MUTUO USURARIO: responsabile penalmente il Presidente del Consiglio di Amministrazione e non il Direttore della filiale della Banca

In Diritto penale commerciale
Cassazione penale, sezione seconda, sentenza n.4961 del 11/01/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Fiorella Todisco

Solo ai presidenti dei consigli di amministrazione delle banche è stato riconosciuto lo svolgimento di un’attività in uno specifico settore, nel quale gli organi di vertice hanno il dovere di informarsi con diligenza sulla normativa esistente, poiché i relativi statuti attribuiscono loro poteri in materia di erogazione del credito, rientranti nell’ambito dei più generali poteri di indirizzo dell’impresa, sussistendo in capo ad essi una posizione di garanzia a tutela dei clienti degli istituti bancari quanto al rispetto delle disposizioni di legge in tema di erogazione del credito.
L’imputato, in quanto funzionario di una filiale, obbligato ad intervenire in sede di stipulazione di un contratto bancario, è stato a ragione ritenuto a priori esente da responsabilità, non potendo a costui attribuirsi la consapevole accettazione del rischio di interessi usurari.

Queste le conclusioni della Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione, contenute all’interno della sentenza n. 4961 pronunciata in data 11 gennaio 2017.

La vicenda si è articolata come segue.

Un correntista, dopo aver firmato un mutuo, accortosi che il debito cresceva in modo esponenziale, denuncia per usura il Direttore della filiale bancaria di interesse, costituendosi poi parte civile nel relativo procedimento penale.

Il Tribunale, tuttavia, dichiara il non luogo a procedere ai sensi dell’art. 425 comma terzo cod. proc. pen. nei confronti del Direttore perché il fatto non costituisce reato.

Avverso tale sentenza, la parte civile propone, allora, ricorso per Cassazione tramite il difensore di fiducia, procuratore speciale, eccependo un unico motivo, ossia l’indebita anticipazione del giudizio di merito con riferimento sia all’elemento oggettivo del reato – escluso per la ravvisata incertezza  giurisprudenziale circa il computo degli interessi di mora ai fini della usurarietà del tasso applicato – sia al profilo soggettivo – ritenuto insussistente in vista del ruolo di funzionario dell’imputato ed il relativo onere d’intervento in sede di stipula di un contratto bancario.

La Suprema Corte risponde dichiarando infondato l’oggetto del ricorso e confermando il ragionamento seguito dal Giudice di prime cure.

Il motivo esposto dalla Cassazione è racchiuso nel principio secondo il quale, atteso che la responsabilità penale è personale ed è necessario individuare un soggetto che risponda per la banca, imputati del reato sono solo i presidenti dei consigli di amministrazione, in quanto gli statuti bancari attribuiscono esclusivamente a loro poteri in materia di erogazione del credito, rientranti nell’ambito dei più generali poteri di indirizzo dell’impresa, facendo, quindi, sorgere in capo ad essi una posizione di garanzia a tutela dei clienti degli istituti bancari quanto al rispetto delle disposizioni di legge in tema di erogazione del credito (in tal senso, circa la conoscenza del tasso di usura praticato dalla banca si rinvia: Cass. sez, 2, sent. n. 46669 del 23/11/2011 – dep. 19/12/2011 – Rv. 252196).

Dunque, nel caso di specie, l’imputato, essendo un funzionario di una filiale, obbligato ad intervenire in sede di stipulazione di un contratto bancario, è stato a ragione ritenuto a priori esente da responsabilità, non potendo a costui attribuirsi la consapevole accettazione del rischio di interessi usurari.

Va da sé che l’errore del cliente è stato quello di chiamare in causa il Direttore e non il Presidente del Cda della banca in questione.

In sintesi: da un grande potere derivano grandi responsabilità!

 

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