OPPOSIZIONE A SANZIONE AMMINISTRATIVA: il profilo del contraddittorio

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezione seconda, sentenza n. 10726 del 03/05/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Dario Rombolà

La Suprema Corte di Cassazione civile, sezione seconda, con sentenza depositata in cancelleria il 3 maggio 2017, ha affrontato una complessa questione che coinvolge aspetti sostanziali (attinenti al diritto societario) nonché processuali.

  • Il fatto

La corte di Appello di Bologna aveva respinto l’opposizione proposta dal ricorrente avverso la delibera CONSOB, con la quale era stata irrogata una sanzione amministrativa pecuniaria. L’irrogazione della sanzione era giustificata dal fatto che la società ricorrente aveva compiuto due operazioni come l’acquisto di azioni e la sottoscrizione di un patto con l’offerente avente ad oggetto il riacquisto dei titoli. Tali operazioni, di per sè legittime, tuttavia non erano state accompagnate da una previa comunicazione secondo quanto disposto dal D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 4, lett. B (in cui si richiede la correttezza e la trasparenza delle operazioni sui prodotti finanziari oggetto dell’offerta) e l’art. 41, comma 2, lett. B del regolamento n. 11971/1999.

La corte di Appello giungeva a tale soluzione in quanto si era accertato, nel caso di specie, un collegamento indiretto tra la società acquirente ed offerente che aveva determinato una influenza notevole di quest’ultima, con conseguente obbligo di informazione per la prima.

In punto di diritto il ricorso per cassazione proposto si articolava di plurimi motivi.

Il ricorrente, con il primo motivo, lamentava la mancata comunicazione del rapporto finale redatto dall’Ufficio Sanzioni Amministrative, comportando l’adozione della delibera senza possibilità di difesa.

Secondo il giudice di legittimità, tuttavia, il motivo era da considerarsi infondato in quanto non sussisteva alcuna violazione del contraddittorio. Come ribadito da pregressa e consolidata giurisprudenza, in casi analoghi, si è ritenuta sufficiente la previa contestazione dell’addebito per le eventuali controdeduzioni dell’interessato. Questo, in forza di una recentissima sentenza di Cassazione (770/2017), è compatibile anche con i principi elaborati dalla CEDU: si è infatti rimarcato il fatto che essendovi la possibilità di impugnare il provvedimento davanti ad un giudice indipendente ed imparziale (quale è la corte di Appello) appare improbabile discorrere di lesione del diritto di difesa.

Il profilo del contraddittorio ed il diritto di difesa, quindi, verrebbero recuperati in un secondo momento, in sede giurisdizionale.

Il ricorrente, altresì, lamentava la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2359 comma 1, n. 1 c.c., con riferimento al concetto di società controllata, precisando che nel caso di specie la presunzione di controllo di cui all’art. 2359 c.c. risultava superata dallo Statuto societario che stabiliva una maggioranza qualificata per ogni tipo di decisione (rendendo così di fatto impossibile il controllo del socio di maggioranza)

Secondo la Suprema Corte il motivo è da ritenersi infondato.

La presunzione, secondo l’argomentazione della ricorrente, è da considerarsi iuris tantum e superabile dalla previsione statutaria. Riguarderebbe, infatti, le società controllate in cui “un’altra società dispone della maggioranza di voti esercitabili nell’assemblea ordinaria”. La presunzione dell’art. 2359 co 1 n. 1 c.c. è, tuttavia, assoluta secondo la Suprema Corte. La soluzione adottata dalla Corte di Appello non sembra quindi contestabile.

Un ulteriore motivo proposto dalla ricorrente, che qui interessa analizzare, riguarda l’art. 2359 co. 1 n. 2 c.c., con riferimento al ritenuto “controllo di fatto’’ desunto dalla Corte d’Appello. Secondo la ricorrente la Corte emiliana avrebbe violato il dettato dell’art. 2729 c.c. nel prendere in considerazione le circostanze in modo unitario e non atomistico.

Secondo la Corte di Cassazione, però, il motivo è da ritenersi inammissibile in quanto critica la motivazione della Corte di Appello (definendola “illogica”), vizio che non pare più denunciabile in cassazione per effetto della nuova formulazione che ha convolto il motivo n. 5 dell’art. 360 c.p.c.

Con una conclusiva argomentazione il ricorrente denunziava la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2359 co. 3 c.c.: secondo il ricorrente la delibera Consob sarebbe dovuta essere dichiarata nulla per aver ravvisato, rispetto al fatto contestato (l’esistenza di un rapporto di controllo tra le due società), un profilo diverso (l’esistenza di un rapporto di collegamento tra le due società) con la conseguente violazione del principio del contraddittorio.

Deve esser tenuto di conto, però, come il mutamento dei termini della contestazione non è causa di illegittimità del provvedimento sanzionatorio qualora riguardi soltanto la qualificazione giuridica del fatto oggetto dell’accertamento, sulla base della quale l’ente irrogatore della sanzione ritenga di passare dalla contestazione di un illecito ad un altro.

Ciò purché a fondamento dell’addebito rettificato non sia posto alcun fatto nuovo. Rigettate tutte le complesse argomentazione della ricorrente la Suprema Corte di Cassazione rigettava il ricorso.

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