MULTA PER USO DEL CELLULARE ALLA GUIDA: SENTENZA RIVOLUZIONARIA!

In Diritto Civile
Giudice di Pace di Napoli, dott.ssa Mariagabriella De Iulio, sentenza n.42149 del 30/03/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dall’Avv. Claudia Simonetti

Con sentenza n.42149/16 pubblicata in data 30/03/2017, il Giudice di Pace di Napoli, sezione sesta civile, in persona della Dott.ssa Mariagabriella De Iulio, ha accolto l’opposizione spiegata dalla ricorrente, con il patrocinio degli Avv. Franco Pizzabiocca e Claudia Simonetti dello studio legale P&S, avverso il verbale di accertamento di infrazione del C.d.S. elevato dalla Polizia Municipale di Napoli per presunta violazione dell’art. 173 2-3 co. C.d.S., poiche’: “il Conducente durante la marcia faceva uso di apparecchio radiotelefonico che impediva il normale funzionamento delle mani”.  

Nel caso in esame, la violazione non era stata immediatamente contestata, come riconosciuto altresì dall’agente accertatore il quale, nel verbale di accertamento di violazione del C.d.s, aveva riferito di “non aver proceduto alla contestazione immediata della violazione poiché impossibilitato a dare l’alt frontalmente al veicolo, che era in movimento e non raggiungibile a piedi”.

Invero, secondo l’art. 200 del Codice della Strada, la contestazione immediata dell’infrazione, quando possibile, costituisce “un elemento di legittimità del procedimento di irrogazione della sanzione”.

Qualora non sia possibile una contestazione immediata della accertata infrazione, a norma dell’art. 201 del Codice della Strada, nel verbale devono essere indicate le ragioni per le quali gli agenti accertatori non hanno potuto procedere alla stessa.

Nella fattispecie de qua, a parte la difficile comprensione del tenore letterale, è agevole rilevare che quella addotta dall’agente accertatore nel verbale impugnato è motivazione solo apparente, poiché, lungi dall’indicare le specifiche ragioni che hanno impedito di effettuare l’immediata contestazione della violazione, utilizza una mera formula di stile del tutto generica, vaga e per nulla circostanziata, atteso che non spiega in maniera alcuna il motivo per cui la contestazione immediata sia stata ritenuta impossibile in base alle circostanze del caso concreto, in palese violazione dell’art. 201 del C.d.S. e 385 del Reg. del C.d.S.

Nel verbale, infatti, non è stata in alcun modo specificata la direzione di provenienza dell’autoveicolo della ricorrente, né quella del verbalizzante, né la velocità di percorrenza del veicolo, né la distanza dell’agente dal presunto trasgressore, tutte circostanze queste che sarebbero state utili a verificare l’effettiva impossibilità, da parte del verbalizzante, di fermare il veicolo e di raggiungerlo a piedi.

Tali censure, sollevate dalla opponente ed ampiamente motivate all’interno del ricorso, oltrechè corroborate da cospicua documentazione, sono state accolte dal Giudice di Pace di Napoli, il quale ha evidenziato come la circostanza riferita dallo stesso verbalizzante, secondo cui il veicolo non era raggiungibile a piedi, lasci dubbi sulla sua sicura percezione che il ricorrente facesse uso del cellulare e non piuttosto un sistema a viva voce o un auricolare, consentito dalla normativa.

A sostegno di quanto affermato in sentenza, l’adito Giudice ha richiamato il principio statuito dalla sentenza n.3522/1999 della Cassazione civile secondo cui, con riferimento al verbale di accertamento di una violazione del Codice della Strada, l’efficacia di piena prova fino a querela di falso che ad esso dee riconoscersi ex art.2700 c.c. in forza della sua natura di atto pubblico, ha riguardo alla provenienza dell’atto ed alle dichiarazioni rese dalle parti, nonché agli altri atti che il pubblico ufficiale che lo redige attesta essere avvenuti in sua presenza o da lui compiuti; essa non sussiste né con riferimento ai giudizi valutativi che esprima il pubblico ufficiale, né con riferimento alla menzione di quelle circostanze relative a fatti ai quali, in ragione delle loro modalità di accadimento, non si siano potuti verificare e controllare secondo un metro sufficientemente obiettivo e, pertanto, abbiano potuto dare luogo ad una percezione sensoriale implicante margini di apprezzamento, come nell’ipotesi che quanto attestato dal pubblico ufficiale inerisca non alla percezione di una realtà unica, bensì all’indicazione di un corpo o di un oggetto in movimento.

Alla luce di ciò, il Giudice di Pace di Napoli ha accolto l’opposizione e, per l’effetto, ha annullato il verbale elevato dalla Polizia Municipale di Napoli.

Il provvedimento in esame si presenta a tratti come rivoluzionario poiché chiarisce come l’affermazione effettuata dal pubblico ufficiale nel verbale – in cui questi dichiara di aver visto l’automobilista utilizzare il cellulare alla guida – ha valore di “prova privilegiata” soltanto nelle ipotesi in cui quanto dichiarato non venga rimesso a semplici presunzioni o a giudizi valutativi soggettivi.

 

 

 

 

 

 

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