USURA: la sommatoria degli interessi corrispettivi e moratori è inammissibile

In Diritto Civile
Tribunale di Spoleto, dott. Luca Marzullo, sentenza 05/07/2016 [Leggi provvedimento]

In tema di raffronto con il tasso soglia antiusura, la diversità di natura e funzione delle due categorie di interessi corrispettivi ed interessi moratori non ne consente il mero cumulo, procedendo ad una semplice somma algebrica dei tassi pattuiti atteso che, invece, l’usurarietà degli interessi di mora deve essere, se del caso, operata autonomamente per tale tipologia di interessi in sé considerata.

Il Tribunale di Spoleto, con sentenza emessa in data 05/07/2016 a definizione di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo instauratosi tra la Banca ed il mutuatario, si è pronunciato in materia di tassi di interesse ai fini del rispetto della disciplina “anti-usura”.

Segnatamente, il Giudice umbro, dopo aver ribadito gli oramai consolidati indici in materia di ripartizione dell’onere probatorio nei giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo, ha focalizzato la propria attenzione sull’analisi dei criteri da utilizzare per il confronto degli interessi previsti dal contratto con i tassi soglia cd. “antiusura”.

Sul punto, in merito all’inclusione del tasso moratorio nel calcolo del tasso soglia rilevante ai fini dell’usura, il Tribunale, con arguto tecnicismo logico-giuridico, ha statuito che “la diversità di natura e funzione delle due categorie di interessi corrispettivi ed interessi moratori non ne consente il mero cumulo… ”, atteso che gli interessi di mora sono in linea di principio da escludere dalla rilevazione del TEG in quanto riferiti a situazioni di deterioramento del rapporto e a casi di inadempimento, che normalmente determinano un inasprimento delle condizioni economiche inizialmente applicate.

Il Giudice umbro ha, altresì, evidenziato l’erroneità della sommatoria tra i due interessi anche sotto il profilo logico atteso che gli interessi moratori ben potrebbero mai venire in rilievo in caso di regolare adempimento della prestazione dedotta in contratto.

Stessa sorte, e per le medesime ragioni, anche per la clausola penale.

Da ciò, dunque, secondo l’orientamento del Giudice umbro, la “matematica” conseguenza che ne discende è la non più dubbia computabilità delle voci “tasso di mora” e “clausola penale” nella base di calcolo del Tasso Effettivo Globale, di guisa che “in tema di raffronto con il tasso soglia antiusura, come delle altre voci, non ne consente il mero cumulo, procedendo ad una mera somma algebrica dei tassi pattuiti e delle condizioni applicate..”.

La detta “equazione”, invero, dopo le fuorvianti interpretazioni dottrinali e giurisprudenziali, sembrerebbe colorarsi di una razionale logicità non solo scientifica ma anche e soprattutto giuridica.

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