Novità in tema di opposizione a decreto ingiuntivo

In Contratti, Diritto Civile, Legal recovery
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Corte di Cassazione, I Sez. Civ., sentenza n. 29810/2017
Redatto dalla dott.ssa Giulia Tanteri

Al centro della rivoluzionaria sentenza n. 29810/2017 della Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione vi sono le c.d. fideiussioni omnibus. Tali garanzie personali atipiche, particolarmente diffuse nel settore bancario, impongono al fideiussore di garantire genericamente il pagamento di tutti i debiti presenti e futuri assunti dal debitore principale, nel momento della scadenza pattuita o di un recesso, nel limite di un importo massimo (art. 1938 c.c.).

In particolare, la fideiussione oggetto della decisione della Cassazione era stata prestata per un contratto di conto corrente stipulato tra una società di capitali ed una banca. In questa fideiussione erano state inserite delle clausole standard predisposte dall’ABI, comunemente utilizzate da tutte le banche italiane.

Preliminarmente, giova chiarire che la prassi di determinare a monte il contenuto di un contratto di fideiussione era già stata condannata con un Provvedimento della Banca d’Italia del 02/05/2005 (n. B423), quando questa era l’Autorità Garante della concorrenza tra istituti creditizi.

Infatti, secondo la Banca d’Italia le clausole predisposte dall’ABI e uniformemente applicate dalle banche (clausole di “sopravvivenza”, “reviviscenza” e rinuncia ai termini di cui all’art. 1957 c.c.) rappresentavano una intesa restrittiva della concorrenza ai sensi della normativa antitrust (art. 2, c. 2, lett. a, L. 287/90). La stessa Banca di Italia aveva poi ordinato all’ABI di trasmettere le circolari corrette, senza le disposizioni viziate. Nella realtà, ciò non è avvenuto.

La Cassazione, con la sentenza in commento, è stata chiamata a pronunciarsi sulla decisione della Corte d’Appello di Venezia (competente in un unico grado di merito), che aveva giudicato valido l’accordo interbancario contenente le clausole bancarie uniformi ritenute illegittime nel 2005 dall’allora Autorità Garante.

Più precisamente il ricorrente, in qualità di fideiussore di una società di capitali che aveva chiesto un credito ad una banca, aveva domandato alla Corte d’Appello l’accertamento della nullità della fideiussione, in quanto riportava le clausole ritenute lesive della libertà concorrenziale ed aveva altresì chiesto il risarcimento del danno per l’illegittima iscrizione nella Centrale Rischi a seguito dell’inadempimento del debitore principale.

La Corte di Appello di Venezia aveva rigettato la domanda, sul presupposto che la fideiussione oggetto della domanda era stata fatta anteriormente al Provvedimento del maggio 2005 della Banca d’Italia e che quest’ultimo, avendo carattere regolamentare, non sarebbe applicabile al patto anteriore. Seguendo il ragionamento della Corte territoriale, il Provvedimento della Banca d’Italia inciderebbe non sulla legittimità, ma sulla contrarietà delle clausole ABI alla legge antitrust in conseguenza della loro applicazione uniforme. Solo il comportamento dell’ABI, in questa prospettiva, apparirebbe illegittimo e, dunque, idoneo a determinare la nullità dei contratti “a valle” stipulati successivamente al Provvedimento della Banca d’Italia.

La Suprema Corte si discosta, invece, da questo orientamento e afferma che, nonostante il contratto tra la società di capitali e la banca fosse antecedente al Provvedimento che ha descritto come anticoncorrenziali quelle particolari clausole, esso è ugualmente nullo perché costituisce la realizzazione di quell’intesa lesiva predisposta dall’ABI.

L’invalidità di una fideiussione omnibus conforme allo schema dell’ABI, dunque, non può essere esclusa per un mero dato temporale, come ha fatto la Corte d’Appello di Venezia. Qualsiasi ostacolo alla concorrenza va ricondotto, secondo la Cassazione, ad una possibile violazione dell’art. 2 della legge antitrust.

Pertanto, la Suprema Corte ha accolto il ricorso, ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d’Appello di Venezia in altra composizione. All’ipotesi di invalidità della fideiussione sono collegate le richieste risarcitorie ex art. 2043 c.c.: anch’esse dovranno essere riesaminate dalla Corte territoriale, insieme alla domanda di nullità. Il tutto alla luce dei principi enunciati dalla Cassazione.

Le conseguenze di questa pronuncia sono impattanti su tutto il sistema bancario, che per anni ha reiterato l’utilizzo delle clausole in discussione in tutte le fideiussioni omnibus. Dichiarando nullo l’intero contratto per il carattere lesivo delle clausole, la Cassazione permette a creditori e fideiussori di opporsi agevolmente a decreti ingiuntivi ed esecuzioni.

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