Omesso versamento IVA, sequestro preventivo e domanda di ammissione al concordato preventivo

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 Cassazione, sez. IV penale, sentenza del 17 ottobre 2017 (dep. il 17 novembre 2017) n. 52452 [Leggi la sentenza]
Redatto dalla dott.ssa Giuseppina Verbena

Nel caso di specie, il ricorrente propone ricorso avverso l’ordinanza del Tribunale del riesame di Fermo che, a seguito di precedente rinvio dalla Cassazione, ha rigettato la richiesta di riesame e confermato il decreto di sequestro preventivo del GIP finalizzato alla confisca anche per equivalente per il reato di cui all’art. 10-ter d.lgs. n. 74/2000 in relazione all’omesso versamento di IVA.

Il ricorrente ritiene che l’ordinanza impugnata, nel confermare il sequestro preventivo, ha violato le  norme di cui all’art. 10-ter d.lgs. 74/2000 e con riguardo agli artt. 5, 43, 51 e 59, comma quarto, c.p., 51, 52, 161, 168, 184 e 216, comma 3, legge fall. nonché 321 c.p.p. e, in particolare, il principio di non contraddizione dell’ordinamento giuridico, enunciato con la scriminante di cui all’art. 51 c.p.

Secondo un primo orientamento giurisprudenziale, l’ammissione alla procedura di concordato preventivo, seppure antecedente alla scadenza del termine previsto per il versamento dell’imposta, non esclude il reato previsto dall’art. 10-ter d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 in relazione al debito IVA scaduto e da versare.

Un opposto orientamento sostiene che il concordato preventivo ammesso prima del termine di scadenza per il versamento dell’IVA determinerebbe l’insussistenza del fatto di reato. Dunque, non sarebbe configurabile il reato di cui all’art. 10-ter d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, per il mancato versamento del debito IVA scaduto, nel caso in cui il debitore sia stato ammesso al concordato preventivo in epoca anteriore alla scadenza del termine per il relativo versamento.

I suesposti orientamenti muovono dal presupposto dell’intangibilità dell’IVA; in particolare, trattandosi di imposta armonizzata avente rilievo comunitario, essa non sarebbe falcidiabile in sede concordataria.

Tale assunto è stato smentito dalla sentenza della Corte di Giustizia U.E., sez. 2, del 7.4.2016, che ha ritenuto compatibile con il diritto dell’Unione europea il pagamento parziale di un debito IVA, da parte di un imprenditore in stato di insolvenza, nell’ambito di una procedura di concordato preventivo.

Alla luce della pronuncia testé riportata, il primo orientamento sembra essere superato, in quanto sarebbe contraddittorio ritenere la persistente vigenza dell’obbligo di versamento integrale del debito IVA, nonostante l’intervenuta ammissione del debitore ad una procedura di concordato preventivo.

Per quanto concerne la questione dell’art. 51 c.p., il Tribunale, sulla scia della sentenza. 3, n. 12912/2016 della Suprema Corte, in merito alla persistente configurabilità del reato di omesso versamento di IVA nonostante l’ammissione del soggetto alla procedura di concordato preventivo, rileva che nel caso solo la domanda di ammissione al concordato è anteriore alla scadenza del debito IVA, per cui il reato sarebbe comunque configurabile. Sul punto, però, il giudice di merito omette di considerare che la questione che in concreto doveva affrontare non riguardava il rapporto fra la data di ammissione al concordato e la scadenza del debito IVA, bensì l’incidenza del provvedimento del Tribunale di Fermo rispetto alla sussistenza del fumus del reato, stante l’eventuale configurabilità della scriminante di cui all’art.51 c.p.

L’obbligo di pagamento dell’IVA, che ha indubbio rilievo pubblicistico, non impedisce, che il debito IVA sia falcidiabile attraverso il piano concordatario, approvato sulla base di una procedura che, contrariamente a quanto affermato nell’ordinanza impugnata, non costituisce mera espressione di autonomia privata, bensì assume indubbio rilievo pubblicistico. Dunque, si deve ritenere che l’indagato abbia omesso il versamento dell’IVA in adempimento di un dovere a lui imposto da un ordine legittimo dell’autorità, rispetto al quale egli non aveva alcun margine di discrezionalità e che derivava da norme poste a tutela di interessi aventi anche rilievo pubblicistico, equivalenti a quelli di carattere tributario.

In conclusione, la configurabilità nel caso della scriminante dell’art. 51 c.p. risulta tale da far escludere il fumus commissi delicti, con conseguente annullamento senza rinvio dell’ordinanza impugnata e restituzione di quanto in sequestro all’avente diritto.

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