LAVORO: il lavoratore illegittimamente licenziato può essere reintegrato anche se ha maturato il diritto alla pensione

In Lavoro e Previdenza
Cassazione civile, sezione lavoro, sentenza n.1635 del 03/07/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Francesco Faiello

La condanna del datore di lavoro alla reintegrazione del lavoratore illegittimamente licenziato è possibile anche quando quest’ultimo –  pur se nelle more del giudizio – abbia conseguito i requisiti per il godimento del trattamento pensionistico.

La sentenza n. 1635 del 3 Luglio 2017, emanata dalla sezione lavoro della Corte di Cassazione, ha risolto una quaestio sollevata da una società che aveva proposto ricorso di legittimità avverso una decisione con la quale la Corte territoriale, accertando l’illegittimità di un licenziamento, aveva ordinato la reintegrazione del lavoratore, nonostante il maturarsi del diritto alla pensione di anzianità.

La parte ricorrente, insomma, sottolineava che la scelta del lavoratore il quale in fase di litispendenza aveva usufruito della pensione di anzianità doveva essere considerata come comportamento concludente, esprimente tacita volontà di non continuare a rendere la prestazione lavorativa.

Gli Ermellini, per contro, hanno deciso sulla scorta del  principio secondo cui “Il conseguimento della pensione di anzianità non integra una causa di impossibilità della reintegrazione nel posto di lavoro del lavoratore illegittimamente licenziato, atteso che la disciplina legale dell’incompatibilità (totale o parziale) tra trattamento pensionistico e percezione di un reddito da lavoro dipendente si colloca sul diverso piano del rapporto previdenziale, ma non comporta l’invalidità del rapporto di lavoro”.

Il diritto ad usufruire della pensione va considerato, in buona sostanza, diversamente rispetto alla fattispecie lavorativa. Richiamando, infatti, una pronuncia del 2009 in tema, i giudici di Piazza Cavour hanno specificato come il diritto alla pensione discenda dal verificarsi dei requisiti d’età e di contribuzione e non anche dalla disponibilità di energie lavorative.

Ne consegue che la pensione di anzianità non integra in modo alcuno una causa di impossibilità alla reintegrazione nel posto di lavoro del dipendente illegittimamente licenziato che, se ha luogo, determina, al massimo, una cessazione nell’erogazione della prestazione pensionistica.

 

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