OMESSO VERSAMENTO IVA: la doppia sanzione a società e persona viola il ne bis in idem?

In Internazionale
Corte di giustizia dell’Unione Europea, sezione quarta, sentenza del 05/04/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dall’Avv. Michele Salomone

La Corte di Giustizia dell’UE si è soffermata, con una recente pronuncia del 5 Aprile 2017, sull’applicabilità del principio del ne bis in idem in ordine all’imposta sul valore aggiunto.

Ad avviso della stessa, non costituisce una violazione del principio del divieto di doppio giudicato per medesimo fatto il caso di procedimenti per omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto, qualora siano attinenti l’uno ad una società dotata di personalità giuridica, e l’altro ad una persona fisica.

Prima di analizzare in dettaglio la pronuncia in oggetto, risulta doveroso individuare gli ambiti della stessa, delineando il quadro normativo di riferimento innanzi a cui si è trovata la suprema Corte.

Per ciò che attiene la normativa sovranazionale l’art.50 della Carta dei diritti fondamentali, sancisce quale ineludibile diritto quello del impossibilità di esser giudicati o puniti due volte per lo stesso reato, principio ribadito oltremodo dall’art. 4 del protocollo n.7 alla CEDU il quale dispone l’impossibilità di esser condannati penalmente dai giudici dello stesso Stato per un reato per il quale si è già è stati definitivamente giudicati.

A tali norme si raccorda l’articolo 273, della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto,in base al quale gli Stati membri possono stabilire, obblighi che ritengono necessari ad assicurare l’esatta riscossione dell’IVA ed evitare le evasioni.

Per ciò che invece concerne la normativa italiana  l’articolo 10 bis del dlgs. N.74/ 2000, dispone  la reclusione da sei mesi a due anni  di chiunque ometta di versare  entro il termine previsto l’imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale.

In tale complesso quadro normativo nazionale e sovranazionale,  ad avviso della Corte, l’art. 50 della carta dei diritti fondamentali deve essere interpretato in maniera tale da non costituire un ostacolo all’applicazione della normativa nazionale,volta ad avviare procedimenti penali per omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto dopo l’irrogazione di una sanzione tributaria definitiva per i medesimi fatti, qualora tale sanzione sia stata inflitta ad una società dotata di personalità giuridica, mentre detti procedimenti penali sono stati avviati nei confronti di una persona fisica.

Tale è l’ipotesi prospettata innanzi al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere il quale ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la questione pregiudiziale della conformità del diritto europeo alla disposizione di cui al decreto legislativo n. 74/2000 nella parte in cui consente di procedere alla valutazione della responsabilità penale di un soggetto il quale, per lo stesso fatto (omissione del versamento dell’IVA), sia già stato destinatario di un accertamento definitivo da parte dell’Amministrazione finanziaria dello Stato, con irrogazione di una sanzione amministrativa.

Con tale pregiudiziale il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’articolo 50 della Carta e l’articolo 4 del protocollo n. 7 alla CEDU debbano essere interpretati nel senso che ostano ad una normativa nazionale, come quella di cui ai procedimenti principali, che consente di avviare procedimenti penali per omesso versamento dell’IVA dopo l’irrogazione di una sanzione tributaria definitiva per i medesimi fatti.

Dato che il giudice del rinvio fa riferimento non soltanto all’articolo 50 della Carta, ma anche all’articolo 4 del protocollo n. 7 alla CEDU, occorre ricordare che (anche se, i diritti fondamentali riconosciuti dalla CEDU fanno parte del diritto dell’Unione in quanto principi generali) la suddetta convenzione, non costituisce, un atto giuridico formalmente integrato nell’ordinamento giuridico dell’Unione, pertanto, l’esame della questione sollevata deve essere condotto alla luce unicamente dell’articolo 50 della Carta.

L’applicazione del principio del ne bis in idem sancito dall’articolo 50 della Carta presuppone in primo luogo che sia la stessa persona ad essere oggetto delle sanzioni o dei procedimenti penali di cui trattasi.
Nel caso di specie, risulta che le sanzioni tributarie di cui ai procedimenti principali sono state inflitte a due società dotate di personalità giuridica mentre i procedimenti penali di cui trattasi riguardano persone fisiche.
Risulta pertanto, la sanzione tributaria ed i procedimenti penali riguardano persone distinte, cosicché sembra mancare la condizione per l’applicazione del principio del ne bis in idem .

Ebbene, secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, il fatto di infliggere sia sanzioni tributarie che sanzioni penali non costituisce una violazione del ne bis in idem qualora le sanzioni di cui trattasi riguardino persone, fisiche o giuridiche, giuridicamente distinte.

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