LAVORO: al lavoratore part time spetta lo stesso trattamento di favore del lavoratore full time

In Lavoro e Previdenza
Cassazione civile, sezione lavoro sentenza n.6087 del 09/03/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Marco Noceta

In materia di lavoro part-time,  con un recente pronunciamento, la Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, ha ribadito che il rispetto del principio di non discriminazione sancito dall’art. 4 D.lgs. 25 febbraio 2000, n. 61, “comporta che il lavoratore in regime di part-time non deve ricevere un trattamento meno favorevole rispetto al lavoratore a tempo pieno comparabile, che va individuato esclusivamente in quello inquadrato nello stesso livello in forza dei criteri di classificazione stabiliti dai contratti collettivi di cui all’art. 1, comma 3 dello stesso decreto (contratti collettivi nazionali stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi, contratti collettivi territoriali stipulati dai medesimi sindacati e contratti collettivi aziendali stipulati dalle rappresentanze sindacali aziendali, di cui alla L. 20 maggio 1970, n. 300, art. 19, e successive modificazioni)” (Cass. Sez. Lavoro sent. n. 6087/2017).

Nel caso in esame la lavoratrice, dipendente di Autostrade per l’Italia S.p.A. in virtù di contratto a tempo indeterminato part-time, ricorreva in via giudiziale al fine di ottenere la condanna della società al pagamento delle differenze retributive maturate, in relazione al lavoro notturno espletato.

A suo dire, infatti, ai dipendenti part time era riconosciuta una retribuzione complessiva inferiore rispetto ai lavoratori a tempo pieno, ciò comportando una palese violazione del principio di non discriminazione previsto dall’art. 4 comma 2 lett. a) del citato decreto.

In entrambi i gradi del giudizio di merito, sia il Tribunale che la Corte d’Appello di Milano accoglievano la domanda della ricorrente sulla base del trattamento meno favorevole riconosciuto alla medesima, non condividendo la tesi prospettata dalla società resistente secondo la quale i propri lavoratori a tempo pieno non potevano essere presi come termine di paragone nell’applicazione del concetto di “lavoratore a tempo pieno comparabile”, in ragione del fatto che essi svolgevano turni continui e avvicendati a differenza dei lavoratori part time.

Avverso tale decisione, Autostrade per l’Italia S.p.A. proponeva ricorso per Cassazione.

Con sentenza n. 6087/2017 la Suprema Corte ha confermato quanto statuito dai giudici di merito, ribadendo che, ai fini della comparazione tra lavoratore part time e a tempo pieno prevista dal D.lgs. n. 61 del 2000, “non sono ammissibili criteri alternativi quale quello del sistema della turnazione continua ed avvicendata seguita dai lavoratori a tempo pieno”, così come prospettato dalla società.

Difatti tale argomentazione, tesa a giustificare il diverso trattamento retributivo, contrasta con il dato letterale della norma, la quale stabilisce la comparabilità delle due tipologie di lavoratori, soltanto in forza dei criteri di classificazione stabiliti dai contratti collettivi di cui all’art. 1, comma 3 dello stesso decreto.

Da ciò consegue che, “ai fini della suddetta comparazione, non sono ammissibili criteri alternativi, quale quello del sistema della turnazione continua ed avvicendata seguita dai lavoratori a tempo pieno” (Cass. n. 17726 del 29/08/2011).

In ultima analisi, per quanto attiene al caso di specie, la Suprema Corte ha altresì rilevato che la maggiorazione retributiva per il lavoro notturno spettasse in ugual misura anche ai lavoratori in regime di part time, purché allo stesso livello di inquadramento e con le stesse mansioni del lavoratore a tempo pieno, secondo quanto previsto dal C.C.N.L. applicabile ai dipendenti di società e consorzi concessionari di autostrade.

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