MANDATO DI ARRESTO EUROPEO: in quali casi la consegna della persona richiesta può essere rinviata

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Cassazione penale, sezione quinta, sentenza n.31890 del 28/06/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Valentina Pellegrino

La facoltà riconosciuta alla Corte d’appello di rinviare o meno la consegna della persona richiesta per consentirle di essere sottoposta ad un procedimento per un reato diverso da quello oggetto del mandato di arresto implica in ogni caso una valutazione di opportunità, che deve tener conto, non solo della gravità dei reati addebitati e della data di consumazione, ma anche dello stato del procedimento in Italia e di altri parametri, tra i quali lo stato di restrizione della libertà, la complessità dei procedimenti, la fase o il grado in cui si trovano, l’eventuale definizione con sentenza passata in giudicato nonché l’entità della pena da scontare nel nostro Paese.

E’ quanto stabilito dalla Cassazione penale, sezione quinta, con sentenza n.31890 del 28/06/2017.

La vicenda trae origine dalla sentenza con cui la Corte di Appello di Milano aveva disposto la consegna del reo all’autorità giudiziaria rumena, in esecuzione del mandato di arresto europeo emesso il 15 marzo 2017, in base alla sentenza del Tribunale di Dolj del 9 dicembre 2015.

Tale sentenza aveva condannato il S. alla pena di 6 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione per il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di esseri umani, anche di minore età, per l’esercizio della prostituzione, commesso in Italia e in Romania.

La Corte territoriale aveva verificato che, a carico dell’imputato, risultavano pendenti altri procedimenti in Italia, uno relativo alla condanna per altri furti, in relazione al quale titolo la misura cautelare degli arresti domiciliari era stata revocata, non potendo essere eseguita in mancanza della richiesta di estensione della consegna anche al mandato di arresto europeo; un altro procedimento per furto aggravato, in relazione al quale il G.i.p. del Tribunale di Verona aveva inoltrato una richiesta di estensione della consegna in forza del mandato di arresto europeo.

Secondo quanto ritenuto dalla Corte di Appello, il reo non poteva essere trattenuto in Italia per la conclusione di detti procedimenti e per la conseguente espiazione della pena, in quanto era stato consegnato solo per i fatti oggetto del mandato di arresto europeo.

Avverso la sentenza ha proposto ricorso il difensore dell’imputato, chiedendone il relativo annullamento per violazione di legge.

Con il primo motivo ha dedotto la violazione e la errata applicazione della l. n.69 del 2005, art. 18 in relazione al divieto di consegna per reati commessi in tutto o in parte nel territorio italiano e rientravano nelle categorie di cui alla l. n. 69 del 2005, ostative alla consegna e al riconoscimento della sentenza straniera.

Con il secondo motivo ha dedotto la violazione e l’erronea applicazione della l. n. 69 del 2005 in relazione al mancato rinvio della consegna per consentire al S. di scontare la pena in Italia.

La Suprema Corte, con la sentenza in esame, ha dichiarato infondato il ricorso: per quanto concerne il primo motivo, la questione riguardante la sussistenza della giurisdizione italiana è prospettabile solo in caso di mandato di arresto europeo processuale, non per quello esecutivo come nella fattispecie. Il motivo di rifiuto della consegna previsto dalla l. n. 69 del 2005 è evocabile solo quando la richiesta di consegna sia formulata per ragioni processuali ovvero ai fini dell’esercizio di un’azione penale.

Per quanto concerne il secondo motivo, parimenti infondato, la facoltà riconosciuta alla Corte di Appello di rinviare o meno la consegna della persona richiesta per consentirle di essere sottoposta ad un procedimento per un reato diverso da quello oggetto del mandato di arresto europeo implica una valutazione di opportunità che deve tener conto della gravità dei reati addebitati, della data di consumazione, dello stato di procedimento in Italia e di altri parametri. È una valutazione di tipo discrezionale basata sui criteri desumibili dalla l.n. 69 del 2005 che si sottrae al sindacato di legittimità.

Nel caso in esame, la Corte di Appello ha effettuato una valutazione comparativa e con motivazione lineare e puntuale ha spiegato le ragioni per le quali non può accogliersi la richiesta di rinvio in ragione della non definitività delle sentenze di condanna.

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