MUTUO: validi i tassi divenuti usurari dopo la stipula del contratto

In Contratti
Cassazione civile, sezioni unite, sentenza n.24675 del 19/10/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Marco Raimondi

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, in seguito a numerose sentenze contrastanti emesse dalla stessa Corte, ha risolto, una volta per tutte, un problema che, da sempre, attanaglia il contratto di mutuo: il tasso di interesse usurario.

La vicenda in questione riguarda la legittimità o meno del tasso di interesse che al momento della sottoscrizione del contratto di mutuo non superava la soglia usuraria, ma finisce per superarla in corso d’opera, durante il periodo di validità del contratto di finanziamento.

Una corposa giurisprudenza di merito e di legittimità, a cui si era unito successivamente l’Arbitro bancario finanziario, aveva ritenuto che tale situazione fosse «irregolare» e per questo aveva deciso di cancellare del tutto gli interessi dovuti e procedere alla restituzione di quelli già versati dal debitore.

Le Sezioni unite, con la sentenza del 19 ottobre 2017, n. 24675, hanno invece gelato qualsiasi argomento sull’usura sopravvenuta. Per la Corte “se nel corso del tempo i tassi concordati al momento della stipula superano la soglia di usura non si verifica la nullità o l’inefficacia della clausola contrattuale di determinazione del tasso degli interessi stipulata anteriormente all’entrata in vigore della legge n. 108 del 1996, o della clausola stipulata successivamente per un tasso non eccedente tale soglia quale risultante al momento della stipula; né la pretesa del mutuante di riscuotere gli interessi secondo il tasso validamente concordato può essere qualificata, per il solo fatto del sopraggiunto superamento di tale soglia, contraria al dovere di buona fede nell’esecuzione del contratto”.

Quindi la Suprema Corte ha statuito che, per essere considerati nulli o invalidi, i tassi di interesse devono superare la soglia ritenuta di usura, in base alla predetta legge 108 del 1996, al momento della stipula del contratto ed è irrilevante se superano il suddetto tasso successivamente.

La Corte ha fondato la propria decisione basandosi sul D.lgs. 394/2000 all’art. 1, comma 1 che aveva stabilito, con una norma di interpretazione autentica (quindi retroattiva), che assumevano valore, ai fini dell’usura, solo gli eventuali sforamenti al momento della sottoscrizione del finanziamento.

 

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