M&A: l’operazione di leveraged buy out e di merger leveraged buy out

In Approfondimenti
Approfondimento redatto a cura del Dott. Gianmario Calderini

 

Per Leveraged Buy Out si intende una particolare fattispecie di acquisizione tra società, il cui elemento determinante è il ricorso da parte della società acquirente a finanziamenti specificamente contratti, al fine di ottenere una quota di maggioranza all’interno della società obiettivo o società target.

In genere la struttura dell’operazione prevede la costituzione di una società appositamente creata, una newborn o newco, con esigue risorse finanziarie, quelle necessarie per raggiungere i livelli minimi di capitale sociale stabiliti dalla legge per il tipo di società in questione: secondo la prassi, la newborn una volta costituita deve ottenere risorse finanziarie sotto forma di indebitamento tali da ottenere la maggioranza nella società target  di cui si vuole trarre il controllo.

Nell’ambito di queste operazioni straordinarie si distingue il merger leveraged buy out, ovverossia un progetto molto simile a quello appena descritto, con l’unica differenza che la newborn e la società target si fondono in una sola società che, a sua volta, dovrà restituire le risorse finanziarie ottenute sotto forma di debito al finanziatore di partenza.

L’operazione, in definitiva, è dunque più complessa e rischiosa rispetto a quella del leveraged buy out: con l’effetto della fusione dei patrimoni che deriva dall’operazione, il debito contratto dalla newborn entra nelle stesse passività della target, compromettendo anzitutto la posizione dei soci di minoranza e dei creditori della società in questione; questa serie di conseguenze spiega anche il motivo del maggior carico informativo che deve supportare l’intero progetto: tutti gli elementi dell’operazione sono noti ai soci del veicolo e alla banca, ma non ai creditori e soci minoritari della target (il che è tecnicamente legittimo se supportato da un’adeguata documentazione richiede).

Come accade per alcune fasi della fusione tradizionale, nel progetto di fusione (che dovrà essere poi approvato nelle opportune assemblee) devono essere chiaramente indicate le risorse finanziarie con cui la società risultante si propone di pagare il debito. La relazione degli amministratori deve esprimere il rapporto di cambio stabilito e le valutazioni economiche a esso sottostanti, ma deve fare anche un richiamo economico-finanziario e spiegare le ipotesi e assunzioni sottostanti al piano elaborato.

La relazione degli esperti, a sua volta, deve confermare la solidità delle supposizioni degli amministratori, mentre la relazione dei revisori si occupa dell’aspetto contabile proprio del piano. In questo modo viene garantita la parità informativa tra i soggetti che hanno diretto contatto con la società nata con il MLBO, consentendo soprattutto ai soci di minoranza e ai creditori di prendere eventuali misure cautelative: nel dettaglio, i soci di minoranza non possono impedire la fusione (deliberata a maggioranza), ma possono impugnarla per chiederne l’annullamento, se non sono convinti del piano economico-finanziario; i creditori invece possono esercitare il diritto di opzione entro 60 giorni dalla delibera.

La legge si esprime su questa fattispecie regolandola tramite l’articolo 2501-bis c.c., secondo il quale la disciplina prevista si applica solo in caso di: “fusione tra società, una delle quali abbia contratto debiti per acquistare il controllo dell’altra, quando per effetto della fusione il patrimonio di quest’ultima viene a costituire garanzia generica o fonte di rimborso di detti debiti”. E’ come se dunque ci fossero almeno quattro paletti da rispettare (la fusione tra società, la finalizzazione del debito all’acquisto del controllo, l’acquisto del controllo della target e la gestione del patrimonio della target come garanzia generica o fonte di rimborso; tuttavia si tratti per lo più di elementi tali da confinare l’applicazione della normativa in questione, se infatti viene meno uno di questi fattori non si applica l’art. 2501 c.c. in sé, ma la fattispecie in questione sarà tratta secondo analogia con le situazioni tipiche (per esempio l’operazione potrebbe concludersi con la scissione anziché con la fusione). Una questione da approfondire è quella del controllo da ottenere con tutto questo processo: in linea di massima si può distingue il controllo contrattuale da quello partecipativo, evidenziando a sua volta (all’interno di quello partecipativo) il controllo di diritto e quello di fatto.

Nell’applicazione dell’art. 2501 bis c.c. viene trattato solo il caso di controllo partecipativo; inoltre c’è da considerare che a questa fattispecie non è ammissibile l’ipotesi che ci sia preventivamente una partecipazione di controllo tra newborn e target, può esserci una partecipazione antecedente, ma non di controllo.

Un ultimo dettaglio da aggiungere a questa breve panoramica su LBO e MLBO riguarda il progetto in cui sono presenti non una ma due società newco, oltre la società finanziatrice e la società target obiettivo: poste queste condizioni, la newco 1 che si costituisce con debito (erogato dalla banca finanziatrice); queste risorse passano alla newco 2 la quale però stanzia poco capitale sociale in modo da accantonare il resto a riserva sovrapprezzo (quindi distribuibile). La newco 2 ottiene con mezzi propri il controllo della target, dando così origine a una nuova società che distribuisce sovrapprezzo alla newco 1; alla fine del ciclo la newco 1 ripaga il debito al soggetto finanziatore.

Print Friendly, PDF & Email

You may also read!

SAVE THE DATE: 4cLegal Academy, il primo talent del mercato legale

Milano, 18 luglio 2018 – Da oggi una nuova opportunità per i neolaureati in giurisprudenza degli Atenei italiani. Debutta

Read More...

Concordato preventivo ed aumento del capitale sociale

Tribunale Napoli, 13 Giugno 2018. Est. Savarese. Redatto dall’Avv. Franco Pizzabiocca Alla proposta di concordato preventivo che preveda un

Read More...

Cartelle esattoriali ed interessi di mora

Come si calcolano gli interessi sulle cartelle? A decidere il calcolo degli interessi sulle cartelle esattoriali non è l’Agente

Read More...

Mobile Sliding Menu