerne la nullità della clausola per violazione del divieto di patto leonino, il Tribunale ha affermato che le clausole antistallo non sono idonee ad escludere un socio dalla responsabilità della gestione ovvero a consentire ad uno di essi di approfittare di una determinata situazione per escludere l’altro.

E’ infondato anche il rilievo della parte attorea sulla nullità della clausola per violazione dell’art 2341 bis cc in quanto la norma parasociale collega l’attivazione della clausola al mancato rinnovo del patto. Ad avviso del Collegio, il mancato rinnovo del patto può essere legittimamente assunto come ipotesi di stallo perché non appare diretto a cristallizzare gli equilibri del patto, anzi è diretto a risistemare gli assetti proprietari.

Secondo parte attrice, inoltre, la Società Beta aveva abusato della sua posizione di superiorità economica ai danni della Società Alfa causando l’immobilismo della Società Omega.

Il Tribunale, tuttavia, ha affermato che in nessun caso si può addebitare alla responsabilità della Società Beta l’immobilismo imprenditoriale in quanto le condotte omissive dedotte dagli attori appaiono eventualmente riferibili agli amministratori che decidevano in merito alla politica imprenditoriale da perseguire per la Società Omega sulla quale la Società Beta non aveva alcun tipo di controllo.

In definitiva, per tali ragioni, il Tribunale, non ravvisando alcuna nullità della russian roulette clause, né un abuso o responsabilità da direzione e coordinamento da parte della Società convenuta nei confronti della Società Omega, ha rigettato tutte le domande della parte attorea.

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