La responsabilità dell’intermediario finanziario per danni arrecati a terzi a mezzo promoter  

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezione  prima, sentenza 4037 del 01/03/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Lorenzo Mariconda

“Nell’ambito di un contratto di gestione patrimoniale, il solo fatto che il cliente abbia consegnato ad un promotore, che agisce in nome e per conto di un intermediario finanziario, somme di denaro con modalità difformi da quelle previste dallo specifico regolamento, non esclude, in caso di appropriazione indebita dell’agente, la responsabilità dell’intermediario, né integra la fattispecie del concorso di responsabilità del cliente”.

Questo è il risultato cui giunge la Cassazione con la sentenza 4037/2016, depositata il 1 marzo 2016, confermando un consolidato orientamento relativo alla responsabilità delle società di intermediazione finanziaria, in caso di danno arrecato al terzo ad opera di un promoter di cui si avvalgono.

La controversia oggetto della pronuncia traeva origine da un’investitrice che, dopo aver stipulato un contratto di gestione patrimoniale con un’intermediaria, per tramite di un promotore, citava in giudizio la società, chiedendo il risarcimento del danno, in virtù dell’indebita appropriazione della somma ad opera dell’agente.

Si difendeva il convenuto proponendo domanda di regresso nei confronti dell’agente, rimasto contumace, e chiedendo l’intervento, ai fini della manleva, delle proprie assicurazioni. In primo grado la domanda attorea veniva respinta nella sua interezza; in sede di impugnazione, invece, la Corte d’Appello di Torino accoglieva parzialmente il gravame, condannando l’intermediario al pagamento di parte della somma contestata e accogliendo sia la domanda di regresso che quella di manleva.

Sottolineava il giudice di merito come, nonostante l’appellante non avesse compilato correttamente l’assegno, avendo omesso di intestarlo direttamente alla società intermediaria, così come richiesto dal regolamento Consob allora vigente, tale mancanza non potesse considerarsi quale causa di concorso nella produzione del danno. Infine, rigettava la richiesta di risarcimento per la totalità della somma, non ritenendo attendibili le testimonianze escusse.

La Corte di Cassazione conferma la sentenza pronunciata dal giudice di merito, ritenendo inammissibile il ricorso principale della cliente e rigettando quello incidentale da parte della banca intermediaria.

Per quel che qui interessa, infatti, gli ermellini mantengono saldo il principio di diritto, già affermato con sentenza 8229/06 dalla stessa Corte, secondo il quale, in caso di danno arrecato a terzi nello svolgimento di incombenze affidate al promoter, il fatto che il cliente abbia consegnato le somme di cui quest’ultimo si è appropriato in maniera difforme da quanto previsto dalla disciplina regolamentare, non consente all’intermediario di invocare una causa di esclusione di responsabilità e nemmeno di addurre tale circostanza come una concausa del danno, tale da ottenere una riduzione del risarcimento dovuto.

Sottolinea il Giudice di Legittimità come la ratio della disposizione di cui al d. lgs. 415/1996 sia quella di responsabilizzare l’intermediario in relazione al comportamento di soggetti che agiscono in suo nome e conto, onde garantire adeguata tutela agli investitori.

Pertanto, qualora vi sia una violazione da parte di un promoter, tale disposizione, nata come forma di difesa per il cliente, non può trasformarsi nella prescrizione di un onere di diligenza a carico di quest’ultimo.

 

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