NOTIFICHE: nullità insanabile se manca la data dell’avvenuta consegna sulla copia dell’atto notificato

In Lavoro e Previdenza
Cassazione civile, sezione lavoro, sentenza n.30873/2017 del 22/12/2017  [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Giulia Tanteri

La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza n. 30873/2017 del 22 dicembre 2017, pronunciandosi su un ricorso vertente sull’inammissibilità per tardività di un appello proposto dal Comune di Saponara avverso una sentenza emessa dal Tribunale di Messina, ha ribadito importanti principi in tema di nullità delle notifiche.

La vicenda trae origine dalla circostanza che il Comune di Saponara, soccombente in primo grado nel giudizio di prime cure contro l’erede di un suo defunto dipendente, si vedeva respinto il gravame proposto sul presupposto del mancato rispetto del termine breve di impugnazione.

Più precisamente, la Corte di Appello aveva ritenuto inammissibile il ricorso in quanto era stato presentato in data 15 febbraio 2011 mentre la sentenza di primo grado era stata notificata al Comune in data 3 novembre 2010. Il termine breve di impugnazione pari a trenta giorni (art. 325 c.p.c.), dunque, non era stato rispettato.

In realtà, la data della notifica era presente solamente sull’atto originale, mentre nella relata della copia della sentenza consegnata al Comune non era stata indicata alcuna data.

Tale circostanza era stata ritenuta priva di rilievo in sede di gravame per due motivi. Innanzitutto, la Corte Territoriale aveva evidenziato come fosse sufficiente la data presente sull’originale dell’atto notificato, giacché la notificazione era stata fatta in mani proprie al procuratore costituito dal Comune in primo grado. Inoltre, la data indicata dall’ufficiale notificante nell’originale dell’atto non era stata contestata e pertanto costituiva, ad avviso della Corte, parte integrante dell’atto pubblico.

Il Comune di Saponara ha, dunque, adito la Suprema Corte di Cassazione, articolando il ricorso in quattro motivi di impugnazione, di cui tre di merito e uno vertente sulla questione processuale che ha poi determinato l’inammissibilità dell’impugnazione in secondo grado. Con quest’ultimo motivo il Comune ha denunciato la violazione e falsa applicazione dell’art. 148 c.p.c. in relazione all’art. 325 c.p.c. e all’art. 327 c.p.c. (art. 360 n. 3 c.p.c.).

Invero, secondo l’Ente ricorrente, ai sensi dell’art. 148 c.p.c., la data dell’avvenuta consegna sulla copia dell’atto notificato era elemento essenziale della relata e la mancata indicazione della stessa rappresentava un’ipotesi di nullità insanabile, in quanto veniva ostacolato in maniera grave l’esercizio del diritto di impugnazione. Infatti, la data apposta sulla relata faceva decorrere il termine perentorio per l’impugnazione, c.d. termine breve.

La Suprema Corte si è espressa solamente su questa censura, assorbente rispetto alle altre di merito, accogliendola. Ha ritenuto nulla la notifica e, dopo aver richiamato la giurisprudenza prevalente sull’argomento (Cass. n. 17688 del 2011, n. 5559 del 1998, n. 16578 del 2002, n. 3793 del 1988, n. 3068 del 1987, n. 5636 del 1986, n. 1245 del 1983), ha stabilito che tale nullità insanabile rende applicabile il c.d. termine lungo per l’impugnazione (art. 327 c.p.c.), che nel caso di specie risulta rispettato.

La Suprema Corte ha confermato che l’apposizione della data sulla relata dell’atto notificato è elemento essenziale e, se omesso, determina incertezza sul termine utile per impugnare, pregiudicando l’esercizio del diritto di difesa. La Suprema Corte ha suffragato la propria tesi richiamando anche altre pronunce (Cass. n. 19156 del 2014 e n. 14781 del 2017) in cui la stessa ha statuito che la relata sulla copia consegnata per la notifica è atto pubblico con efficacia probatoria pari a quella della relata apposta sull’atto originale.

A valle di queste considerazioni, i Giudici di Piazza Cavour hanno ritenuto illegittimo il provvedimento appellato nella parte in cui ha statuito la tardività del ricorso presentato dal Comune sul presupposto del mancato rispetto del termine breve di impugnazione, in quanto la mancata indicazione della data nella relata di notifica concreta un’ipotesi di nullità insanabile, venendo ad ostacolare in maniera grave l’esercizio del diritto di impugnazione.

La Suprema Corte ha, dunque, affermato che merita di essere confermato il proprio prevalente orientamento secondo cui, “l’omessa indicazione della data nella copia dell’atto consegnato al destinatario assume rilievo nel caso in cui dalla notificazione decorra (come nell’ipotesi in esame) un termine perentorio entro il quale il destinatario deve esercitare determinati diritti, in quanto siffatta mancanza concreta una nullità insanabile, venendo ad ostacolare in maniera grave l’esercizio dei diritti stessi, con conseguente applicabilità del termine lungo per l’impugnazione” (Corte di Cassazione, n. 17688 del 2011, n. 5559 del 1998, n. 16578 del 2002, n. 3793 del 1988, n. 3068 del 1987, n. 5636 del 1986, n. 1245 del 1983).

La ratio di tale ragionamento risiede nell’esigenza di garantire che l’esercizio del diritto di impugnare non possa essere ostacolato da fatti che introducono elementi di incertezza circa l’esatto momento a partire dal quale decorre il termine di decadenza entro il quale il diritto può essere esercitato.

Difatti, il destinatario dell’atto notificato ben può fare affidamento sulle sole risultanze della relata apposta sulla copia a lui consegnata, che costituisce atto pubblico dotato di piena efficacia probatoria al pari della relata apposta sull’originale della copia notificata (cfr. Corte di Cassazione, n. 19156 del 2014 e Corte di Cassazione, n. 14781 del 2017 emesse in fattispecie relative all’individuazione del dies a quo per la decorrenza del termine breve per l’impugnazione in presenza di una difformità di date tra la relata di notifica della sentenza in possesso del notificante e quella consegnata al destinatario).

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