MORSO DEL CANE: nessun risarcimento al danneggiato che si sia avvicinato volontariamente all’animale chiuso all’interno del recinto

In Diritto Civile
Tribunale di Ascoli Piceno, sezione prima civile, sentenza n.1102 del 24/10/2016 [Leggi provvedimento]

Nessun risarcimento a chi si avvicina al cane per accarezzarlo ricevendo in cambio un morso. La responsabilità del padrone per i danni arrecati dall’animale a terzi è esclusa dal comportamento colposo del danneggiato.

Questo il principio statuito dal Tribunale di Ascoli Piceno con sentenza n. 1102/2016, con cui ha rigettato la richiesta di risarcimento danni patiti da un elettrauto che, recatosi presso l’abitazione della convenuta per effettuare un’assistenza a domicilio resasi necessaria per un’avaria alla sua autovettura, veniva improvvisamente aggredito e morso dal cane di proprietà di quest’ultima, che gli procurava una profonda lacerazione al dito medio della mano destra.

Dal canto suo, la proprietaria del cane, costituitasi in giudizio, contestava la domanda di risarcimento danni ex adverso formulata, eccependo che il morso, a cui non aveva comunque assistito, era stato inferto all’attore quando questi aveva introdotto la mano all’interno del recinto con la scritta “attenti al cane” ove si trovava l’animale, e, dunque, l’evento dannoso era stato determinato dalla sua condotta imprudente.

Ebbene, il Tribunale, dopo aver evidenziato come in casi come questi normalmente la norma applicabile è quella prevista e sancita ex art. 2052 c.c., che prevede una vera e propria responsabilità oggettiva a carico del proprietario dell’animale che abbia cagionato danni a terzi, ha però precisato che tale norma “esclude tale responsabilità ove il proprietario dia prova del caso fortuito, che può essere costituito anche dal fatto colposo del danneggiato”.

Si tratta di una responsabilità presunta che non è fondata sulla colpa, ma sul rapporto di fatto con l’animale.

Nel caso di specie, anche a seguito della espletata CTU e di quanto riferito dai testimoni escussi in corso di causa, l’animale si trovava chiuso all’interno del recinto realizzato con barre di ferro e un cancello sul quale era apposto un cartello con la scritta “attenti al cane”.

Di conseguenza, l’aggressione al danneggiato è stata possibile soltanto a seguito dell’avvicinamento dell’attore all’animale, con contestuale volontario inserimento della mano all’interno del recinto in ferro, allo scopo di accarezzarlo.

In tale prospettiva, il Giudice ha ritenuto che tale condotta costituisse “caso fortuito idoneo ad escludere la responsabilità ex art. 2052 c.c., perché comunque caratterizzata da imprudenza nell’avvicinarsi, senza alcuna reale necessità, ad un animale a lui sconosciuto che stava oltre tutto manifestando, abbaiando, segni di nervosismo aggressivo contro il visitatore”.

In conclusione, dunque, il Tribunale di Ascoli Piceno ha rigettato la richiesta risarcitoria formulata dall’attore sull’assunto che l’animale e la vittima fossero venuti in contatto solo per volontà di quest’ultima e non per l’aggressione improvvisa del cane.

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