OMOLOGA DEL CONCORDATO CON CONTINUITÀ AZIENDALE: il Tribunale è vincolato al giudizio favorevole dei creditori?

In Fallimentare
Tribunale di Pavia, sezione prima, ufficio fallimentare, sentenza del 14/10/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto a cura della Dott.ssa Maria Rosaria Todisco

Il Tribunale può non omologare il Concordato con continuità aziendale, benché vi sia il voto favorevole della maggioranza dei creditori, nei casi in cui il giudice abbia rilevato che il piano proposto non sia idoneo a raggiungere il risanamento dell’impresa.

Il Tribunale di Pavia, Sezione prima civile, Ufficio Fallimentare, chiamato ad accogliere domanda a procedersi all’omologa di concordato con continuità aziendale diretto, dato il raggiungimento delle maggioranze di legge, rigettava con decreto.

In fase di ammissione, precedente all’omologa, l’impresa, in forma s.r.l., presentava ai creditori il piano indicante i costi e i ricavi attesi dalla prosecuzione dell’attività, piano che veniva votato positivamente dalla maggioranza degli interessati.

Il Commissario giudiziale, al contrario, depositava proprio parere negativo, in base all’art. 180 l.f., evidenziando diverse criticità nella procedura di continuità la quale, sulla base di un’analisi prognostica del piano, non sarebbe stata idonea a raggiungere il principale obiettivo di soddisfacimento dei creditori. Nello specifico, procedendo alla redazione dell’inventario del patrimonio del debitore e alla relazione sulle cause del dissesto, ex art. 172 l.f., il commissario indicava come l’attività svolta fino a quel momento in continuità aziendale avesse ottenuto l’esito contrario rispetto alla sua principale finalità, non realizzando il fatturato stimato ed, anzi, generando perdite economiche cospicue.

La causa concreta della procedura di continuità aziendale diretta, consiste proprio nel miglior soddisfacimento dei creditori per mezzo della fuoriuscita dell’impresa dallo stato di crisi in condizione di persistente operatività. Prerequisito per ottenere l’omologa di una proposta concordataria con continuità aziendale diretta, dunque, è il ritrovato equilibrio finanziario che, nel caso in analisi, si è rivelato irraggiungibile mediate la procedura concordataria approvata la quale si è palesata come pregiudizievole per il ceto creditorio.

In opposizione alla richiesta del debitore affinché il giudice procedesse all’emissione del decreto di omologa, sostenendo che al Tribunale in tale fase fossero precluse valutazioni nel merito di una procedura che avesse già superato il vaglio dei creditori, i magistrati pavesi hanno quindi ritenuto che il concordato non potesse essere omologato.

Benché il concordato fosse stato già approvato, infatti, in fase di omologa il giudice non dovrà limitarsi ad esaminare se la procedura di approvazione sia stata svolta regolarmente in conformità alla legge del procedimento seguito, ma potrà effettuare anche un accertamento sulla fattibilità giuridica del piano. Tale accertamento, possibile in ogni fase della procedura, non scenderà nel merito, riservato ai creditori, ma si realizza attraverso la verifica della persistenza della causa concreta della domanda concordataria.

 

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