NOTAIO: responsabilità professionale e prescrizione del diritto al risarcimento del danno

In Approfondimenti
Cassazione civile, sezione seconda, sentenza n.8703 del 03/05/2016  [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Gianpaolo Mormile

La seconda sezione civile della Corte Suprema, con la sent. 8703/2016 si pronuncia sulla responsabilità professionale dei notai, risolvendo le problematiche relative al termine di prescrizione per l’esercizio del diritto di risarcimento dei danni derivante da evizione.

E’ d’uopo richiamare all’attenzione quali sono i binari su cui viaggia la decisione adottata dalla Corte.

A tal proposito necessita di un inquadramento la figura del notaio, il quale è al contempo un pubblico ufficiale ed un libero professionista: tant’è che l’attività notarile è definita “esercizio privato di pubbliche funzioni”.

Egli esercita le sue mansioni in virtù del mandato professionale conferitogli dalle parti, che comprende non solo gli atti per i quali è stato conferito, ma anche quelli che sono necessari al loro compimento. Inoltre, il notaio indaga la volontà dei comparenti e sotto la propria direzione e responsabilità deve curare la compilazione integrale dell’atto.

Tale attività si rispecchia nella cosiddetta funzione di “adeguamento”. Per gli obblighi appena descritti, il notaio è garante della veridicità e della legalità dell’atto, assumendo, in soldoni, una funzione “antiprocessualistica”, a vantaggio della certezza del diritto.

Nel caso di specie, l’acquirente agisce contro il venditore per non esser venuto a conoscenza dell’ipoteca gravante sull’immobile oggetto dell’atto, mancando le relative visure catastali, così subendo l’evizione totale del bene acquistato.

Pertanto il giudice di legittimità assume che tra gli obblighi del notaio,imposti per garantire la libertà del bene da eventuali pesi, rientra anche quello di effettuare le visure catastali e ipotecarie del bene: attività assente nel caso di specie.

Stabilita la responsabilità in capo al professionista, bisogna badare al termine di prescrizione per l’azione di risarcimento, il quale incomincerà a decorrere dal momento in cui la condotta dannosa e irresponsabile è divenuta oggettivamente conoscibile e riconoscibile da chi ha interesse a farla valere.

La Corte, seguendo l’art. 2934 cod. civ., collega causalmente l’estinzione per prescrizione del diritto all’inerzia del titolare, e tale atteggiamento si afferma solo quando il danno è percepibile all’esterno e conoscibile da parte del danneggiato.

In altri termini, far decorrere il termine di prescrizione dalla condotta inadempiente equivarrebbe all’assurdo giuridico di far nascere il diritto al risarcimento del danno prima ancora che sorga il termine per la prescrizione, con relativo vulnus del diritto alla difesa ex art. 24 Cost.

Perciò la Corte fissa nel parametro dell’ordinaria diligenza il criterio di individuazione del dies a quo. Con particolare riferimento al contenuto del risarcimento, la Corte specifica che il notaio è tenuto a risarcire il danno derivante dalla sua condotta in relazione alla situazione economica nella quale l’acquirente si sarebbe trovato qualora il professionista avesse diligentemente adempiuto la propria prestazione. In sostanza egli risponde nei limiti del cosiddetto “interesse negativo”, ovvero assicurare il mero ripristino della situazione patrimoniale dell’acquirente quale era anteriormente alla vendita.

Nel caso di specie il notaio è tenuto a risarcire la parte acquirente per le spese da essa sostenute per il rogito.

La decisione della Suprema Corte non fa altro che ribadire con mano pesante, confermando la condanna al risarcimento del funzionario pubblico “di prestigio”, le linee guida in tema di responsabilità professionale e il relativo termine di prescrizione per il diritto al risarcimento del danno, offrendo degli indici più precisi a garanzia dell’art. 24 della Costituzione.

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