NOTAIO: il divieto di stipula ex art.8 D.Lgs 122/05 si riferisce soltanto agli atti aventi ad oggetto immobili da costruire

In Diritto Civile
Cassazione civile, Pres. Mazzacane, Rel Scarpa, sentenza n. 24535 del 01/12/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto a cura del Dott. Gianpaolo Mormile

Con la sentenza n. 24535/16, gli ermellini sciolgono qualsivoglia riserva in ordine all’applicazione dell’art 8 del D. lgs. 122/2005 (TAIC), offrendo al panorama giuridico una decisione quanto mai innovativa.

Il caso di specie vede l’irrogazione di una sanzione pecuniaria di 12.000€, da parte della CO.RE.DI., ad un notaio, il quale aveva rogato alcuni atti di assegnazione di immobili ai soci di una cooperativa in cui si prevedeva l’obbligo per quest’ultima di cancellare l’ipoteca che gravava sulle case.

E’ d’uopo accennare alla specifica previsione dell’art. 8 del D.Lgs 122/05, il quale, appunto, statuisce che il notaio non può procedere alla stipula di un atto di compravendita se, prima o contestualmente all’atto, non si è proceduto alla suddivisione del finanziamento in quote o al perfezionamento di un titolo per la cancellazione o frazionamento dell’ipoteca a garanzia o del pignoramento gravante sull’immobile.

Gli immobili oggetto dell’assegnazione erano già ultimati e muniti del certificato di agibilità, ma gravati da ipoteca non ancora cancellata per la presenza di un mutuo frazionato ma non estinto.

E’ sulla base di questi pochi presupposti che è già possibile accennare alla eccellente decisione della Suprema Corte, la quale, adottati gli strumenti dell’esegesi interpretativa, riconduce sui giusti binari gli ambiti oggettivo e soggettivo di applicazione del D. lgs. 122/2005.

Nello specifico, l’art. 1 del D.Lgs 122/05 delimita, infatti, l’ambito di applicazione della normativa: dal punto di vista soggettivo deve intendersi come «acquirente» la persona fisica e come «costruttore-venditore» l’imprenditore o la cooperativa edilizia.

Dal punto di vista oggettivo gli atti di compravendita devono riguardare immobili da costruire, ovvero per i quali sia stato chiesto il permesso di costruire e che siano ancora da edificare o comunque non ultimati, versando in uno stadio tale da non consentire ancora il rilascio del certificato di agibilità (lett. d).

A ben vedere la Corte risulta estremamente chiara nella chiusa della sentenza:

Al di fuori dei requisiti oggettivi e soggettivi di operatività del d.lgs. n. 122/2005, continua, pertanto, ad operare il generale principio della libera circolazione dei beni immobili gravati da ipoteca o da pignoramento, pur permanendo i vincoli pregiudizievoli sul bene.”

La sentenza in oggetto colma le lacune del legislatore offrendo all’autonomia privata una puntuale interpretazione del dettato normativo, smentendo il generico divieto di stipula di atti aventi ad oggetto immobili gravati da ipoteca o pignoramento di cui all’art. 8 del D. lgs. 122/2005.

 

 

 

 

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