Le clausole di esclusione del socio nelle S.r.l.

In Diritto Civile, Diritto Societario
Tribunale di Milano, Sez. Spec. in Materia di Impresa, ordinanza del 23 luglio 2015

Solo una clausola specifica che preveda una causa di esclusione in modo circostanziato e non generico può essere considerata conforme al concetto giuridico di «giusta causa» in relazione alle ipotesi di esclusione del socio di s.r.l.

Recentemente, la sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Milano è tornata nuovamente a pronunciarsi, con l’ordinanza del 23 luglio 2015, in tema di clausole statutarie di esclusione del socio di s.r.l. (ex art. 2473bis Cod. Civ.).

La ratio legis dell’art. 2437 Cod Civ. consiste nel voler limitare l’ambito di discrezionalità dell’assemblea dei soci relativamente alla determinazione ed applicazione delle clausole di esclusione del socio fissando un parametro di valutazione per la validità o meno della clausola: la giusta causa. Se così non fosse, si potrebbero verificare ipotesi (come sovente accade nella prassi) in cui l’applicazione delle clausole di esclusione determinate liberamente dall’assemblea ed inserite nello statuto si trasformi nell’esercizio di un mero diritto potestativo dell’assemblea stessa a discapito di un socio; di conseguenza, proprio per impedire ciò, si rende necessario che tali cause di esclusione siano riconducibili e motivate da una giusta causa. Il problema è comprendere cosa si intenda per “giusta causa”. Il tribunale di Milano, con l’ordinanza in commento e sul solco di un precedente orientamento giurisprudenziale (cfr. Trib. Milano, Sezione VIII, 5 Febbraio 2009 n. 1638; conf. App. Milano, Sezione I, 20 Agosto 2013 n. 3267), contribuisce a chiarire tale locuzione.

In particolare, i giudici milanesi hanno dichiarato, in sede cautelare, invalida la delibera che ha introdotto cause di esclusione ex art 2473bis in quanto troppo generiche e pertanto non sorrette da giusta causa. Difatti, secondo il Tribunale di Milano, tale giusta causa «presuppone un comportamento del socio specifico e non una mera situazione giuridica del medesimo». Nel caso di specie, il socio si era venuto a trovare in una situazione di effettiva concorrenza con la società.

In sostanza, l’intento dei giudici milanesi è stato quello di ribadire, ancora una volta, che solo una clausola specifica che preveda una causa di esclusione in modo circostanziato e non generico può essere considerata conforme al concetto giuridico di «giusta causa» e questo, principalmente, per due motivi:

  • per tutelare il singolo socio affinché possa misurare la propria condotta in funzione della eventuale sanzione dell’esclusione dalla compagine sociale;
  • per tutelare i terzi e in particolare i creditori della società che hanno sempre interesse a conoscere con precisione tutti i casi in cui esistano condotte che possano portare ad un depauperamento del patrimonio sociale.
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