“Ne bis in idem” e ricorso per Cassazione

In Diritto Civile
Corte di Cassazione, seconda sezione civile, Presidente Dott.ssa Lina Matera , sentenza n. 20846 del 6.9.2017 [Leggi la sentenza]
Redatto dalla dott.ssa Beatrice Cucinella

Con la sentenza in commento, la Cassazione Civile, seconda sezione civile, si pronuncia sul ricorso n. 17749 del 2013 proposta da G.A. contro F.N., avverso la sentenza n. 137 del 2012 della Corte d’Appello di Campobasso, enunciando la nozione di “giudicato”: “il giudicato ha senz’altro l’effetto di coprire il dedotto ed il deducibile, nel senso che l’accertamento dell’esistenza o dell’inesistenza del diritto azionato (petitum), così come identificato in relazione ai soggetti (personae) ed al fatto costitutivo (causa petendi), una volta che sia coperto dall’autorità del giudicato, non può essere messo in discussione in altro processo, tra le stesse parti o i loro eredi o aventi causa, con domanda giudiziale di accertamento della sua inesistenza o, rispettivamente, della sua esistenza, ovvero con la proposizione, in un altro giudizio, di qualsivoglia domanda avente ad oggetto situazioni soggettive incompatibili con il diritto.”

In particolare, F.N., con atto di citazione dell’8/4/2006, ha convenuto in giudizio, innanzi al tribunale di Campobasso, G.A. per far dichiarare l’inammissibilità del recesso dichiarato da quest’ultima con missiva AR del 16/11/2005, in relazione al contatto preliminare di compravendita di un immobile, tra loro stipulato in data 6/2/2003, deducendo la mancanza del necessario presupposto, e cioè l’adempimento del contratto da parte della recedente, la quale, anzi, con la vendita a terzi dell’immobile in questione, si era resa gravemente inadempiente agli obblighi conseguenti al preliminare, e, contestualmente, chiedendo che fosse dichiarata la legittimità del proprio recesso, dichiarato il 22/11/2005, e la condanna della convenuta alla restituzione del doppio della caparra versata, oltre interessi.

Secondo la Suprema Corte: “la pronuncia sul contenuto e sui limiti di un giudicato esterno può essere oggetto di ricorso per Cassazione sotto il profilo della violazione e falsa applicazione della norma dell’art. 2909 c.c. e dei principi in tema di elementi costitutivi della cosa giudicata. Il giudicato esterno è assimilabile agli “elementi normativi”, sicché la sua interpretazione deve effettuarsi alla stregua dell’esegesi delle norme, non già degli atti e dei negozi giuridici, e la sua portata va definita dal Giudice sulla base di quanto stabilito nel dispositivo della sentenza e nella motivazione che la sorregge, potendosi far riferimento, in funzione interpretativa, alla domanda della parte solo in via residuale qualora, all’esito dell’esame degli elementi dispositivi ed argomentativi di diretta emanazione giudiziale, persista un’obiettiva incertezza sul contenuto della statuizione. Il Giudice di legittimità può direttamente accertare l’esistenza e la portata del giudicato esterno, con cognizione piena, che si estende al diretto riesame degli atti del processo ed alla diretta valutazione ed interpretazione degli atti processuali, mediante indagini ed accertamenti, anche di fatto, indipendentemente dall’interpretazione data al riguardo dal Giudice di merito.”

La Suprema Corte, con la sentenza in commento, censura la pronuncia del Tribunale di Campobasso n. 512 del 2005,  in quanto: “in quel giudizio il Tribunale di Campobasso, chiamato a pronunciarsi, tra l’altro, sulla domanda di esecuzione in forma specifica dell’obbligo di contrarre proposta dalla F.N., ha escluso la legittimazione di quest’ultima in quanto inadempiente, per essersi la stessa rifiutata di stipulare, senza legittimo motivo, il contratto definitivo, laddove, invece, nessun inadempimento può ascriversi alla G.A. Si tratta, come è evidente, di un accertamento che, riguardando solo l’inadempimento della F.N. ai fini della sua legittimazione all’azione ex art. 2932 c.c., non determina alcun effetto preclusivo sulla domanda proposta dalla stessa nel presente giudizio, avente ad oggetto la domanda di declaratoria di legittimità del suo recesso a fronte del recesso della promittente venditrice. In effetti, a fronte di reciproci inadempimenti alle rispettive obbligazioni, il Giudice deve solo stabilire, anche ai fini della legittimità del recesso conseguentemente dichiarato dalla controparte, non se una parte è adempiente o inadempiente, ma solo quale dei due inadempimenti commessi dall’una nei confronti dell’altra è il più grave.”

Stante quanto sopra, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso senza determinare le spese di lite.

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