La responsabilità civile del sanitario alla luce della Legge Gelli

In Diritto Civile
Legge n.24 del 08/03/2017 G.U. 17/03/2017 [Leggi testo Legge Gelli]
Redatto dall’Avv. Rita Claudia Calderini

La legge 24/2017 c.d. “Legge Gelli” ha rivoluzionato le coordinate interpretative consolidatesi sinora in tema di responsabilità civile del sanitario e, in particolare, l’applicazione della teoria del “contatto sociale qualificato” al rapporto che si instaura tra il medico e il paziente.

Per vero, la legge recepisce le interpretazioni giurisprudenziali che, all’indomani dell’entrata in vigore della Legge Balduzzi (L. n. 189/2012), avevano sostenuto la sussistenza di un doppio binario in punto di responsabilità nei confronti del paziente: il primo di natura contrattuale da far valere nei confronti dell’ente ospedaliero in forza del contratto di spedalità, il secondo di natura extracontrattuale da far valere nei confronti del sanitario[1].

Ciò in quanto l’art. 3 della legge Balduzzi (abrogato con l’entrata in vigore della legge Gelli)  prevedeva nell’ultima parte che le istanze risarcitorie fossero proposte dal paziente ex art. 2043 c.c. nei confronti del sanitario per i danni cagionati con colpa grave nei confronti del paziente.

Sebbene si trattasse di una norma improntata essenzialmente sulla regolamentazione della responsabilità penale del sanitario, la giurisprudenza poc’anzi richiamata ha sostenuto che l’intento del legislatore fosse quello di dissociarsi dalla teoria della responsabilità contrattuale del sanitario fondata sui principi del contatto sociale qualificato.

Come noto, la teoria del contatto sociale ha trovato ampia applicazione giurisprudenziale nel settore sanitario, consentendo al paziente (in quanto parte debole del rapporto) di avvalersi del più favorevole regime probatorio previsto in tema di responsabilità contrattuale ex art. 1218 e ss. c.c.[2]

In particolare a far data dalla storica sentenza n. 589/1999, la Corte di Cassazione ha costantemente affermato che “l’obbligazione del medico dipendente dal servizio sanitario per responsabilità professionale nei confronti del paziente, ancorché non fondata sul contratto, ma sul “contatto sociale” ha natura contrattuale. Consegue che relativamente a tale responsabilità i regimi della ripartizione dell’onere della prova, del grado della colpa e della prescrizione sono quelli tipici delle obbligazioni da contratto d’opera intellettuale professionale”.

L’art. 7 della Legge Gelli rivoluziona l’impostazione giurisprudenziale improntata sulla teoria del contatto sociale qualificato tra sanitario e paziente.

In particolare, l’esercente la professione sanitaria risponde del proprio operato ai sensi dell’articolo 2043 del codice civile, salvo che abbia agito nell’adempimento di obbligazione contrattuale assunta con il paziente.

Diversamente, la struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata che, nell’adempimento della propria obbligazione, si avvalga dell’opera di esercenti la professione sanitaria, anche se scelti dal paziente e ancorché non dipendenti della struttura stessa, risponde, ai sensi degli articoli 1218 e 1228 del codice civile, delle loro condotte dolose o colpose.

Inoltre, è specificato che il danno conseguente all’attività della struttura  sanitaria  o sociosanitaria, pubblica o privata, e dell’esercente la professione sanitaria e’ risarcito sulla base delle tabelle di cui agli articoli 138 e 139 del codice delle assicurazioni private.

Si tratta quindi di una riforma epocale che senz’altro trova la sua ragion d’essere nell’esigenza di ridurre il ricorso alla medicina difensiva da parte di chi esercita la professione sanitaria in conseguenza delle richieste risarcitorie proposte ex art. 1218 c.c.

Nonostante la minor tutela accordata al paziente, in quanto parte debole del rapporto, non può sottacersi che il sistema del doppio binario offerto dall’art. 7 consente al paziente di avvalersi del più favorevole regime probatorio ex art. 1218 c.c. nei confronti della struttura ospedaliera con la quale instaura senza alcun dubbio un rapporto di natura contrattuale (c.d. contratto di spedalità).

Tuttavia, è indubbio che la Legge Gelli rappresenti una novità normativa destinata a rimodulare la prassi applicativa consolidatasi in tema  di contatto sociale qualificato, quale fonte di obblighi di protezione e non di prestazione nei confronti della parte debole del rapporto.

[1] Tribunale di Enna  18.05.2013; Tribunale di Milano 02.12.2014

[2] Corte di Cassazione, sezioni unite n. 13533/2001 “Il creditore, sia che agisca per l’adempimento, per la risoluzione o per il risarcimento del danno, deve dare la prova della fonte negoziale o legale del suo diritto e, se previsto, del termine di scadenza, mentre può limitarsi ad allegare l’inadempimento della controparte: sarà il debitore convenuto a dover fornire la prova del fatto estintivo del diritto, costituito dall’avvenuto adempimento.

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