La latitudine del principio del contraddittorio e il potere di rilevazione ex officio del giudice nel giudizio di opposizione al decreto che rende esecutivo lo stato passivo.

In Fallimentare
Cassazione civile, sezione prima, sentenza n.15037 del 21/07/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Sabrina Mazzocca

In materia di opposizione allo stato passivo fallimentare, nel regime riformato, il ricorrente deve produrre i documenti di cui intenda avvalersi nel termine stabilito, a pena di decadenza, dallart. 99 comma 2, n. 4, l.fall., la cui inosservanza è rilevabile dufficio inerendo a materia sottratta alla disponibilità delle parti.

La Cassazione si pronuncia a seguito del ricorso avverso il decreto del Tribunale di Roma con cui è stata rigettata l’opposizione allo stato passivo di un fallimento a causa della mancata legittimazione della società finanziaria per la gestione dei crediti opponente che non ha né prodotto la procura della banca che rappresenta, né allegato le circostanze che la legittimano a far valere un decreto ingiuntivo emesso nei confronti di un terzo soggetto.

La ricorrente propone due gravami avverso il decreto di esclusione.
Con il primo motivo di ricorso lamenta l’inosservanza del principio secondo cui al giudice sarebbe consentito esclusivamente verificare la legittimatio ad causam attiva e passiva, da cui esorbita il potere di rilevare ex officio l’effettiva titolarità dell’obbligazione dedotta in giudizio.

Con il secondo motivo di ricorso, invece, denunzia la violazione del principio del contraddittorio ex art. 101 c.p.c., dal momento che il giudice ha posto a fondamento della propria decisione una questione rilevata d’ufficio (la questione della rappresentanza) senza però procurare il contraddittorio sul punto.

La Cassazione, richiamando un autorevole precedente delle Sezioni Unite, rigetta il primo motivo di ricorso, dal momento che la titolarità della posizione soggettiva vantata, sia essa attiva o passiva, deve essere allegata e provata dall’attore in quanto elemento costitutivo della domanda che attiene al merito della decisione, salva l’ipotesi di riconoscimento da parte del convenuto o di difese incompatibili con la negazione.

Parimenti, è da ritenersi infondato il secondo gravame poichè, non solo la questione della rappresentanza era già parte del contraddittorio in quanto già dedotta – ma non provata – dall’opponente, ma, in ogni caso, non avrebbe il giudice potuto applicare il disposto dell’art. 182 c.p.c., dal momento che l’art. 99, comma 2, n.4, l.fall. espressamente prevede, a pena di decadenza, che sia il ricorrente a produrre tutti i documenti di cui intende avvalersi.

In conclusione, sebbene il principio del contraddittorio sia destinato a trovare applicazione anche nel rito fallimentare, si deve tuttavia escludere – stante l’esplicita previsione dell’art. 99 l.fall. – che il principio richiamato possa trovare applicazione nel giudizio di opposizione contro il decreto che rende esecutivo lo stato passivo, ostando a ciò esigenze di snellezza e celerità del procedimento.

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