L’azione per ottenere una modifica allo stato di un bene in compossesso è sottoposta alla disciplina dell’art. 948 c. c.  

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezione seconda, sentenza n.1210/2017 del 18/01/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Lorenzo Mariconda

L’azione volta ad ottenere l’accertamento della proprietà di un immobile, nonché una modifica dello stato di fatto del bene, è soggetta al medesimo onere probatorio previsto per l’azione di rivendica

È questo il principio che emerge dalla sentenza 1210/2017 della Cassazione Civile, del 18/01/2017, in tema di accertamento della proprietà.

La controversia in oggetto traeva origine da una domanda relativa all’accertamento di una proprietà indivisa insistente sulla superficie di un lastrico solare, cui sia attore che convenuto avevano accesso tramite i propri appartamenti; il resistente, a sua volta, affermava la proprietà esclusiva in capo a sé, derivante dal titolo di acquisto, motivo per il quale chiamava in giudizio i propri danti causa.

Il Tribunale di Milano rigettava la domanda principale e accoglieva la riconvenzionale proposta dal convenuto, considerandolo quale unico proprietario; la Corte d’Appello, invece, a seguito del gravame proposto dall’attore, riformava la pronuncia di primo grado, accertando la proprietà indivisa in capo ad entrambi i soggetti e ordinando all’appellato di rimuovere i manufatti che impedivano un pari utilizzo della superficie comune. I giudici di seconde cure, in punto di diritto, qualificavano la domanda come di accertamento della proprietà e non di rivendica, in quanto l’appellante non faceva alcun riferimento al mancato esercizio del compossesso sulla cosa.

Proponeva ricorso per Cassazione il soggetto originariamente convenuto con quattro motivi, deducendo, in particolar modo, l’errata qualificazione compiuta dal giudice di merito, inficiante l’applicazione dell’art. 948 c. c..

Infatti, secondo i ricorrenti, la Corte d’Appello avrebbe erroneamente considerato l’azione quale accertamento di un diritto, sbagliando nella valutazione della situazione di fatto, dal momento che l’attore non avrebbe mai avuto il compossesso sul terrazzo. Si sarebbe trattato, pertanto, di azione sottoposta ai limiti della rivendica.

Il Giudice di Legittimità ritiene fondato il motivo in questione.

Gli attori, infatti, hanno agito, oltre che per ottenere l’accertamento della comproprietà indivisa del lastrico, anche per garantirsi il recupero della piena utilizzazione dello stesso mediante la demolizione del manufatto che pregiudicava il pieno godimento del bene comune: seguendo l’orientamento già affermato dagli ermellini, dunque, si deve applicare la disciplina vigente per l’azione di rivendica, prevista dall’art. 948 c. c., il quale prevede la probatio diabolica del diritto di proprietà.

Sottolinea la Suprema Corte che, nell’ipotesi di mero accertamento del proprio diritto sul bene, tale prova non sarebbe richiesta, in quanto basterebbe allegare semplicemente il titolo del proprio acquisto.

Nel caso di specie, tuttavia, si tratterebbe non di un mero accertamento, ma anche di un’azione volta ad ottenere una modifica dello stato di fatto sul bene e, pertanto, l’attore è onerato della prova della proprietà del bene, raggiungibile soltanto riportando gli acquisti a titolo derivativo fino ad arrivare al primo acquirente a titolo originario.

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