Merci contraffatte: anche al gestore del mercato può essere inibita la vendita

In Internazionale
Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sezione seconda, sentenza  C-494/15 del 07/07/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Valentina Pellegrino

“L’art. 11, terza frase, della direttiva 2004/48 deve essere interpretato nel senso che rientra nella nozione di intermediario, i cui servizi sono utilizzati da terzi per violare un diritto di proprietà intellettuale ai sensi di detta disposizione, il locatario di un’area di mercato che concede in sublocazione i diversi punti vendita situati in tale area a commercianti, alcuni dei quali utilizzano il loro spazio per vendere merci contraffatte di prodotti di marca.
La norma comunitaria deve essere altresì interpretata nel senso che i presupposti ai quali è subordinato il provvedimento ingiuntivo rivolto a un intermediario che fornisce un servizio di locazione di punti vendita in un’area di mercato sono identici a quelli relativi ai provvedimenti ingiuntivi che possono essere rivolti agli intermediari su uno spazio commerciale online, così come enunciati nella sentenza 12 luglio 2011, C-324/09″.

Questo è quanto affermato dalla Corte di Giustizia UE, Sezione Seconda, con sentenza  C-494/15 del 7 luglio 2016, a seguito di un rinvio pregiudiziale inoltrato dalla Corte Suprema di Praga.

Nella fattispecie in esame, una società, in qualità di locataria di un’area di mercato di Praga, aveva concesso in locazione ad alcuni commercianti i punti di vendita situati all’interno di uno spazio commerciale, distribuendo loro un foglio illustrativo con il quale veniva sottolineato che la vendita di merce contraffatta era vietata e poteva condurre alla risoluzione del contratto di locazione del punto di vendita.

Accadeva però che alcune importanti imprese operanti nel medesimo settore e titolari di rinomati marchi, venivano a conoscenza della diffusione e della vendita di copie contraffatte dei loro prodotti, pertanto adivano la Corte Municipale di Praga al fine di ingiungere alla predetta società locataria di astenersi dal concludere o prorogare contratti di sublocazione con quei commercianti che avevano tenuto comportamenti lesivi dei diritti conferiti dai marchi di loro proprietà.

La Corte territorialmente competente riteneva però insussistente quanto contestato dalle ricorrenti e, dunque, la violazione dei relativi diritti, pertanto, veniva proposto appello alla Corte superiore di Praga, che, a sua volta, rigettava la domanda.

Da ultimo le ricorrenti proponevano ricorso per Cassazione, che sospendeva il procedimento per sottoporre la questione alla Corte di Giustizia.

Due sono state le questioni pregiudiziali: con la prima, il giudice del rinvio chiede se, alla luce della direttiva 2004/48, un operatore economico per poter essere qualificato come “intermediario”  debba fornire un servizio idoneo ad essere utilizzato da una o più persone per violare uno o più diritti di proprietà, senza che egli intrattenga un rapporto con questi soggetti; con la seconda, il suddetto giudice chiede se i presupposti cui è subordinata l’ingiunzione rivolta all’intermediario, che fornisce un servizio di locazione di punti vendita in un’area di mercato, siano identici a quelli che sono rivolte agli intermediari di uno spazio commerciale on-line.

La Corte di Giustizia, seconda sezione, interpellata sul punto, ha dichiarato che, alla luce di quanto disposto nell’articolo 11, terza frase, della direttiva 2004/48 CE sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, rientra nella nozione di “intermediario” il locatario di un’area di mercato che concede in sublocazione i diversi punti vendita situati in tale area a commercianti, alcuni dei quali utilizzano il loro spazio per vendere merci contraffatte di prodotti di marca.

La norma comunitaria deve essere, altresì, interpretata nel senso che i presupposti ai quali è subordinato il provvedimento ingiuntivo rivolto a un intermediario che fornisce un servizio di locazione di punti vendita in un’area di mercato sono identici a quelli relativi ai provvedimenti ingiuntivi che possono essere rivolti agli intermediari su uno spazio commerciale on-line, così come enunciati nella sentenza 12 luglio 2011, C-324/09

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