ORDINE DI LIBERAZIONE: possibile anche nel caso in cui in sede di liquidazione vengano adottate procedure competitive?

In Fallimentare
Tribunale di Mantova, seconda sezione civile, sentenza del 13/10/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Maria Rosaria Todisco

In ambito fallimentare, è possibile la pronuncia di un ordine di liberazione da parte del giudice delegato ex art. 560 co. 3 c.p.c. a prescindere dalla scelta del curatore di procedere alla liquidazione dei cespiti con procedure competitive o in base alle norme del codice di procedura civile.

Nella recente sentenza del 13 ottobre 2016, il giudice delegato del Tribunale di Mantova, seconda sezione civile, si è pronunciato circa la possibile applicazione, in ambito fallimentare, dell’art. 560 co. 3 c.p.c., indipendentemente dalla modalità di vendita prescelta dal curatore sulla base dell’art. 107 l.f.

Nel caso di specie, il curatore, con istanza al Tribunale, identificava il complesso immobiliare sottoposto ad amministrazione, rilevando che questo fosse occupato senza valido titolo. Richiedeva, dunque, la sostituzione dell’attuale custode e l’ordine, da parte del giudice delegato al nuovo custode, di procedere alla liberazione dell’immobile ex art. 560 c.p.c.

Ex art. 107 l.f. (Modalità delle vendite), il curatore, in sede di liquidazione del patrimonio fallimentare, per la vendita ha la facoltà di scegliere se avvalersi di procedure competitive in grado di selezionare il miglior offerente, da effettuare personalmente o avvalendosi di soggetti specializzati, così come indicato dal comma primo del suddetto articolo, o, sulla base del comma secondo, se chiedere che alla liquidazione provveda il giudice delegato secondo le disposizioni del codice di procedura civile.

Nella seconda ipotesi, non sorge alcun dubbio circa la possibilità di applicazione dell’art.560 co. 3 c.p.c., in quanto la fattispecie indicata da tale disposizione consiste in una norma propria dell’espropriazione immobiliare, avente lo scopo di consentire al giudice della procedura di disporre la liberazione del cespite da porre in vendita al fine di riuscire a venderlo così ad un prezzo  economicamente più vantaggioso.

Nel caso in cui invece il curatore abbia optato per l’attuazione della vendita attraverso procedure competitive, senza quindi avvalersi dell’intervento del giudice delegato, l’applicazione dell’art. 560 co. 3 c.p.c. non appare immediata.

Tuttavia, il giudice delegato del Tribunale di Mantova, ha ritenuto possibile emettere ordine di liberazione anche nel caso in cui la modalità di liquidazione prescelta dal curatore si attenga all’art. 107 co. 1 l.f., sulla base del presupposto che le vendite effettuate attraverso procedure competitive sono comunque vendite attuate contro la volontà del fallito e, dunque, è possibile ricorrere alle norme di espropriazione forzata anche per regolare fattispecie non espressamente previste dalla legge fallimentare. In caso contrario, si giungerebbe alla paradossale necessità per il curatore di ricorrere ad un procedimento di cognizione ordinario al fine di ottenere un titolo per la liberazione dei beni e ad un successivo procedimento di esecuzione per il rilascio per la sua esecuzione.

 

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