NULLA LA SENTENZA EMESSA DA UN GIUDICE SOSPESO DALLE SUE FUNZIONI

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezione seconda, sentenza n.27362 del 29/12/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Ida Morelli

La sentenza emessa da un giudice sospeso dalle sue funzioni in sede disciplinare dopo la decisione del Csm, non è inesistente ma nulla. La nullità, relativa al vizio di costituzione del giudice, è insanabile e rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del processo, ma è comunque sottoposta al principio generale che consente di convertire le nullità in mezzi di impugnazione, mentre è possibile rimettere la causa al primo giudice.

Questo il principio di diritto statuito dalla Corte di Cassazione con sentenza n.27362/16 pronunziata in data 29/12/2016.

Nel caso di specie, una società aveva richiesto ed ottenuto un decreto ingiuntivo con il quale veniva intimato ad altra società il pagamento di euro 123.845,30 a titolo di prestazione corrispettiva a seguito delle riparazioni effettuate su due trasformatori.

La società ingiunta proponeva innanzi al Tribunale di Milano opposizione avverso il suddetto decreto ingiuntivo invocando non solo la revoca del decreto ingiuntivo ma, in via riconvenzionale, anche il risarcimento del danno subito.

Il tribunale di Milano rigettava l’opposizione e confermava il decreto ingiuntivo ab origine.

Proposto gravame avverso la pronunzia del Giudice meneghino, la Corte di appello di Milano, in accoglimento dell’appello, dichiarava la nullità della sentenza di primo grado e, sovvertendo la decisione del giudice di prime cure, accoglieva l’opposizione e, per l’effetto, revocava il decreto ingiuntivo con la condanna al risarcimento del danno in favore della società opponente.

Proposto ricorso per Cassazione, la società ricorrente denunciava l’errore in cui era incorsa la Corte territoriale con la declaratoria di nullità della sentenza di primo grado, per il fatto che la persona dal giudice, quando ebbe a pronunciare la sentenza, era stata sospesa dalle funzioni con deliberazione del Consiglio Superiore della Magistratura (Sezione disciplinare).

Ebbene, i giudici di legittimità, chiamati a pronunziarsi sul caso de quo, hanno disatteso tutte le censure poste a base del ricorso in quanto infondate, ed hanno confermato la nullità della sentenza di primo grado, atteso che “non si può dubitare che durante il periodo di sospensione dalle funzioni, il magistrato non possa adottare alcun provvedimento giuridicamente valido”.

Invero, la Suprema Corte ha ritenuto corretto quanto statuito dalla Corte di Appello circa la nullità della sentenza di primo grado in quanto il momento della pronuncia della sentenza, nel quale il magistrato deve essere legittimamente preposto all’ufficio per potere adottare un provvedimento giuridicamente valido, va identificato con quello della deliberazione della decisione, mentre le successive fasi dell’iter formativo dell’atto, e cioè la stesura della motivazione, la sua sottoscrizione e la conseguente pubblicazione, non incidono sulla sostanza della pronuncia (Sez. U, Sentenza n. 11655 del 12/05/2008, Rv. 603021; Sez. 3, Sentenza n. 23191 del 27/10/2006, Rv. 592799).

Correttamente, dunque, la Corte territoriale ha considerato la decisione di primo grado adottata nella data (5.8.2009) apposta dal giudice prima della sua sottoscrizione; e poiché, alla data del 5.8.2009, la persona del magistrato giudicante era stata sospesa dalle funzioni — con provvedimento del C.S.M. dell’8.6.2009 — correttamente la Corte di Milano ha ritenuto che quel magistrato non potesse adottare alcuna decisione, con conseguente nullità della sentenza di primo grado.

Alla luce di tale ragionamento, i giudici di piazza Cavour hanno ritenuto che la circostanza che il magistrato giudicante fosse temporaneamente sospeso dalle sue funzioni in sede disciplinare costituisse non un’ipotesi di inesistenza della sentenza pronunciata durante il periodo di sospensione, ma una mera nullità per vizio di costituzione del giudice ex art. 158 cod. proc. civ., per carenza della potestas iudicandi.

Tale nullità — ai sensi dell’art. 158 cod. proc. civ. — è insanabile e rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del processo; si converte, nei confronti delle parti, in motivi di impugnazione ai sensi dell’art. 161 primo comma cod. proc. civ.; e non dà luogo a rimessione della causa al primo giudice.

In conclusione, durante il periodo di sospensione dalle funzioni, il magistrato non può adottare alcun provvedimento giuridicamente valido, pena la declaratoria di nullità del provvedimento emesso.

 

 

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