OMESSO PAGAMENTO COMPENSI AVVOCATO: da inadempimento civilistico a illecito penale 

In Diritto Civile
Tribunale di Fermo, sentenza del 04/02/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Luigi Spetrillo

L’omesso pagamento degli onorari del difensore integra il reato di insolvenza fraudolenta ex art. 641 cp.  Affinché la condotta assuma rilevanza penale, superando i limiti del mero inadempimento civilistico, è necessario riscontrare tre differenti: 1) assunzione di un’obbligazione; 2) inadempimento; 3) dissimulazione dello stato di insolvenza. (Trib. di Fermo 4/02/2017).

La sentenza del Tribunale di Fermo si pone certamente come una novità assoluta nella vasta ed eterogenea casistica giurisprudenziale relativa al delitto d’insolvenza fraudolenta di cui all’art. 641 cp.

Questa norma, che punisce la condotta di chi, dissimulando il proprio stato d’insolvenza, contrae un’obbligazione col proposito di non adempierla, venne introdotta dal Legislatore del 1930 per ricomprendere al suo interno le fattispecie non altrimenti sussumibili nel delitto di truffa, per mancanza degli artifizi o raggiri.

Allo stesso tempo, la nuova norma, serviva per mitigare il trattamento sanzionatorio di altre ipotesi che pur avrebbero potuto configurarsi come truffa[1].

Come infatti si legge nella Relazione Ministeriale al Codice, oggetto della sanzione penale è la punizione delle condotte di scrocco, e cioè il fatto di chi mangia in trattoria ovvero dorme in albergo senza pagare il conto rispettivamente al ristoratore o all’albergatore[2].

In altre parole, l’art. 641 cp ha come finalità la tutela del creditore adempiente contro particolari, preordinati, successivi inadempimenti fraudolenti, consumati dalla controparte, di un’obbligazione di contenuto patrimoniale e di fonte contrattuale; inadempimenti realizzati con modalità tali da rendere inadeguata la tutela apprestata dalle norme civili.

Nel caso della sentenza in commento, l’imputato veniva citato a giudizio dal Pubblico Ministero, per rispondere del reato di cui all’art. 641 cp, per aver dato mandato professionale ad un avvocato, venendo poi meno all’obbligo di pagamento degli onorari del difensore.

All’esito del giudizio, le risultanze emerse nel corso dell’istruttoria dibattimentale, permettevano di affermare la penale responsabilità dell’imputato in ordine al reato a lui contestato.

Ed invero, le prove raccolte in dibattimento, facevano emergere come l’imputato avesse contratto un’obbligazione di mezzi con il difensore, allo scopo di non adempiere, integrando così il delitto di cui all’art. 641 cp.

Tuttavia, osserva il Tribunale, ai fini della distinzione tra il delitto d’insolvenza fraudolenta, e il mero inadempimento, è necessario riscontrare la presenza di tre elementi.

In primo luogo, occorre l’assunzione di un obbligazione ed il suo successivo inadempimento.

Tuttavia, ad assumere una valenza centrale ai fini della sussunzione della fattispecie sotto il delitto di cui all’art. 641 cp, è la dissimulazione dello stato d’insolvenza, definito da alcuna dottrina come il fulcro dell’incriminazione[3].

Per dissimulazione deve intendersi quel comportamento positivo o negativo, idoneo ed in grado di mettere in condizione la persona offesa di non rendersi conto del proprio stato di insolvenza[4].

Oggetto della simulazione è quindi lo stato d’insolvenza, e cioè l’impossibilità economica e finanziaria di non adempiere, totalmente o parzialmente, all’assunta obbligazione.

Infine l’elemento soggettivo che sorregge la condotta, è da individuarsi nella volontà dolosa di non adempiere sin dal momento dell’assunzione dell’obbligazione.

Tale elemento, come anche indicato dalla giurisprudenza di legittimità[5], può essere desunto, non solo nel momento della contrazione dell’obbligazione, ma anche dal comportamento dell’imputato, il quale nel caso di specie, oltre a non pagare i compensi dovuti, si affidava anche ad un altro legale.

Alla luce delle suddette argomentazioni, il Giudice, dichiarava la penale responsabilità dell’imputato in ordine al delitto di insolvenza fraudolenta.

Infine, o meglio, in un punta di penna come suggerisce alcuno, deve rilevarsi come la sentenza in commento, si discosti dall’orientamento maggioritario, secondo cui le obbligazioni rilevanti ai fini dell’insolvenza fraudolenta sono solamente le obbligazioni che hanno ad oggetto un dare, proprio perché solo rispetto ad esse può verificarsi quello stato di insolvenza che costituisce elemento costitutivo dell’illecito[6].

Non rilevano invece, le obbligazioni aventi ad oggetto un facere di carattere personale, o comunque lo svolgimento di una specifica attività in favore dell’altra parte, come può essere definita l’obbligazione dell’avvocato.

Ed invero, come sancito da una granitica giurisprudenza e dottrina, l’obbligazione dell’avvocato, assunta mediante la stipulazione di un contratto professionale  di prestazione d’opera intellettuale è ritenuta comunemente una obbligazione di mezzi, e non di risultato, in quanto il professionista assumendo l’incarico, si impegna a porre in essere tutte le condizioni tecnicamente necessarie per consentire ai clienti la realizzazione dello scopo perseguito, ma non a conseguire un risultato.

Come argomentato da diversi voci, l’includere le obbligazioni di facere tra quelle penalmente rilevanti ai sensi dell’art. 641 cp, comporterebbe il rischio di trasformare l’art. 641 cp in un surrettizio strumento di tutela dell’interesse del creditore al soddisfacimento in forma specifica del proprio interesse (peraltro non sempre rilevante giuridicamente nello stesso diritto civile)[7].

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[1] Fiandaca – Musco “Diritto Penale – Parte Speciale, Vol. II, Tomo II, I delitti contro il patrimonio”p. 214.

[2] Relazione del Guardasigilli al progetto definitivo, in Lavori preparatori, cit. 461, citato in nota da Fiandaca – Musco “Diritto Penale – Parte Speciale, Vol. II, Tomo II, I delitti contro il patrimonio”p. 214.

[3] Fiandaca – Musco “Diritto Penale – Parte Speciale, Vol. II, Tomo II, I delitti contro il patrimonio”p. 214.

[4] Ai fini della sussistenza del reato d’insolvenza fraudolenta, la condotta di chi tiene il creditore all’oscuro del proprio stato d’insolvenza al momento di contrarre l’obbligazione assume quando sia legata al preordinato proposito di non adempiere la dovuta prestazione, mentre non si configura alcuna ipotesi criminosa, ma solo illecito civile, nel mero inadempimento preceduto da alcuna intenzionale preordinazione (Cass. Pen. 34192/2006).

[5] La prova della preordinazione può essere desunta anche da argomenti induttivi, seri e univoci, ricavabili dal contesto dell’azione. Si è così affermato che anche il silenzio può assumere rilievo quale forma di preordinata dissimulazione del proprio stato d’insolvenza, quando sin dal momento in cui il contratto è stato stipulato, vi era l’intenzione di non far fronte agli obblighi conseguenti. Sintomo pregnante della condotta penalmente rilevante può anche essere il fatto che l’agente assuma un’obbligazione con un comportamento idoneo ad ingannare la controparte sulle sue reali intenzioni (Cass. Pen. n. 6847/2015; Cass. Pen. n. 34192/2006.)

[6] Cass.  Pen. 10792/2001; in dottrina Fiandaca – Musco “Diritto Penale – Parte Speciale, Vol. II, Tomo II, I delitti contro il patrimonio”p. 214.

[7]Cass. 23/01/2001; in dottrina  Fiandaca – Musco “Diritto Penale – Parte Speciale, Vol. II, Tomo II, I delitti contro il patrimonio”p. 215 , Antolisei,” Manuale di diritto Penale” p. 371 ; De Marsico “Delitti”p. 225 .

In senso contrario, Mantovani “Delitti contro il patrimonio” p. 193.

 

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