Pannelli fotovoltaici e vincolo paesaggistico: la sensibilità collettiva fa giurisprudenza

In Diritto Civile
TAR CAMPANIA – SALERNO, sezione seconda, sentenza n.1458 del 05/10/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott. ssa Maria Rosaria Todisco

L’autorizzazione paesaggistica, necessaria per l’installazione di un impianto fotovoltaico sulla sommità di edifici ubicati in zone sottoposte a vincolo paesaggistico, persegue lo scopo di adeguata composizione degli interessi della salubrità ambientale e della conservazione del paesaggio.  

L’Amministrazione, per negarne la concessione, ha l’onere di fornire la prova dell’assoluta incongruenza dell’impianto rispetto alla peculiarità del paesaggio, anche alla luce della mutata sensibilità collettiva nei confronti di tali opere, le quali sono oggi percepite alla stregua di elementi normali del paesaggio.

Il principio suesposto è desumibile dalla sentenza n. 1458, pubblicata il 5 ottobre 2017, emessa dal Tribunale Amministrativo Regionale della Campania – Salerno (sezione II), in materia di apposizione di pannelli fotovoltaici su edifici ubicati in zone sottoposte a vincolo paesaggistico.

La succitata sentenza ha ribadito il principio, già pacifico in giurisprudenza[1], sulla base del quale, ai fini dell’autorizzazione paesaggistica, vengono considerati di pari grado i due principi costituzionali della salubrità ambientale e della conservazione del paesaggio. Fra gli stessi, infatti, non sussiste alcun rapporto di prevalenza, essendo considerati, dalla normativa sia comunitaria che nazionale, di eguale importanza.

In particolare, caso oggetto della presente sentenza è la richiesta di autorizzazione, ai fini ambientali, all’installazione dei pannelli solari e relative opere ed impianti accessori sul terrazzo di copertura di un albergo, sito nel Comune di Conca dei Marini in prossimità del costone roccioso, in applicazione della normativa europea e nazionale sul risparmio energetico (d.l.vo 192/2015).

Il Comune aveva inizialmente rilasciato, ex art. 159 del D.L.vo 42/2004, l’assenso ai fini ambientali, il quale veniva però successivamente annullato dalla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio sulla base che l’intervento proposto avrebbe avuto una forte accezione negativa in quanto il progetto era ideato in un’area di massima tutela nella quale è prevista l’inedificabilità ex art. 17 della legge regionale 35/1987, la quale preclude la trasformazione dei luoghi.

In particolare, secondo la Soprintendenza, il Comune, con il rilascio dell’autorizzazione, non aveva valutato adeguatamente l’invisibilità del sito con i punti del belvedere accessibili al pubblico, mare compreso. Pertanto, non era stata sottoposta ad adeguato vaglio l’alterazione che l’intervento avrebbe prodotto sul paesaggio costiero.

Secondo il ricorrente, a differenza di quanto sostenuto nel decreto impugnato, l’intervento proposto consisteva esclusivamente nell’apposizione di pannelli fotovoltaici su un pergolato già esistente, i quali, installati con la minore inclinazione possibile così come prescritto dall’autorizzazione rilasciata dal Comune, sarebbero risultati poco visibili sia dal mare che via terra, lungi, pertanto, dall’avere un’accezione negativa tale da interferire con lo scenario naturale.

Precisava che l’installazione dei pannelli solari è altresì agevolata dal D.L.vo 192/2005 e dalla normativa, anche a livello internazionale, in quanto concorrente a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra, dannoso per l’ambiente.

Sulla base di suddetto decreto legislativo, inoltre, secondo il ricorrente, l’installazione dei pannelli solari potrebbe essere negata solo allorquando, apposti su immobili di rilevante valore storico o paesaggistico, ne recherebbero un’alterazione inaccettabile, alterazione non provata dalla Soprintendenza nella motivazione del provvedimento impugnato.

Il TAR Campania – Salerno, facendo riferimento anche a precedente giurisprudenza in materia[2], evidenziava come la mancanza di suddetta motivazione viziasse irrimediabilmente il provvedimento della Soprintendenza, il quale avrebbe dovuto, di contro, essere fornito di una motivazione “rinforzata” sul punto. Per negare l’installazione di un impianto fotovoltaico sulla sommità di un edificio, è necessario, infatti, dare la prova dell’assoluta incongruenza delle opere rispetto alle peculiarità del paesaggio, non essendo ammissibile una mera valutazione astratta e generica.

Inoltre, la sensibilità collettiva verso tale tipo di tecnologie si è, negli anni, modificata, condizionando anche il giudizio estetico comune. I pannelli fotovoltaici, infatti, pur innovando la tipologia e la morfologia della copertura dell’edificio su cui sono apposti, “vengono oggi percepiti non soltanto come fattore di disturbo visivo, ma anche come evoluzione dello stile costruttivo accettata dall’ordinamento e dalla sensibilità collettiva e quindi alla stregua di elementi normali del paesaggio”.

[1] “L’autorizzazione paesaggistica persegue lo scopo di dare adeguata composizione al conflitto tra due interessi di rango costituzionale: quello alla salubrità ambientale – garantito dallo sviluppo di impianti che producono energia da fonti rinnovabili non inquinanti – e quello alla conservazione del paesaggio – potenzialmente leso dalla realizzazione di tali impianti, ove essi abbiano rilevante impatto visivo – e si sostanzia in un’inevitabile scelta di merito amministrativo, sulla quale il controllo ministeriale non può mai sfociare in un sindacato di merito, dovendosi arrestare ai soli profili di legittimità” (cfr. Cons. Stato, Sez. VI, 22 febbraio 2010, n. 1013).

[2] “Con riguardo alla condizione imposta dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici ed applicata dal Comune all’autorizzazione paesaggistica rilasciata al privato per l’ampliamento di edificio di sua proprietà, contenente il divieto di installazione di un impianto fotovoltaico e/o solare sulla copertura, va rilevato che per negare l’installazione di un impianto fotovoltaico sulla sommità di un edificio, bisogna dare la prova dell’assoluta incongruenza delle opere rispetto alle peculiarità del paesaggio e, pertanto, non è ammissibile una valutazione astratta e generica non supportata da un’effettiva dimostrazione dell’incompatibilità paesaggistica dell’impianto, cosa che non coincide con la semplice visibilità dei pannelli da punti di osservazione pubblici” (T. A. R. Veneto, sez. II, 13/09/2013, n. 1104, che a sua volta richiama un precedente di questa Sezione (T. A. R. Campania – Salerno, Sez. II, 28.01.2013, n. 235), nonché T. A. R. Lombardia – Brescia, Sez. I, 4-10-2010, n. 372).

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