L’ERRATA INDIVIDUAZIONE DEL MEZZO DI IMPUGNAZIONE DETERMINA INAMMISSIBILITA’ INSANABILE

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezione sesta, ordinanza n.25078 del 07/12/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Dario Rombolà

“Nell’ipotesi di errore nell’individuazione del mezzo di impugnazione, deve ritenersi che non sia nemmeno validamente adito il giudice competente sull’impugnazione medesima.

Non insorge, infatti, alcun obbligo del giudice adito, né alcun diritto dell’impugnante, di trasmissione della causa al giudice competente sul corretto mezzo di impugnazione, con gli effetti conservativi propri della cosiddetta translatio iudicii”.

Il ricorrente richiedeva la cassazione della sentenza con cui la Corte di Appello di Napoli dichiarava inammissibile l’appello proposto.

Nel caso di specie era stata appellata la sentenza sull’opposizione agli atti esecutivi in una procedura esecutiva immobiliare.

Il ricorrente articolava un unitario motivo in cui contestava l’erronea applicazione del principio di conservazione degli atti giuridici.

In particolare, lamentava come la corte di appello, investita del gravame avverso la sentenza che aveva definito l’opposizione ad atti esecutivi, non avesse trasmesso gli atti alla Corte di Cassazione in quanto competente sul mezzo di impugnazione.

La Suprema Corte, tuttavia, con la pronunzia in commento, non ha condiviso l’argomentazione addotta dal ricorrente, ritenendola, anzi, in evidente contrasto con l’elaborazione dottrinale e giurisprudenziale sul tema, e, pertanto, ha dichiarato inammissibile il ricorso.

Secondo quanto si legge nella pronunzia de qua, in virtù di quanto disposto ex art. 618 c.p.c. ultimo comma, la sentenza con la quale si decide l’opposizione agli atti esecutivi è non impugnabile ed è quindi solo ricorribile in Cassazione (ex art. 111 Cost.).

La proposizione dell’impugnazione presso la corte di Appello evidenzia una inammissibilità radicale ed insanabile. Invero l’inammissibilità, nell’ipotesi in analisi, si presenta radicale in quanto ad essere erronea non è solo l’individuazione del destinatario dell’impugnazione ma anche il mezzo della stessa impugnazione (nel caso di specie si è proposto appello avverso sentenza di primo grado a definizione di opposizione ad atti esecutivi).

Dall’inammissibilità radicale non può certo sorgere alcun obbligo del giudice (erroneamente) adito di trasmettere la causa al giudice competente con effetti conservativi. Né ciò può essere preteso dall’impugnante che versa in un così grossolano errore.

Non può, quindi, essere attivato il meccanismo della translatio iudiciis che richiede, come condizione, la proposizione del mezzo di impugnazione in modo corretto e ammissibile seppur dinnanzi al giudice sbagliato.

L’errore per cui si impugna in appello ciò che viene deciso con sentenza non impugnabile (e che, quindi, è solo ricorribile in cassazione) è frutto di una inammissibilità radicale ed insanabile. Questo rende impossibile l’attivazione del meccanismo della translatio iudiciis in quanto l’errore non riguarda solo l’individuazione del giudice competente ma anche il mezzo di impugnazione.

 

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