OPPOSIZIONE ALLO STATO PASSIVO: la tempestività del ricorso va verificata con riguardo al deposito dello stesso

In Fallimentare
Cassazione civile, sezione prima, sentenza n.16320 del 17/05/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Marco Formica

“Nel procedimento regolato dall’art. 99 L. Fall., la tempestività dell’impugnazione va verificata con riguardo al deposito del ricorso con il quale il ricorrente introduce il processo dinanzi al giudice, mentre la notifica dell’atto ha la mera funzione di consentire l’instaurazione del contraddittorio”.

Questo il principio espresso dalla Cassazione civile, sezione prima, con la sentenza n. 16320 del 17 maggio 2017, pubblicata il 3 luglio 2017.

La vicenda trae origine dal ricorso proposto da un creditore della società fallita a mezzo del quale chiedeva l’integrale ammissione del credito da lui insinuato, che il giudice delegato aveva parzialmente escluso.

Il Tribunale di Roma, investito della questione, dichiarava inammissibile l’impugnazione rilevando che il ricorrente aveva notificato il ricorso e il decreto di fissazione di udienza alle controparti in data successiva alla scadenza del termine perentorio previsto ai sensi dell’art. 99, comma 4, L. Fall. e aggiungendo “a solo titolo di precisazione” che l’impugnazione era infondata anche nel merito.

A tal proposito, giova ricordare che le impugnazioni di cui all’art. 98 L. Fall. si propongono con ricorso depositato presso la cancelleria del Tribunale entro trenta giorni dalla comunicazione di cui all’art. 97 L. Fall. (in caso di revocazione dalla scoperta del fatto o del documento).

Nei cinque giorni successivi al deposito del ricorso, il Presidente del Tribunale designa il relatore, al quale può delegare la trattazione del procedimento, e fissa con decreto l’udienza di comparizione entro sessanta giorni dal deposito del ricorso.

Il ricorrente deve notificare il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, al curatore ed all’eventuale controinteressato entro dieci giorni dalla comunicazione del decreto.

Investita della questione, la Suprema Corte ha ribadito la propria giurisprudenza (C. Cass. SS.UU. nn. 25494/09, 38439/012, 25215/013, 19018/014) affermando che, nei giudizi di opposizione allo stato passivo, l’omessa notifica del ricorso e del decreto di fissazione d’udienza entro il termine assegnato dal giudice, non essendo qualificato come perentorio dalla legge, non comporta l’inammissibilità dell’impugnazione.

Al procedimento di opposizione allo stato passivo, dunque, non si applica quanto previsto per il giudizio di cognizione ordinaria, in cui la tardiva notificazione del gravame determina il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado per l’avvenuta decorrenza dei termini di cui agli artt. 325 – 327 c.p.c.

Con riferimento al procedimento ex art. 99 L. Fall., la tempestività del ricorso, dunque, va verificata con riferimento al momento del deposito del ricorso.

L’inosservanza del termine previsto per la notifica del ricorso e del decreto di fissazione d’udienza, avendo semplicemente lo scopo di consentire l’instaurazione del contraddittorio, non determina alcun effetto preclusivo ma comporta, in applicazione analogica dell’art. 291 c.p.c., la necessità di assegnazione di un nuovo termine al medesimo scopo, nell’ipotesi di mancata costituzione delle parti.

La Corte, da ultimo, osservava che, nel caso in esame, il vizio derivante dal mancato rispetto del termine ordinatorio di cui all’art. 99 L. Fall. era stato comunque sanato, ai sensi dell’art. 156 c.p.c., dalla costituzione di tutte le parti resistenti.

Per tali motivi il ricorso veniva accolto, il decreto impugnato cassato e la causa veniva rinviata al Tribunale di Roma in diversa composizione.

 

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