OBBLIGAZIONI PECUNIARIE: competente il giudice del domicilio del creditore solo se liquide

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezioni unite, sentenza n.17989 del 13/09/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Valerio Bottiglieri

“Le obbligazioni pecuniarie da adempiere al domicilio del creditore ex art. 1182, comma 3, c.c. sono soltanto quelle liquide, delle quali cioè il titolo determini l’ammontare o indichi criteri determinativi non discrezionali, requisito che il giudice deve accertare ai fini della competenza territoriale in base allo stato degli atti ex art. 38, comma 4, c.p.c.”.

Così si pronuncia la Cassazione a Sezioni Unite con sentenza n. 17989 del 2016 rispetto al caso di una S.p.A., la quale aveva convenuto innanzi al Tribunale una S.r.l. al fine di ottenere, quale corrispettivo per un servizio resogli, il pagamento di euro 9.000.

Poiché però il contratto stipulato tra le due società non prevedeva l’esatto importo del corrispettivo dovuto, si è posto un problema di competenza.

La convenuta debitrice, infatti, considerando che le obbligazioni pecuniarie, sin dalla loro costituzione, avevano ad oggetto la prestazione di una somma di denaro determinata, non riteneva applicabile l’art. 1182 co. 3 cc, che prevede, in tema di luogo dell’adempimento, l’adempimento al domicilio del creditore, richiamando invece, come luogo rilevante ai sensi dell’art. 20 ult. parte cpc, quello del domicilio del debitore ai sensi dell’art. 1182 ultimo comma cc.

Pertanto, la Sesta sezione, con ordinanza n. 23527 del 2015, a causa del persistente contrasto interpretativo sul punto, ha rimesso la questione al Supremo Consesso al fine di ottenere un intervento chiarificatore su una questione reputata di massima importanza.

Da questa sentenza, ma non solo, emerge chiaramente come, secondo la giurisprudenza, la natura liquida o meno dell’obbligazione pecuniaria incide sulla differenza tra obbligazioni portabili e chiedibili.

Questione prodromica è quindi quella di capire cosa s’intende per “obbligazione liquida”.

Secondo una teoria oggi minoritaria (Cassazione n. 7674/2005), in tema di luogo dell’adempimento delle obbligazioni pecuniarie, si applicherebbe sempre il comma 3 dell’art. 1182 cc purché il creditore abbia individuato unilateralmente la quantificazione della propria pretesa creditoria e abbia richiesto, in giudizio, il pagamento di una somma determinata.

Ciò a prescindere dalla necessità da parte del giudice di compiere eventuali indagini sulla determinazione dell’ammontare effettivo del credito; operazione che atterrà invece a una fase successiva di merito.

Sarebbe pertanto irrilevante che la prestazione richiesta non sia stata convenzionalmente prestabilita.

A sostegno delle proprie ragioni l’orientamento in parola adduce motivazioni di carattere processuale.

L’art. 10 cpc, infatti, determina la competenza con riguardo a quanto affermato nella domanda giudiziale e, in particolare, nelle cause aventi ad oggetto crediti pecuniari, si basa sulla somma indicata dal soggetto attore ex art. 14 cpc.

La Cassazione, nella sentenza in oggetto, ritiene invece che la liquidità di un credito derivi non solo dal fatto che esso sia certo nell’an, (quando si fonda su un individuato rapporto obbligatorio sottostante) ma anche nel quantum ossia nel caso in cui, in base ad un calcolo aritmetico, il credito sia certo e determinato nel suo ammontare.

Diversamente, se il titolo non determina specificatamente l’entità della somma, dovrà però almeno indicare i criteri oggettivi per determinarlo senza lasciare margine alcuno di scelta discrezionale al giudice.

Alla luce di queste premesse:

– Nel caso in cui il credito sia effettivamente liquido:

  • ai fini dell’individuazione del luogo dell’adempimento si applicherà il comma 3 dell’art. 1182 cc (obbligazione portabile);
  • il Foro di competenza ex 20 ultima parte cpc sarà quello del domicilio del creditore;
  • la mora, in caso di ritardo o inadempimento, sarà ex re ex 1219 comma 3 cc per cui non servirà alcun tipo di intimazione da parte del creditore.

– Diversamente nel caso in cui il credito non sia liquido, con le caratteristiche individuate dalla Suprema Corte, allora vuol dire che, ai fini dell’adempimento del debitore, occorrerà un passaggio in più, un nuovo titolo convenzionale o giudiziale.

In questi casi:

  • per individuare il luogo dell’adempimento si applicherà il comma 4 dell’art. 1182 cc e dovrà essere il creditore a chiedere l’adempimento presso il domicilio del debitore (chiedibile);
  • ai sensi dell’art. 20 cpc muterà il Foro di competenza che sarà quello del debitore;
  • la mora sarà ex persona ossia con espressa intimazione da parte del creditore.

La scelta della Cassazione è stata quella di proteggere maggiormente il debitore nelle ipotesi in cui il credito non dovesse essere totalmente liquido.

Diversamente, radicare la competenza in base a mere indicazioni dell’attore in assenza di dati oggettivi e riscontrabili cui ancorare l’effettivo ammontare del credito rappresenterebbe una lesione del diritto del debitore ad essere giudicato dal giudice naturale precostituito dalla legge che è costituzionalmente garantito ex 25 Cost.

Questo renderebbe la stragrande maggioranza delle obbligazioni pecuniarie portabili andando a discapito del debitore e finendo per ridurre notevolmente l’esistenza delle obbligazioni pecuniarie chiedibili.

Infine se ritenendo sempre portabili anche le obbligazioni pecuniarie illiquide, si arriverebbe all’incongruenza per cui il debitore, pur non avendo chiaro l’ammontare della sua prestazione, incorrerebbe nella responsabilità ex 1224 cc mentre a norma dell’art. 1218 cc è espressamente esclusa la responsabilità del debitore per cause a lui non imputabili.

 

 

 

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